Recensioni Fonte: FILM TV Quarant'anni il 7 Agosto, una moglie-collega, Tea Leoni, al momento ancora molto occupata ad allattare la loro bimba di 13 mesi a cui lui, David Duchovny, super star di the X-Files, riesce a cambiare un pannolino su 10. Non sarà troppo, ma non è nenanche male per un agente dell' FBI che da 8 anni a questa parte, non ha mai smesso di occuparsi di alieni. E da cui - lui almeno - cerca di svezzarsi. Perchè, se è indubbio che gli hannoo portato soldi e fama, non c'è legame a questo mondo, che non si "stringa" con gli anni. E perchè non ci siano proprio dubbi sul fatto che, da quella gabbia dorata, lui sta cercando di uscire, ce lo scrive su un foglio a chiari numeri: 22 saranno i prossimi episodi dell'ottava stagione di "X-Files". lui ne farà 8. Questo vuol dire che, invece di lavorare 10 mesi per 5 giorni a settimana ne lavorerà solo 3. Correda tutto col disegno di una faccina "Smile". La sua. L'unica cifra - dicono astronomica - che non scrive, ma non per sbadattaggine, è quella che riguarda i soldi ottenuti per quelle 8 puntate. "E' il mercato che regola questo tipo di cachet. Non è che pagano meno gli sportivi, a cominciare dal basket, che è lo sport che più amo" ci dice come per scusarsi "Sei pagato per lo stress, l'esposizione alla critica che la fama comporta. Che poi si ingiusto che tanta gente attiva in professioni socialmente più utili, come ad esempio gli insegnanti, sia pagata molto meno, questo è un altro discorso: è uno dei sintomi del malessere di questa società. Io cmq non sono cresciuto col mito dei soldi. Ora ne ho più di quanti me ne servano. Non ci sono abituato. E sarei più pronto a lavorare gratis per un progetto in cui credo." A lavorare in RTM, la commedia romantica scritta, diretta (e interpretata) dalla sua amica bonnie Hunt, con cui si è visto già in Beethoven, non è che ci sia andato gratis, però assai volentieri. Ha anche portato la mamma, che è di origine scozzese (mentre il suo nome è russo), quando c'è stata la prima ad Edimburgo di questo film strappacuore. Strappacuore non solo nel senso metaforico, visto che qui il destino lo fa innamorare di una donna (Minnie Cirver) che vive grazie al trapianto del cuore dell'amata moglie zoologa, defunta per incidente. "Non è però un film incentrato sul tema della donazione degli organi o sui problemi degli zoo - ci tiene a chiarire - E' soltanto una semplice, e forse un po' magica, storia d'amore. Se poi si vuole sapere quel è la mia posizione sulla donazione degli organi, rispondo che, dato che non è possibile portarli in paradiso, io non ho preclusioni, né religiose, né ideologiche. Spero però di tenermeli stretti il più a lungo possibile". Ora che sarà meno tallonato dagli alieni, ha intenzione anche di debuttare in regia come la Hunt?" "Non lo escludo. Mi ha ispirato molto l'indipendenza e la disciplina con cui Bonnie ha realizzato questo film. Io in parte ho già cominciato scrivendo e dirigendo alcuni episodi di "X-Files", però sono convinto che, per ciò che riguarda il cinema, lo farei solo partendo da un mio soggetto o sceneggiatura. Del resto io sono partito dalla scrittura. Mi sono laureato a Yale in letteratura con l'intenzione di diventare sceneggiatore. E con questa ottica ho frequentato poi un corso di recitazione. Come a volte succede, la mia vita ha preso un altra piega. E adesso c'è chi le chiede di seguire le orme di Cary Grant. Il paragone la lusinga?" Non avrei mai osato. E' stata Bonnie che mi ha chiesto più volte di rivedere "Notorius" e in qualche modo mi è servito: mi ha ispirato l'à plomb di Grant, la sua perfetta calma in mezzo a tante donne effervescenti. E credo mi abbia aiutato ad essere più equilibrato e generoso coi colleghi." "Grant è tra i suoi preferiti?" "Mi piace molto, ma l'attore che preferisco in assoluto è Peter Sellers: Adoro la duttilità con cui passava dal comico al drammatico. Poi nella lista metterei Marlon Brando, Montgomery Clift, Robert Duvall, Meryl Streep" "A proposito di donne: può dirci qualcosa di più su Angelina Jolie, Juliette Lewis E Minnie Driver, tre partner - non si può certo dire prive di carattere - con cui ha lavorato?" "Juliette con cui ho fatto Kalifornia, è un prodigio. Non vedi mai che si prepara o lavora, poi però quando si accende la camera è perfetta. Minnie è molto professionale, ma anche quando si spengono le luci fuori dal set, continua ad essere socievole, simpatica. Quanto ad Angelina. mi piace ricordare che sono stato io personalmente ad insistere per farla prendere in "Playing God". Era venuta al provino con un impermeabile orrendo, ma l'ho trovata formidabile" "Ha mai capito veramente quale è stata la ragione che l'ha fatto diventare attore?" "Non posso dire con certezza quali siano le motivazioni più profonde. Credo però di avere un dono di creatività che in questo momento cerco di esprimere con questo mestiere. Non so da qui a 10 anni se lo farò con altri mezzi. Forse saperlo non è nenanche importante... Però è vero che ogni artista ha in se una potente vena narcisista."
Parla l’attore, a Roma per presentare il film "Return to me". "Girerò ancora otto episodi, poi lascerò X-Files" Duchovny: alieni, addio meglio il pianeta cinema di LEONARDO JATTARELLI fonte: IL MESSAGGERO
ROMA - Sorride. Mostra uno smile disegnato a matita su un foglio come a dire "voglio divertirmi ancora, liberatemi da X-Files", ma intanto l’agente Fox Mulder non molla. David Duchovny, a Roma per presentare il suo film Return to me, commedia dolce anni 50 accanto a Minnie Driver per la regia di Bonnie Hunt, sarà ancora una volta l’abile detective dell’Fbi protagonista della lughissima serie tv (da noi è giunta al sesto anno). Ma alle sue condizioni. "Nel senso che non mi sono detto disponibile a girare tutti i nuovi ventidue episodi della serie - sottolinea l’attore Usa - ma soltanto otto. Passerò tre mesi sul set invece di dieci. Perchè voglio dedicarmi ad altre cose, ho diversi progetti, film per il grande schermo". Il primo tentativo di allentare la presa è stato accettare in Return to me il ruolo di Bob, un marito innamoratissimo della propria moglie, destinato a rimanere solo dopo l’improvvisa morte di lei. Ma il destino vuole che il cuore della consorte venga trapiantato nel torace di una ragazza, Grace, che era in lista d’attesa da mesi per poter continuare a vivere. E così, secondo la logica di ogni favola che si rispetti, Bob e Grace si incontreranno casualmente, si innamoreranno ecc, ecc. Duchovny, faccia pulita da quarantenne che, confessa, passa il suo tempo libero a scrivere poesie e a praticare esercizi yoga, mette subito in chiaro che le cose scritte sul suo conto riguardo al celebre serial-tv non rispondono al vero: "Una bugia, ad esempio, il fatto che io abbia posto come condizione del mio sì al nuovo X-Files il compenso di un milione di dollari (due miliardi di lire) ad episodio. Sono arrivato in tribunale con la produzione per altri motivi: una compartecipazione, non rispettata, agli utili delle passate edizioni. E’ vero invece che ormai X-Files mi pone troppe limitazioni e dunque ho dovuto mettere un freno". Pochi sanno, ad esempio, che per colpa di Fox Mulder "non mi è stato possibile accettare una parte nell’ultimo film Oliver Stone, Ogni maledetta domenica. Io giravo X-Files a New York e l’altro set era in Florida. Un vero peccato". Tra i suoi progetti anche un film in Italia? "Perchè no, conosco pochissimo il vostro cinema - ammette Duchovny - ma se mi chiamasse Benigni accetterei subito".
Protagonista di " Return to me" e dei nuovi episodi del serial di Chris Carter I buoni sentimenti dell’agente Mulder Duchovny: sì a "x-files" ma solo 8 volte. Fonte:
LA REPUBBLICA ROMA_"Sì, sarò nella prossima serie di x-files, 22 episodi e dieci mesi di lavorazione.Io però ho firmato il contratto per otto episodi e lavorerò soltanto 3 mesi".David Duchovny si era preparato, legge la risposta da un foglio che tira fuori dalla tasca e, per chiudere l’inevitabile capitolo sull’agente Fox Mulder, mostra a tutti un altro foglio su cui ha disegnato una faccetta Smile Sorridente. Duchovny è a Roma per l’uscita di Return to me, insieme all’attrice Bonnie Hunt, che ha scritto il film e lo ha diretto, esordendo nella regia. E una storia di buonissimi sentimenti in cui Duchovny è un architetto che perde l’ amatissima moglie Joely Richardson, piange per un anno, poi incrocia Minnie Driver ed è subito amore, anzi, qualcosa di più, un richiamo forte e misterioso che potrebbe dipendere dal fatto che la ragazza ha avuto un trapianto di cuore e, guarda caso, è lo stesso cuore che batteva nel seno della defunta moglie. Il tutto tra il ristorante italo-irlandese di Chicago del nonno della fanciulla e Roma, quella che piace tanto ad Hollywood: il sole, i bambini per strada, i vicoli, i panni stesi, le monache. E con la benedizione di Dio, grazie all’educazione cattolica dell’autrice.
Pallido, la barba incolta e l’aria trasandata, al primo impatto Duchovny sembra emergere da una di quelle arcane allucinazioni tante volte attraversate con la collega Scully. Poi parla, sorride, è capace di ironia ("La donazione degli organi? Vorrei tenermi stretti i miei il più a lungo possibile. Poi, se è vero che in paradiso non ne avrò bisogno, non ho nessun problema etico o religioso a donarli") e si capisce che sia stato premiato per le sue partecipazioni tv in ruoli comici. "Per far ridere o sorridere bisogna non strafare, limitarsi alle battute senza eccedere, non c’è niente di peggio di un attore che si sforza di essere divertente e si vede. Anche nei momenti comici di Return to me ho fatto così, seguendo alla lettera le indicazioni di Bonnie, che, essendo anche un’ottima attrice , sa come guidare la recitazione. Prima delle riprese mi ha fatto vedere Notorius è ho imparato la grande lezione di Cary Grant, uno che non perde mai la calma e la scia tutto lo spazio alle sue affascinanti partner".
Il paragone con Cary Grant, lanciato dalla regista -"David è un po’ come Harrison Ford, che per anni è stato visto solo come Indiana Jones, poi ha trovato la sua personalità, vicina a quella di Clark Gable. David è del genere Cary Grant"-gli piace molto."Io non ho niente contro x-files né economicamente né artisticamente. L’unico problema è stato l’impegno eccessivo, senza il tempo di fare altro. Con il nuovo contratto e un impegno di solo tre mesi sono felice, il futuro è mio, sto leggendo varie sceneggiature e avrò il tempo di scrivere, non escludo di fare la regia di una mia storia ho già diretto episodi di x-files. Non temo di restare incollato a Mulder, cercherò di fare scelte giuste. Quanto al sovrannaturale che caratterizza la serie, per me non ha nessuna importanza: sono un attore, è il problema più duro sul set di x-files è quello di liberarmi di strane creature vestite da alieni che si aggrappano alla mia caviglia. Niente a che vedere con la spiritualità".
Pur non manifestando critiche alla tv e al tipo di successo che ne deriva –"sarei un pazzo a dire che non è divertente essere riconosciuti per la strada, l’importante è evitare l’invasione del privato"- Duchovny, nato e cresciuto a New York (ora vive a Los Angeles con la moglie, l’attrice Tea Leoni e la loro bambina), ammette che "Per chi vuole crescere come attore, il cinema offre più possibilità, soprattutto se si ha il coraggio e la capacità di fare il film che si vuole, senza cedere alle suggestioni di Hollywood. Bonnie Hunt è così, return to me è prodotto da una Major, è un film basato sulla semplicità e l’immediatezza, in controtendenza rispetto al cinismo di Hollywood".
Marchiato dal personaggio dell'agente Mulder, l'attore vanta invece una lunga carriera teatrale Duchovny, libero di "X-Files" e felice di esserlo e' ora protagonista di una commedia romantica, sentimentale Fonte: La Stampa
Roma Strappato per il tempo di un film alla catena di montaggio della seguitissima serie X-Files, David Duchovny, newyorkese con la faccia carina da ragazzo della porta accanto, vola a Roma per promuovere l'uscita (il 9 giugno) della commedia romantica dell'attrice, sceneggiatrice e regista Bonnie Hunt "Return to me". Con i giornalisti non si spreca più di tanto e quando gli chiedono se tornerà ancora sul piccolo schermo, nei panni dell'investigatore ai confini della realtà Fox Mulder, esibisce, invece di parlare, prima un foglio con su scritto che reciterà solo in 8 dei 22 episodi della nuova serie di "X-Files" e poi un altro con il disegno di un faccino sorridente per far capire che la cosa lo rende contento, Come dire: non ne posso più di ripeterlo. E in effetti l'attore, sposato con la bionda Tea Leoni da cui ha avuto, tredici mesi fa, una bambina di nome Madeleine West, ha tutto il diritto di richiedere ai media un'attenzione che non riguardi solo il vecchio Mulder, oltre all'off Broadway in cui ha debuttato, Duchovny può vantare una lunga filmografia che va da "Playing God", il thriller d'azione in cui ha recitato al fianco della scoperta di quest'anno Angelina Jolie a Kalifornia con Juliette Lewis e Brad Pitt; da "Sacrificio fatale" con Mimi Rogers al piccolo ruolo interpretato nel film su Chaplin di sir Richard Attenborough. Eppure non c'è niente da fare, anche se la commedia romantica "Return to me", interpretata in coppia con Minnie Driver, propone diversi temi di discussione, dalle conseguenze del trapianto degli organi alla necessità di rendere gli zoo più vivibili per gli animali, per non parlare ai continui riferimenti alla religione cattolica, con Duchovny, gira e rigira, si finisce sempre per parlare di fantascienza. "A differenza di altre serie con protagonisti medici ed avvocati", dice l'attore cercando di rispondere all'ennesima domanda sul perché del successo di X-Files, "la nostra non ha una collocazione precisa nel tempo e nello spazio, si rivolge, cioé, a tutte le società e a tutte le culture che da che mondo e mondo, si sono interrogate sull'aldilà. In questo senso si può dire che X-Files parli un linguaggio universale". Eppure in lui la frequentazione stretta con il mondo della fantascienza non ha prodotto particolari reazioni: "Per me si tratta di un lavoro, di un'esperienza professionale che non ha aggiunto molto alla mia educazione, né tantomeno mi ha convinto che gli alieni esistono davvero". Fulvia Caprara |