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Sala Stampa
 

La Casa della Gioia

THE HOUSE OF MIRTH, G.B., 2000
REGIA: Terence Davies
INTERPRETI: Gillian Anderson, Eric Stoltz, Dan Aykroyd, Laura Linnery, Terry Kinney, Elizabeth McGovern, Anthony LaPaglia, Eleanor Bron, Jodhi May
SCENEGGIATURA: Terence Davies
FOTOGRAFIA: Remi Adefarasin
PRODUZIONE: Olivia Stewart
DISTRIBUZIONE: Bim
DURATA: 2h e 15’

Un incontro fortuito, tanto improbabile quanto l’avvistamento di un UFO. Gillian Anderson, celeberrima Dana Scully della serie televisiva X-Files, e Terence Davies, appartato regista inglese, autore di ispirati film sui drammi della fanciullezza e della vita, non sembravano avere nulla in comune. Ma a migliaia di chilometri di distanza condividevano il desiderio di trasportare sullo schermo il romanzo di Edith Wharton, La casa della gioia (Editori Riuniti). «Non conoscevo Gillian» - racconta Davies - «e non sapevo neppure cosa fossero gli X-Files, ma quando vidi una sua foto pensai che il suo volto era perfettamente antico per interpretare una bellezza dei primi del ‘900. Ma, resomi conto della sua notorietà, non credevo che avrebbe mai accettato la parte». «Mi trovavo in vacanza a Londra» - prosegue l'attrice - «e mi dissero che un regista voleva vedermi. Non potevo crederci: non solo si trattava di Terence, di cui avevo adorato Voci lontane… sempre presenti, ma voleva anche propormi la parte di Lily Bart!».

Così l'opera di Edith Wharton, autrice prolifica, capace di tradurre nei propri romanzi la testimonianza personale della sfarzosa amoralità dell'aristocrazia newyorchese d'inizio secolo, è finalmente arrivata sullo schermo dopo 15 anni di inseguimento da parte di Davies, che considera il film un omaggio indiretto a Scorsese: «L'età dell'innocenza, che Martin ha tratto da un altro celebre romanzo della Wharton, è stato trattato male da molti critici: "Un capolavoro difettoso", hanno scritto, ma dov'erano i difetti?». E il mondo di spietata ipocrisia e pregiudizi che avviluppano l'eroina tragica di La casa della gioia - acclamato da critica e pubblico nei suoi passaggi ai recenti festival di Locarno e Edimburgo - è il medesimo in cui si trovava imprigionata Ellen Olenska: in una società in cui il denaro è l'unico valore per farsi accettare da "coloro che contano" e nella quale "una donna deve sposarsi, un uomo può", Lily Bart è irrimediabilmente sola e povera, tormentata da un amore impossibile per l'affascinante, ma squattrinato avvocato Lawrence Selden (Eric Stoltz).

Alla ricerca di una sistemazione finanziaria e sentimentale, Lily finisce preda di un crudele gioco di pescecani, pronti a sbranarla in nome della sete di potere e del desiderio di sesso: il magnate fedifrago Gus Trenor (Dan Aykroyd), la perfida arrampicatrice Bertha Dorset (Laura Linney), il volgare arricchito Sim Rosedale (Anthony LaPaglia). Un cast di tutto rispetto, a cui si aggiunge la brava Elizabeth McGovern, formato da volti noti di Hollywood che hanno accettato di lavorare a compenso ridotto, per un film costato "appena" 18 miliardi, poco più della metà del cachet guadagnato da Anderson per un anno di indagini televisive sugli X-Files. Un budget striminzito che non ha consentito di trovare una location meno dispendiosa di Glasgow, capace comunque di prestare l'architettura ariosa ed elegante della sua stazione ferroviaria e delle sue gallerie d'arte per ricostruire lo sfondo opulento della New York d'inizio secolo.

Hanno scritto:

VARIETY: Visivamente ricco, ma emotivamente glaciale, il film assomiglia più a un insieme di scene tratte dal romanzo di Edith Wharton che a un coinvolgente adattamento in grado di dare vita a un'epoca e ai suoi personaggi. Ne soffre Anderson, disciplinata, ma fredda.

CIAK:
THE HOUSE OF MIRTH, G.B., 2000
REGIA: Terence Davies
INTERPRETI: Gillian Anderson, Eric Stoltz, Dan Aykroyd, Laura Linnery, Terry Kinney, Elizabeth McGovern, Anthony LaPaglia, Eleanor Bron, Jodhi May
SCENEGGIATURA: Terence Davies
FOTOGRAFIA: Remi Adefarasin
PRODUZIONE: Olivia Stewart
DISTRIBUZIONE: Bim
DURATA: 2h e 15’

Stupisce il film in pizzi e merletti firmato dal britannico Terence Davies: ma soprattutto stupiscono la raffinatezza e la compattezza del risultato e la scelta perfetta, e assolutamente originale, della protagonista: quella GILLIAN ANDERSON eroina del sirial X Files, che si dimostra una splendida eroina(perdente)di inizio '900. Una donna ambiziosa, capace di inserirsi nella buona società newyorkese, ma allo stesso tempo di perdere tutto a causa della sua spontaneità, della sua incapacità di sottomettersi del tutto alle regole e alle ipocrisie che la circondano. Perde la reputazione e, con essa, la vita. Sottile e ben recitato, La Casa Della Gioia ci regala anche un Dan Aykroyd bravissimo in un ruolo per lui inusuale, come quello del cattivo. Un bell'esempio
di cinema elegante, forse un pò freddo, ma mai laccato.

IN DUE PAROLE: Un bellissimo esempio di cinema elegante, con una Gillian Anderson assolutamente sorprendente.
VALUTAZIONE: 3 stelle


DRAMMATCO Lacrime a fiumi nella "Casa della Gioia": e la Anderson supera la prova.
Gillian l'antipatica, donna di dolori.

Non sforzatevi di capire cosa vuol dire La casa della Gioia perchè è un titolo senza senso, che traduce male l'originale: a sua volta difficile da interpretare perchè è una citazione dall'Ecclesiaste. Sotto questa etichetta sibillina, nel 1905 l'americana Edith Wharton vendette di colpo 100mila copie del suo secondo romanzo: ed ebbe un tale successo che in seguito ne scrisse quasi 40. Considerato all'epoca una scandalosa pittura della società, con relativa denuncia dell'immoralità altoborghese, a distanza di quasi un secolo il libro ha visto svampire il vigore polemico pur restando intatto il suo nucleo tragico.

Non si può più parlare di scandalo riferendosi alla vicenda di Lily Bart, giovane donna dal carattere altero e indipendente che per essere stata chiacchierata, aver fatto alcuni sbagli come perdere un'eredità, indebitarsi al gioco e gestirsi male negli amori, finisce al bando dei felici pochi e ne trae le peggiori conseguenze. Finissimo lettore oltre che cineasta, l'inglese trence Davies non si limita a curare atmosfere, a piazzare le luci, a scegliere gli arredi e intonare i suoi magnifici attori, ma conferisce all'odissea della protagonista un vibrato da cronaca contemporanea. Inserendosi in un modo di affrontare il cinema come uno specchio di epoche trascorse, e sfidando il confronto con i film in costume firmati Visconti, Oliveira e Ivory, La casa della Gioia svela lo sdegno per l'ingiustizia in chiave di risentita cognizione del dolore. Nella parte della protagonista Gillian Anderson è dura, irragionevole e a volte coraggiosamente antipatica, ma il regitsa ci fa partecipi di ogni tappa della sua irreversibile decadenza. Si vorrebbe soccorrerla quando ingiustamente ricattata dalla portinaia o circuita da un finanziere mascalzone che tenta di sedurla; e magari spingerla a cogliere la l'occasione quando invece un altro, meno mascalzone, le propone di sposarla. E invece la dobbiamo accompagnare nella successione di errori e delusioni che la vita le riserva, fino alla tremenda conclusione mortuaria in piena sintonia con l'allarmato pessimismo tipico della poetica di Terence Davies.

What the Night is For
 

THE GUARDIAN
28 Novembre, 2002
Scritto da:Michael Billington
Comedy Theatre, Londra

4 stelle su 5
 

Nel 1979 Michael Weller era un hippie di Boswell che faceva carte con la cultura alternativa americana in spettacoli teatrali come “Cancer and Fishing”. Ora è tornato con questo duetto sull’angoscia emotiva della mezza età,ma non ha perso niente del suo dono per le scomode verità di casa.

Weller presenta una situazione familiare:due ex amanti si incontrano dopo 11 anni per una riunione irritante. Lindy che aveva abbandonato la relazione per il bene del suo matrimonio con un noioso uomo d’affari del midwest,è l’ansiosa padrona, per la cena, di una camera di hotel. Adam, il suo ospite ugualmente irritabile,è ora un uomo prosperoso,sposato per supposizione ad un architetto di New York durante un viaggio professionale nel Midwest. Mentre i due discutono durante la cena,la domanda è, non se salteranno nel letto:questo lo puoi quasi garantire. E’ se possono riaccendere la vecchia scintilla e fare un falò delle loro esistenti vite irrisolte..

Ovviamente siamo stati qui prima: questo è Privite Lives per la devastata classe media americana. Ci sono anche volte in cui diventi impaziente per l’ossessione senza fine della coppia. Ma la grande virtù di Weller è la sua non indietreggiante onestà e abilità di mostrare come due persone che hanno un disperato bisogno l’uno dell’altra possono ancora avere in mente sogni differenti. Adam desidera un’intimità emotiva che non riesce a trovare in un matrimonio funzionale che è riluttante a distruggere:Lindy,che risulta poi una maniaca depressiva dipendente da farmaci,è l’unica che davvero vuole tagliarsi i ponti alle spalle. Fuori da questo intrattabile dilemma, Weller intreccia una commedia dolorosamente onesta e inaspettatamente divertente.

Non funzionerebbe la metà di ciò che funziona se non fosse interpretato così superbamente. Gillian Anderson scambia felicemente l’agente Scully per il ruolo che le richiede di fare uno striptease emotivo;ed è quello che fa,con una non comune abilità,spoglia gli strati di protezione di Lindy. Iniziando come un’accomodante padrona,gradualmente si rivela una donna che vive al margine e si strugge per qualcuno che può far fronte alla sua instabilità.   Ciò che la Anderson comunica eccellentemente è lo spirito tagliente che spesso accompagna la sua rivelazione. Quando il suo amante le dice che vuole una donna che gli stia vicino,lei risponde: “Sono la finalista o questo è il primo scarto?”

Lei è fortemente accompagnata da Roger Allam,che coglie precisamente la mistura di Adam del calcolo freddo e amore disperato:anche se il personaggio vuole,così come dice,avere entrambe le vie, Allam insinua che lui ha ancora un’ostinata decenza.

John Caird dirige con un’appuntita e tagliente consapevolezza il misto di accesso e di evasione della coppia. Il set di Tim Hatley ha tutto la desolata lussuria di una camera di un hotel del midwest. La reale sorpresa è scoprire su un palcoscenico del West End una commedia che parla della verità non solo di sesso ma delle incertezze dell’infedeltà.