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Sala Stampa

[Interviste 2007]
 

Creativity: Different stars talk about what inspired them [11 Dicembre 2007]
by Luaine Lee
McClatchy-Tribune News Service
[Traduzione Adry]

La creatività sembra essere qualcosa di indefinibile che separa l’artista dal resto del mondo.
Non sai mai cosa le dà il via. Per Jim Carrey è stato un suo insegnante, per Gillian Anderson è stato il fallire ad un’audizione, per Tim Burton il suo impuntarsi.

Gillian Anderson dice: “Non ricordo del momento preciso quando me ne sono resa conto. Mia madre sembra ricordarlo (come tutte le madri fanno) che c’era qualcosa per cui provavo interesse molto tempo fa. Non me lo ricordo proprio. So però che quando vivevamo in Michigan non c’era nessuno teatro a scuola dove stavo io, ma andai a fare un’audizione a un teatro della comunità per ‘Alice nel paese delle meraviglie’. Era per il ruolo di Alice e c’erano qualcosa come circa 200 ragazze. E ricordo di non essere stata scelta e di aver pensato: ‘Questa non è una cosa per me!’… Anni dopo, mentre ero al liceo, seguii uno stage a teatro e feci amicizia con un ragazzo che era il regista teatrale e gli raccontai questa storia.
Lui mi disse ‘Aspetta un attimo, eri la ragazza inglese?’
Io risposi: ‘Avevo un accento inglese.’
Lui disse: ‘Stavamo per prendere te, ma non lo facemmo perché non ti avevamo mai visto prima e non sapevamo se potevi rimuovere il tuo accento. Non avevi mai fatto niente nella tua vita e scegliemmo una ragazza che aveva già partecipato a produzioni della comunità.’
Ho anche fatto un’audizione per un altro spettacolo della comunità proprio prima dello stage ed ero stata presa e quello cambiò qualcosa in me.
Sono sempre stata molto ribelle, non una brava studentessa, molto per l’ambiente punk e cose simili.
E quando recitai in questa play e feci questa esperienza di stare sul palco con un audience, mi trasformò.
E tutto all’improvviso i miei voti migliorarono, iniziai a studiare, fu come se un pezzo del puzzle fosse stato messo dentro di me.”

GRAN RAPIDS PRESS – Maggio 2007
trad: Skiaffa

Le continue voci riguardo il ritorno di X-Files sul grande schermo sembrano essere ambigue come alcune delle teorie dell’Agente Speciale Fox Mulder sugli alieni.

La verità è là fuori, ma l’attrice Gillian Anderson - protagonista nei panni dell’Agente Speciale Dana Scully – vuole vedere lo script.

“Sto aspettando che mi sia inviato lo script” dice la Anderson durante una recente visita a Grand Rapids. “Apparentemente è in programma, ma non sono sicura finché non c’è uno script. Tutti vogliamo girare.”

Gillian Anderson, classe 1986 diplomata qui al City High School, protagonista insieme a David Duchovny nella serie televisiva della Fox dal 1993 al 2002, come nel film del 1998, “X-Files fight the future”.

Adesso vivendo a Londra, ha visitato Grand Rapids lo scorso weekend per celebrare il novantesimo compleanno di sua nonna, Louise Lane di Rockford, e ha presentato il suo bambino di sei mesi, Oscar.

“E’ stato un po’ irritato perché sta mettendo i denti” dice la Anderson “ma adesso è sorridente e contento.”

Durante la sua visita lo scorso weekend, la Anderson, 38 anni, è intervenuta a una raccolta fondi per la neurofibromatosi, una patologia genetica che provoca tumori al sistema nervoso. A suo fratello, Aaron, che sta lavorando al suo Dottorato in Filosofia alla Stanford, è stata diagnosticata una forma moderata di questa patologia classificata NF1.

Sua madre, Rosemary Anderson, è la vice presidente della Neurofibromatosi Inc., un gruppo di supporto nazionale che ha organizzato una nuova idea per raccogliere fondi, Corri per la Neurofibromatosi, alla Saturday’s Fifth Third Riverbank Run. La figlia di Gillian Anderson, Piper di 12 anni, ha partecipato alla camminata di 5 km insieme a Rosemary e alla sorella di Gillian, Zoe.

I disegni (doodle) fatti da Gillian e Piper, tanto quanto i contributi dati da Donald Trump, Barack, Obama e gli altri, saranno venduti all’asta su eBay la prossima settimana come parte della prima U.S. National Doodle Day per raccogliere fondi per la neurofibromatosi.
“In Inghilterra, abbiamo raccolto $150,000 lo scorso anno per la NF,” dice la Anderson, aggiungendo che farò un’offerta per i doodles di Judy Dench e Helen Mirren.

La neurofibromatosi è una dei tanti cause di beneficenza di Gillian Anderson, che includono una quantità varia di cause in Africa, dall’AIDS a degli artisti e agli elefanti.

“E’ un inaspettato lato positivo delle celebrità”, dice. “Ho scoperto che stare al centro dell’attenzione pubblica ti fa focalizzare su qualcosa che veramente ha bisogni di attenzione.”

Gillian Anderson e i suoi fan di X-Files hanno raccolto denaro per una scuola in Uganda. Ci spiega vivacemente come molti di noi diano per scontato alcuni sviluppi, come fornire alle scuole la corrente elettrica o raccogliere abbastanza denaro per un pozzo così che l’intera comunità possa avere acqua fresca.

“E’stata un’esperienza fantastica”, dice “ Nel corso degli anni, i fan di X-Files hanno donato denaro e si sono coinvolti attivamente nel raccogliere fondi e hanno cominciato il volontariato perché vedevano me fare così.”

Sebbene Grand Rapids ha aggiunto un nuovo centro di assemblea, un’arena e un centro per la ricerca medica da quando Gillian lo ha visitato undici anni fa, ha detto di non aver avuto abbastanza tempo per visitare tutto.

“Ricordo così poco,” dice. “Ogni tanto mi ritorna in mente qualche particolare.”

Sebbene non abbia avuto la possibilità di visitare il rinnovato Teatro Civico di Grand Rapids, dove fece gavetta nella metà degli anni Ottanta, possiede bei ricordi delle sua prima esperienza teatrale al Actors’ Theatre, con “And a Nightingale Sang.”

“Ricordo la sensazione di stare sul palco quando senti che il pubblico è con te. Era la prima volta che provavo questo, e ci fu il ‘momento Aha’. Questo è quello che voglio fare.”

Sebbene Gillian Anderson si è trasferita a Londra cinque anni fa, è rimasta evidente al pubblico americano, guadagnandosi una nomination agli Emmy per l’interpretazione di Lady Dedlock in “Bleak House” della Masterpiece Theatre, che è stato mandato in onda nel 2006 e riproposto di recente:

“E' stata una grande esperienza, un progetto fantastico.”

Ha anche avuto un ruolo minore nel film vincitore lo scorso anno degli Academy Awards, “L’ultimo re di Scozia.”

Ma molti dei suoi film inglesi, come “The Mighty Celt” e “Tristam Shandy: A Cock and a Bull Story”, non sono arrivati mai a Grand Rapids. Gillian pensa che sarà il destino di “Straightheads”, un horror thriller in cui si vedrà Gillian in una scena di nudo. E’ andato nei cinema il 27 aprile 2007 nel Regno Unito.

“Il regista (Dan Reed) era un produttore di film documentari e ha fatto film in zone di guerra”, dice la Anderson. “Il film affronta cosa sarebbe successo se un tale tipo di violenza fosse arrivata nel tuo vicinato”.

Recentemente Gillian Anderson ha goduto delle gioie della maternità. Non ha lavorato durante la gravidanza ed ha avuto la possibilità di stare a casa con Oscar, figlio avuto da Mark Griffiths. E’ stato un periodo molto più tranquillo rispetto allo stress che ha affrontato quando nacque Piper durante le riprese degli episodi di X-Files, dice.

“Essere a casa con lui è stato molto diverso, e lo consiglio.”

Sta pianificando di ritornare al lavoro presto su un una versione cinematografica in ricordo del giornalista inglese Toby Young, “How to lose friend and alienate people”, diretto da “Curb your Enthusiasm’s” Robert B. Weide.

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Daily Mail - Maggio 2007
[Nota di Adry: considerando la fonte, prendete questo articolo con le pinze]
Traduzione: Lone Angel

I MIEI EX FILES

Dopo un’infanzia tormentata, due matrimoni falliti e una rovinosa storia d’amore con la co-star di X-Files David Duchovny (Nota di Adry: pura invenzione del tabloid, che perseguita Gillian da dopo il divorzio), Gillian Anderson dice che ha finalmente trovato l’amore con un londinese, imprenditore nel campo delle ganasce per auto.

Gareth Peace incontra una imprevedibile e ribelle star.

Gillian Anderson si muove, quasi come il suo personaggio Dana Scully in X-Files, in modi misteriosi. Ci incontrammo per la prima volta nel silenzio della notte poco più di un anno fa, mentre stava girando nello Shropshire e stava quasi per celebrare il suo primo anno di matrimonio con il secondo marito Julian Ozanne. Era tutto perfetto: era innamorata, loro ‘ridevano un sacco insieme’ e non c’erano problemi all’orizzonte.

Andiamo velocemente a pochi giorni fa. La Anderson siede in un club privato a Londra. L’ordine degli eventi che sono successi da quella notte possono essere spiegati con un indice della mano destra che indica un dito della sua mano sinistra.

‘Devo fare attenzione a come lo dico adesso,’ si cautela. ‘Uno, ho chiuso il mio matrimonio. Due, ho incontrato qualcun’altro. Tre, ho iniziato una relazione. Quattro, abbiamo avuto un figlio, Oscar, lo scorso novembre. Quinto, mi sono trasferita, due volte.’

Chiaramente Ozanne, un ex giornalista del Financial Times che fa documentari, è ormai storia. Per quanto secondo alcune fonti lui fosse preoccupato che il bambino potesse essere suo (Anderson ha annunciato la sua gravidanza solo tre mesi dopo la rottura), l’ordine nel quale hanno avuto luogo questi cambiamenti di vita è inequivocabile.
[Nota di Adry: dai commenti di questo pseudo giornalista, è chiaro che come sempre il Daily Mail la perseguita. Gillian ha spiegato come stanno le cose e lui continua ad insinuare.]

La sua nuova relazione è con Mark Griffiths, 35 anni, il capo di una ditta che fabbrica ganasce per auto ad Harlesden, nella parte nord-ovest di Londra. Non è a corto di soldi, viste le tariffe delle ganasce in questi tempi. Ma si è appena trasferito nella nuova casa di Gillian da 3 milioni di dollari a Holland Park, nell’ovest di Londra, con il loro bambino e la dodicenne Piper, la figlia che la Anderson ha avuto dal primo matrimonio con il direttore artistico di X-Files.

La Anderson è una sorpresa. La sua voce rasenta un elegante inglese. Lei ha vissuto sia in America che in Inghilterra, ma è diventata molto più inglese nell’accento e nelle maniere negli ultimi dieci anni circa. Lei è una donna magra, alta circa 1,58, fasciata in un chiaro cappotto alla moda sopra un paio di pantaloni dall’ottimo taglio.

‘Sono vestita a strati oggi per coprirmi,’ dice. Ma anche così, trasuda sensualità, con i suoi capelli biondo cenere, occhi verde-blu e una parlantina a mitraglietta. È facile capire perché lo scapolo Mr. Griffiths è rimasto affascinato. Apparentemente lui è un uomo realistico, il cui contatto più vicino alla TV o alle star del cinema è vederle sullo schermo. Per cui, per quale strano motivo si è innamorata di lui?

Segue un lungo silenzio, come se le fosse stato chiesto di raccontare una scena di alieni del terzo episodio della quinta serie dei suoi nove anni di lavori forzati agli X-Files. ‘E’ una delle persone più gentili che abbia mai conosciuto,’ dice, alla fine. ‘Ha davvero la testa sulle spalle, e penso che c’era una parte di me che era pronta per essere cresciuta. È esattamente questo che è successo, una crescita per tutti noi. A volte mi sembra che la mia vita mi stia volando via e sento il bisogno di fermarmi e di apprezzare le cose che mi succedono. Penso, con lui, di aver trovato il modo di farlo.’

‘Ci siamo conosciuti tramite amici in comune,’ confida ‘le cose sono successe in modo particolarmente veloce.’
È importante che non conosce la differenza tra un regista e un produttore o tra un manager un agente? ‘No, aiuta.’ Risponde. ‘Sono uscita con degli attori ma non ne ho mai sposato uno. Troppi bagagli.’

La Anderson ne ha abbastanza di fare tutto da sola. Le storie della sua ribellione giovanile – prima nel nord di Londra, dai 2 agli 11 anni, poi A Grand Rapids, Michigan – l’hanno seguita attraverso gli anni, come il piercing al naso, il taglio dei capelli alla Mohicana, i fidanzati punk-rock e il ‘Preferirei essere arrestata’ a lei attribuito dai compagni di liceo. (In realtà lei è stata arrestata la notte del diploma per aver provato a incollare la serratura della scuola).

Anni fa, dice, prima di essere famosa, in una visita a Londra dall’America, dove si è poi stabilita, ha visitato la sua casa di infanzia a Rosebery Gardens, Crouch End. Non ha resistito a bussare alla porta e quando una donna le ha risposto ha chiesto di entrare e dare un’occhiata alla casa. ‘Lei mi fece entrare e accaddero due cose,’ ricorda Gillian. ‘Una è che lei era davvero disturbata dalla mia presenza e non era per niente contenta di avere un’estranea in casa. La seconda è che era talmente diversa da come la ricordavo che la cosa mi indispettì. Vedere com’era diventata frantumò tutti i miei ideali infantili.’

Poi ci fu la terapia, che iniziò a 14 anni. Dice che le servì per affrontare la solitudine che aveva sentito quando si era trasferita dall’Inghilterra agli Stati Uniti, dove suo padre aveva cominciato a fare affari nel mondo del montaggio cinematografico. Poco dopo il loro arrivo, Gillian ebbe un fratellino, poi una sorella che la portarono ad avere sentimenti contrastanti.

Lei fa spallucce parlando del suo passato adesso, ma la prospettiva di un’adolescenza angosciante per la sua stessa figlia la spaventa. ‘C’è una parte di me un po’ spaventata,’ dice. ‘Mi chiedo: quale sarà il tornaconto?

Nella nostra famiglia così unita, tante cose sono affrontate apertamente; parliamo molto. Questo, si spera, dovrebbe evitare situazioni problematiche. Ma i genitori devono sempre recitare il ruolo dei nemici. C’è una ragione per cui i teenager devono attraversare questo periodo di rabbia verso i propri genitori. Devono separarsi energicamente da loro dicendo, “Tu sei il nemico. Non voglio avere niente a che fare con le tue fobie da vecchio.”. D’altra parte loro non saranno mai pronti per lasciare casa altrimenti.’

Tutto questo non le ha permesso di evitare di notare che, in un certo senso, la storia si ripete. Anche Piper, che frequenta una scuola a Londra, ha dovuto superare il trasferimento lontano da casa (lei viveva per parte dell’anno con suo padre in Canada, dove è stata educata) e adesso ha un fratello molto più piccolo, Oscar.

‘Esattamente la stessa cosa è successa a me quando i miei genitori sono tornati indietro da Londra verso gli Stati Uniti.’ Ammette Gillian. ‘Io ho avuto un fratellino. Spero che Piper superi questa cosa portando con se dei bei ricordi. Nessuno lo può sapere.’

La sua nuda onestà è interessante. Ma un’area in cui rimane freddamente a labbra serrate è che cosa è andato storto tra lei e il suo co-protagonista in X-Files – e amante nella vita – David Duchovny. Un visitatore sul set di X-Files ricorda i due che erano molto spicci tra di loro e che litigavano quasi su tutto – da come avrebbero dovuto girare una scena ad una semplice chiacchierata. [Nota di Adry: il visitatore sul set è Tea Leoni? E con che autorità questo scrive che erano amanti?Idiota!]

‘Se Gillian lo salutava al mattino con un semplice commento come “che tempo meraviglioso”, David ringhiava, “No, non lo è, ho freddo.” Anche lei avrebbe voluto essere così contrariata, ma alla fine aveva cercato di fare la sostenuta, mentre lui la trattava come se lei fosse una donna isterica e irrilevante.’ [Nota di Adry: non gli piace vivere a questo?]

Chi può sapere cosa è successo davvero tra i due? La verità, come dicono nello show, è là fuori, da qualche parte.[Nota di Adry: certo tu non la conosci. Leggere il messaggio di Gillian sul GAWS dell’aprile del 2007]

Ma questa cosa sembra riassumere gran parte della sua vita, incluse le sue decisioni da attrice: lei ha sempre affrontato le cose a muso duro, pensando poco alle conseguenze. Questa cosa ha influito, per la maggior parte, nella sua carriera. Dopo aver finalmente raggiunto il successo nei panni dell’Agente Scully, che l’ha resa famosa a 24 anni, ha iniziato ad avere un approccio da colpo di pistola sui progetti di recitazione. ‘Io posso fare progetti con budget basso grazie ad X-Files,’ dice. ‘I soldi che ho guadagnato con X-Files mi hanno sistemato, così adesso posso fare quei tipi film che mi piace vedere.’

A volte rifiuto brutti film più importanti con una storia povera per apparire in queste piccole pellicole, perché mi piace lo scrittore o il regista. Ciò significa che dobbiamo sempre capire qual è la cosa giusta e che non possiamo permetterci di fare troppi errori.

Non può andare avanti per sempre, prima o poi dovrò decidermi ad accettare qualcosa che mi faccia guadagnare davvero.’

Uno di questi piccoli progetti l’ha vista interpretare Lady Dedlock nell’adattamento di Bleak House di Charles Dickens della BBC. [Nota di Adry: ma neanche qui c’ha preso. Bleak House è stata una delle maggiori produzioni dell BBC, se non la maggiore in assoluto di quell’anno.]
Lei ha sorpreso moltissimo nella sua descrizione delle passioni oppresse di una moglie dell’alta società con segreti di famiglia oscuri, profondità che non era sempre presente nella seria Scully.

Ben diverso da questo serial in costume così misurato, il suo film più recente, Straightheads, è un film violento e controverso, che viene dallo scrittore alle prime armi e regista, Dan Reed, autore con una storia di efficaci documentari politici.

Il budget di 1,8 milioni di sterline è stato messo insieme da piccole compagnie indipendenti, Verve, Film Four and Screen West Midlands. Quindi perché la Anderson ha lasciato apparire il suo nome in un film con i costi inferiori al suo stesso guadagno per una serie di X_Files?

‘Non ho alcun dubbio sul film o sulla ragione per cui l’ho fatto.’ Ribatte. ‘Ho interpretato una personaggio forte, duro. So che Scully era un pochino così, ma avrei sempre voluto esserlo di più.’

Di sicuro ha ottenuto questo (il personaggio duro) in Straightheads, il cui titolo è basato sullo slang usato dai criminali che non hanno precedenti storie di crimine. Lei interpreta la parte di Alice, una donna d’affari londinese di successo che deve superare una violenza su se stessa indagando da sola e che deve vendicarsi brutalmente dei suoi assalitori.

‘Ero sia emozionata che scioccata per come la storia fosse preparata per esplorare Alice,’ dice Gillian. ‘E’ questo che mi ha colpito di più. Di solito nessuno entra in contatto con lei. Quindi il film esplora cosa succede quando qualcuno lo fa.’

Nella vita reale, la tarda maternità ha maturato la Anderson, e adesso lei è alla ricerca di progetti meno impegnativi per poter trascorrere la maggior parte del tempo a casa con la sua famiglia.

‘Ho avuto un periodo di pausa durante la gravidanza di Oscar e anche dopo.’ Dice. ‘La prima volta che ero incinta, di Piper, avevo lavorato intensamente in X-Files e mi ero ripromessa che, se avessi avuto un altro figlio, sarebbe stato diverso. Così ho avuto la possibilità di vedere com’è veramente la vita come mamma di un bambino.

Ho avuto il piacere di godere delle piccole cose – come il fatto che cerchino di allungarsi con le loro piccole dita. Mi piace quest’esperienza. Voglio questo tempo libero per imparare e apprezzarlo.’

Ora sta scegliendo tra due nuovi film che potrebbero portare lei e la sua famiglia o in Irlanda o nel Sudafrica.

‘Ma dev’essere il momento giusto per permettere a noi quattro di viaggiare insieme verso le location.’ Dice. ‘Troveremo il modo di risolvere questa cosa con Piper. Lei ha passato un bel periodo della sua vita sul set di X-Files e c’è una parte di lei che vorrebbe rivivere quell’esperienza.’

La Anderson è chiaramente eccitata per la sua nuova relazione, il suo nuovo bambino e per aver detto finalmente addio a Scully.

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Da TOTAL FILM – Aprile 2007
Gillian Anderson: c’è una parte di me che è solo una pigra testarda!
Trad: Skiaffa

D: Ora vivi a Londra, giusto? Senti di esserti lasciata alle spalle l’America per qualcosa di meglio?
R: L’ultimo paio di volte che sono ritornata a LA ho sentito che forse nel prossimo anno o due potrei passare più tempo qui. Sono cresciuta a Londra ed era una parte di me. Partimmo (io e la mia famiglia) quando avevo undici anni e dissi ai nostri vicini di casa a Londra: “Se mai voi venderete la vostra casa, dovete dirmelo.” . Buffo, quando stavo girando X-Files loro mi chiamarono per dirmi che stavano traslocando ma avevo appena comprato la mia prima casa. “Se solo avessero chiamato due settimane prima!”

D: Sei in Straightheads: sesso, violenza: non è il tuo tipico genere di film.
R: No, non lo è. Ma stavo cercando generi diversi dal momento in cui ho cominciato. Non avevo mai avuto in mente di rimanere occupata con X-Files per nove anni. Qualsiasi attore interessato a mettersi in gioco o ad avere una lunga relazione con il proprio lavoro deve darsi una scossa e mettere in gioco se stesso.

D: Allora la tua idea di scuotere le cose è infilare una pistola nel sedere di un individuo?
R: Una delle ragioni per cui Dan Reed (il regista) volle girare Straightheads è perché siamo cosi desensibilizzati dalla violenza. Siamo abituati a vedere film riguardo la violenza, così perché non fare un passo più avanti? Quali sono le più estreme conseguenze di vendicarsi? Cosa se questo ha veramente a che vedere con te? Siamo diventati cosi insensibili alla violenza che la sola cosa che può catturare la nostra attenzione ai nostri giorni è una donna che fa una violenza anale a qualcuno con un fucile.

D: Deve essere stato straziante girare il film. Porti a casa il lavoro con te?
R: Ai tempi di X-Files dovevo lavorare con mostri e cose spaventose tutto il tempo. Ho allenato la mia mente a lasciare perdere tutto quello su cui stavo lavorando alla fine della giornata. Inoltre essere un genitore significa che dovevo lasciare tutto quel materiale sul set.

D:Avere Danny Dyer sul set deve essere stato d’aiuto..hai imparato qualche manierismo Dyerano?
R: L’intero gruppo lo ha imparato!Qualsiasi parola che diceva era la parola-F. Questo tavolo è figo, le piastrelle del pavimento sono fighe…finito di girare l’intera squadra usava la parola “figo” come se fosse l’articolo “il”! Danny è una forza della natura, è così divertente!

D: Hai un progetto che sogni?
R: Ce n’è uno riguardo Martha Gellhorn, una corrispondente di guerra sposata con Hemingway e mi piacerebbe fare A Streetcar Named Destre a teatro ma quello che mi piacerebbe di più sarebbe interpretare la parte di una donna assassina come La Femme Nikita, sono una tiratrice abbastanza brava.

D: Hai fatto molto esercizio con la pistola per Straightheads?
R: Sono andata un giorno e sono davvero abbastanza brava. Poi ho provato a fare il tiro al piattello ed è venuto fuori che sono una frana con le cose che si muovono. Così penso che sarei meglio come tiratrice a lunghe distanze. Ma la sai una cosa? E’ un po’ come l’intera storia di Bond. C’è qualcosa di romantico al riguardo.

D: Riguardo all'uccidere persone?
R: No. Non questo!Riguardo essere una spia. C’è qualcosa di romantico riguardo il vivere una doppia vita, muoversi furtivamente in giro e vivere in paesi stranieri e avere relazioni, risvegliarsi sotto una diversa identità.

D: Non c’è davvero un equivalente femminile di James Bond.
R: Non c’è, vero? Sono io la ragazza!Abbiamo bisogno di una Janet Bond. Scusa è un nome ridicolo, non posso credere di aver detto questo. Ma l’unico ostacolo di questi film è che bisogna essere in ottima forma. Ho appena avuto un bambino così sto ancora camminando con due gambe sinistre. Non posso neanche immaginare di fare un tale lavoro pericoloso. C’è una parte di me che è una pigra testarda.

D: Così, ti piacerebbe essere una donna assassina che può solo sparare a bersagli che non si muovono?
R: Si!Una donna assassina fuori dagli schemi che può sedersi sul suo divano, bambino in mano e uccidere persone. Questo è il film!Sembra che sia più un film di Simon Pegg piuttosto che The Bourne Identity. Adesso sarebbe divertente; mi piacerebbe essere in un film di Bourne, ma più come una co-assassina e non come la sua fidanzata. I film di Bourne sono dannatamente fantastici, sono fatti così bene. Sai, mi piacciono i film stranieri. Sono una grande fanatica di film. Non posso credere che siamo seduti qui a parlare di Janet Bond!

Nota “Qui & Ora”: La Anderson sta dando un'occhiata a molti script incluso l'adattamento di “The Smell of Apples” sull'apartheid in Sudafrica e un film sulla depressione diretto dalla regista di “Mostly Martha”, Sandra Nettleback, ma è superstiziosa nel parlare dei progetti futuri.
Gillian: “Non mi piace fare l'uccello del malaugurio. Non puoi mai sapere cosa può andar storto.”

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Domenica 15 aprile 2007
Edizione Scozzese
TITOLO : Anderson parla delle sue speranze per Oscar [trad: Lone Angel]

Riassunto: La star di X-files parla con John Millar di quanto sia contenta della sua maternità e della carriera impegnata.

Gillian Anderson ha parlato per la prima volta del nuovo primo attore nella sua vita, il suo bambino di 5 mesi Oscar. La star di X-Files, il cui nonno era scozzese, sta apprezzando la maternità per la seconda volta in mezzo alla sua grande tabella di marcia cinematografica.

Il piccolo Oscar è nato prematuro prima di Natale e pesava quasi 3kg, secondo la sua famosa madre, adesso è un vero colosso.

Gillian, il cui nuovo film Straightheads uscirà al più tardi questo mese, dice allo Scottish Sunday Express: “ E’ davvero un gran bel bambino e mangia un sacco.”

“Di solito mangia ogni due ore e mezzo, tre ore, ma la scorsa notte, 45 minuti dopo aver bevuto un biberon, sembrava avere di nuovo fame.”

“Io e il mio compagno ci stavamo guardando e improvvisamente il bambino ha cominciato a guardare verso il luogo dove c’erano il latte e il biberon e ha continuato a girare la testa da quella parte.”

“Non pensavo potesse avere di nuovo fame così presto. Ma gli ho preparato un biberon e lui l’ha bevuto tutto d’un fiato.”

L’ultimo arrivo nella famiglia – la due volte divorziata Gillian, che vive con il fidanzato, uomo d’affari Mark Griffiths, ha anche una figlia teenager che si chiama Piper Maru - è arrivato subito dopo la fine delle riprese di Straightheads.

Gillian, 38 anni, aggiunge: “Oscar non dorme di notte ma è molto tranquillo.”

“Non piange molto, ma quando è agitato sembra quasi che ci urli dietro. È davvero divertente. Lui comincia … ‘aaaaah!’”

Lontano dalle telecamere, la maternità è il ruolo principale per l’attrice che si sta preparando al momento in cui la figlia Piper Maru – che compirà 13 anni a settembre – entrerà nel terribile periodo dell’adolescenza.

E nonostante la sua agenda piena di impegni – che recentemente l’ha vista viaggiare tra Londra, gli Stati Uniti e l’Uganda – lei ha costruito la sua carriera intorno alla cura dei suoi figli.

Dice: “Un sacco di decisioni che ho preso e che non ho preso di proposito sono il risultato degli impegni che ho con mia figlia.”

“E’ figlia di un divorzio e ci sono degli impegni da rispettare. Finora è andato tutto straordinariamente bene, ma è stato sempre molto importante per me che il mio lavoro mi tenesse lontana da lei per il minor tempo possibile.”

“Sfortunatamente non è sempre possibile. Ci può essere qualcosa in cui ti sei già impegnato che implica di spostarsi. Ma è un buon punto da cui partire… sempre mettere al primo posto il tempo con lei. Questo ha causato qualche inconveniente qua e là e ci sono state volte in cui ho dovuto assolutamente rimanere fedele ai miei principi.”

“In realtà proprio adesso sono in un periodo in cui sto ottenendo un po’ di lavoro e per la prima volta lei ne è contenta. Adesso vuole farne parte.”

Stranamente, adesso che la sua casa è piena di suoni felici di gorgoglii di neonato, Gillian sta per esordire nel ruolo più oscuro della sua carriera. In Straightheads lei recita con Danny Dyer, interpretando una coppia che viene brutalmente assalita da una gang di teppisti di paese. Dopo essersi ripresi, i due si lanciano in una terribile vendetta.

Il film vede anche la performance più rivelatrice di Gillian, perchè le sono state richieste un paio di scene in topless. Lei ridacchia quando le si chiede se è andata in palestra per assicurarsi di essere in buona forma davanti alle telecamere.

“Questo è divertente, no, non l’ho fatto. Ma adesso avrei voluto farlo.” dice. “Quando ho fatto questo film ero davvero in ottima forma. Ma non sono sicura che tornerò al punto di sentirmi in forma, specialmente dopo aver avuto un altro bambino.”

“Sono sicura che quello sarà il mio grande momento per mostrare a me stessa e ai miei nipoti com’ero una volta.”

La cosa più interessante che riguarda l’attrice americana è che parla con un secco accento inglese.

“Quando sono in America parlo con l’accento americano.” dice.

“E’ perché sono nata qua, [ha vissuto in Inghilterra dai 2 agli 11 anni prima che i suoi genitori tornassero negli Stati Uniti] per cui la prima parola che ho pronunciato probabilmente aveva l’accento inglese.

“Prima di questo vivevamo a Puerto Rico e apparentemente riesco a parlare un poco di Spagnolo. Ma se sto vicina a due persone e una parla con l’accento americano e l’altra con quello inglese, comincio a confondermi.

Lei ha legami con il nord del Border. Il nonno da parte di madre era di origini scozzesi e, quando ha filmato “The House of Mirth” a Glasgow, Gillian ha cercato di ricordare com’era stata in Scozia da bambina.

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ES MAGAZINE – Gennaio 2007
[Traduzione: sdk]
Magnifica Anderson

Da quando Gillian Anderson si è trasferita a Londra, si è sposata, ha divorziato, ha ottenuto una nomination ai BAFTA e ha avuto un bambino con un altro uomo. Al pari del thriller politico The Last King of Scotland, raccoglie lodi, e parla con Annabel Rivkin della sua vita non convenzionale.
Gillian Anderson parla lentamente. Suo figlio Oscar, di tre mesi, è rimasto sveglio fino alle 4.30 questa mattina, ‘e non è normale,’ dice con tono calmo e sguardo lontano. ‘Il fatto è che ho cambiato casa nello stesso periodo della sua nascita, così è tutto iniziato da uno stato di stanchezza.’ Intendeva trasferirsi con il suo nuovo fidanzato, Mark Griffiths, e la figlia dodicenne Piper, un mese prima della nascita di Oscar, ma il bambino ha deciso di arrivare prima. 'Pesava quasi tre chili, che è un peso decente,’ dice, 'ma aveva molto liquido nei polmoni così è stato messo in incubatrice in cura intensiva, dove non potevo prenderlo in braccio. Ma da Portland abbiamo potuto portarlo a casa dopo una settimana. Siamo stati molto fortunati.'

La Anderson è diventata famosa 14 anni fa quando si è imbarcata in un’avventura lunga 10 anni, interpretando Dana Scully in X-Files e, nell’ultimo anno, con le speculazioni riguardo le circostanze sulla sua gravidanza. E’ stato ampiamente riportato che il matrimonio della Anderson con l’ex giornalista ed attuale imprenditore di carburante biologico Julian Ozanne è ufficialmente finito solo dopo che lei è rimasta incinta di Griffiths. Rifiuta di commentare l’accaduto se non per dire che trova altamente offensivo che la gente dia per scontato che la sua attuale relazione con Griffiths esista a causa della gravidanza e che le date riportate sono inesatte.

Sposata con Ozanne per 16 mesi ma legata a lui per tre anni, ha sofferto sia un aborto spontaneo che una gravidanza extrauterina,. 'Quindi dopo aver sofferto di tanto non dici, "Oh, sono incinta ma non lo voglio, è scomodo, aspetto il prossimo."' Voleva un secondo figlio – aveva avuto Piper dal primo matrimonio con Clyde Klotz, un direttore artistico di X-Files – da un po’ di tempo ma non è accecata dalla sua nuova felicita, e ammette con un accenno della testa che il suo ex marito deve trovare il tutto molto doloroso. 'Non lo avevo programmato in questo modo, ' dice. 'Non lo avevo desiderato così ma è successo e a 38 anni… Momento complesso, skù,ma allo stesso tempo, 38 anni. Non mi sono posta alcuna domanda. Ha scioccato un paio di persone, ma quelle che davvero mi conoscono e che sanno della mia storia negli ultimi due anni, be, sanno quando sto bene e quando no. E il fatto di stare bene e di essere incinta è stata una ricetta molto migliore per la loro amica che il non stare bene e senza un bambino.'

A un giornalista è piaciuta un’intervista della Anderson che ci marciava un po’ troppo e lei aveva alzato certamente la voce contro l’intrusione della stampa, ma quando l’ho incontrata la prima volta con lei incinta all’ottavo mese, avvolta in un vestito nero, l’ho trovata terribilmente gentile e di ottima compagnia, anche se buttava sulla questione ormonale il fatto di ‘'voler sorvolare su tutto'. Anche se è stata eletta la donna più sexy del mondo durante X-Files, con più di 9000 siti dedicati alla sua grazia dai capelli rossi – erano tinti, lei è bionda – solo con la sua performance luminosa ed infelice di Lady Dedlock, nell’adattamento di Bleak House di Andrew Davis, la sua struttura ossea e la sua disinvoltura si sono evidenziate.

Durante quei dieci anni nella “Serie”, come lei si riferisce parlando di X-Files, i produttori avevano l’abitudine di vestirla con tailleur costretti; non che questo tenesse alla larga i suoi fans più devoti. I costumisti avevano perfino cercato di nascondere la sua prima gravidanza con cappotti larghissimi e addirittura un rapimento alieno. ‘La maggior parte del tempo facevo schifo’, dice. 'Intendo dire, non mi pettinavo e la metà delle volte non mi guardavo allo specchio prima di uscire di casa, e a quell’epoca avevo solo tre cose che mi andavano bene.' In effetti non è Victoria Beckham quando deve vestirsi per andare a fare spese, e i suoi abiti per i red carpet non portano qualcuno a pensare che si serva da stilisti, eppure il suo viso è sempre più bello. Con l’età, il suo naso aquilino si è alzato e il suo broncio è più da donna sicura che infantile. Gli occhi sono insolitamente volti a cambiare sia in base al colore che allo stato d’animo.

Di converso lei è concentrata e ostinata. 'In passato ero incredibilmente concentrata su me stessa,' dice, 'e facevo ciò che mi ero prefissata senza pensare a nient’altro, il che era una sfida per i miei genitori.' Usa il termine 'sfida' per intendere difficile e dolororo, come fanno molte persone che hanno vissusto a Los Angeles. 'A 14 anni, mi sentivo adulta.'

La sua Pronuncia perfetta deriva da un’infanzia a Crouch End. Lei e i suoi genitori (che stanno ancora insieme) si sono trasferiti a Londra quando aveva due anni in modo che il padre potesse frequentare la scuola di cinema. Sono ritornati in Michigan quando lei ne aveva 11 e suo padre mise su una compagnia di post produzione video. Presto le nacquero un fratello ed una sorella – Aaron ora sta prendendo il dottorato a Stanford e Zoe è un’artista e assistente insegnante al College di Carleton in Minnesota – e da quando aveva 14 anni, Gillian è sempre stata in terapia. 'E’ normale per me,' dice. 'Non è un grosso problema, è parte della mia vita e lo trovo utile. Mi piace l’analisi del sè.'

A quel tempo si era rasata i capelli, bucato il naso e portato a casa i suoi ragazzi avvezzi alla droga che poi rubavano. I suoi compagni al liceo la elessero la più Probabile ad essere Arrestata e una notte lo fu davvero per aver tentato di incollare il portone della scuola. 'Per la maggior parte della mia vita mi sono sentita come se qualcosa fosse storto,’ dice. 'Ho sempre avuto la sensazione di aver fatto qualcosa o che qualcosa sarebbe successo o che fosse già successo qualcosa. Qualcosa di non buono.'

La tristezza che ha sempre provato non è, dice, depressione. 'Non so da dove viene, e benchè una parte dipenda certamente dalla mia vita, un’altra parte sembra provenire dall’esterno e sono sicura sia molto patetico e noioso per le persone che hanno passato del tempo con me. Una dannata serietà senza fine.' Non si comporta come un’isterica lamentosa, ma forse l’accesso a quella strana tristezza è la ragione per cui ha interpretato ruoli tanto seri sullo schermo e sta ricevendo al momento molte offerte per interpretare donne tristi. 'Non so perchè mi vengono bene certi ruoli,' dice allegramente, 'ma sembrano venire naturalmente.' A dire il vero è più divertente e ragazzina, molto diversa da altri suoi personaggi da Scully a Dedlock a Sarah, personaggio che recita nel The Last King of Scotland di Kevin Macdonald – film su Idi Amin e i suoi folli massacri nell’Uganda degli anni ‘70 – a molti di più in seguito.
Dopo la scuola d’arte drammatica a Chicago e un anno a servire tavoli e party a LA, fu scritturata a 24 anni come l’Agente Scully da opporre al più maturo David Duchovny. X-Files fu girato a Vancouver su un rigoroso calendario giornaliero di 16 ore per dieci mesi all’anno. Subito dopo aver iniziato le riprese sposò Klotz, che conobbe sul set. Piper nacque qualche mese dopo e la pressione del lavoro, il matrimonio e la maternità sfociarono in attacchi di panico. 'Ho la tendenda a buttarmi nella vita,' dice, 'Esiste un aspetto magnifico in questo ma c’è anche un prezzo da pagare e questo per me è stata la mia stabilità emotiva e psicologica. Gli attacchi di panico sono iniziati quando ero incinta di Piper. Iniziarono sul lavoro e poi accaddero ogni giorno facendomi sentire come se stessi impazzendo. Dopo la nascita della bambina, dovevo allattarla, scossa dall’ansia, e poi iniziai ad averli nel mezzo della notte, così tornavo a casa dal lavoro all’una di notte per continuare a soffrirne fino alle quattro. Era l’inferno in terra. Se non fosse stato per la mia bambina appena nata, non sarei stata capace di affrontarli.’ Ha cercato di fare uso di medicine per l’ansia ma la facevano stare male. La meditazione l’ha aiutata perché, dice, 'Devo essere molto presente a me stessa per farli smettere.'

All matrimonio con Klotz, durato un paio di anni, e seguirono un paio di storie sul set – visto che il posto di lavoro sembrava essere l’unico posto dove poteva conoscere qualcuno.

Nel 2002, X-Files finì e lei fu lasciata libera verso il suo futuro, che è un gran posto quando sei stata costretta a stargli lontana tanto a lungo. 'Non credo di aver realizzato quale impatto la fine della serie avrebbe avuto su di me emotivamente. Ero tanto eccitata dalla libertà che non credo di essermi concessa il tempo di elaborare ciò che stava accadendo. Ora ho uno strano rapporto col tempo perchè ancora sento come se ne avessi solo metà e dovessi rendere il più possibile. Dovetti imparare a fare la madre nei venti minuti di pausa. Tornata al trailer, dare piena attenzione alla bambina solo cinque minuti un’ora dopo. E’ stata una sorpresa con Oscar perché ho del tempo da passare con lui. Quando nacque Piper avevo 26 anni e le ore sul lavoro erano ridicole. A 38 anni, mi sento come se avessi guadagnato la maternità e il diritto di viverla tutta senza farmi distrarre.'

Piper viveva per la maggior parte del tempo in Canada quando lì aveva la scuola, ma ora lei frequenta la scuola a Londra. La Anderson ci tiene ad assicurare che la figlia non trova i viaggi transatlantici, combinati all’arrivo del fratellino, difficili come li trovava lei. 'L’ironia è che io mi trasferii dall’Inghilterra agli Stati Uniti quando avevo 11 anni e in due anni ebbi il mio primo fratellino. Lo trovai duro, e sto cercando di fare in modo che lei non viva la stessa essperienza. Non ha importanza quanto amore, famiglia e altro tu dia, è sempre una cosa complicata per un bambino che è sempre stato al centro dell’attenzione di tutti per tanto tempo improvvisamente sentirsi usurpato di qualcosa. Bisogna pensare a certe cose. Non credo Piper fosse pronta ad amare tanto Oscar.'

Dopo aver lasciato la serie, la Anderson venne a Londra per fare teatro (ha recitato al Royal Court e al Comedy Theatre) di tanto in tanto facendo l’occhiolino a film indipendenti, da lei preferiti. Per quattro anni, ha adattato il romanzo The Speed of Light di Elizabeth Rosner che spera di dirigere.

Durante quel periodo a Londra incontrò Julian Ozanne ad un party durante il quale si detestarono. Lui pensava che lei fosse una eccentrica di Hollywood e lei pensava che lui fosse enorme (un nome importante? ndt), ma divennero amici, si sposarono nel 2004 e vissero insieme a Notting Hill.

La Anderson ha esitato a prendere parte a Bleak House. 'Sapevo che i film che volevo fare non sarebbero usciti per un po’ perchè quello che io volevo era passare dalla televisione al cinema, cosa che avevo sempre voluto. Ma poi mi convinsi essere la cosa giusta da fare – è stata benedetta sin dal principio.' Per Bleak House è stata nominata per i BAFTA, gli Emmy e i Golden Globe.

The Last King of Scotland è un film politico violento che sta catturando parecchia attenzione. Con la Anderson hanno lavorato l’attore nominato con lei ai Golden Globe Forest Whitaker nel ruolo di Amin e James McAvoy nel ruolo del giovane dottore scozzese che viene catturato nella rete della follia del dittatore. In effetti, la parte della Anderson, la moglie di un dottore missionario con la quale McAvoy cerca di aveare una storia, è piccola. 'In genere cerco personaggi reali complessi. Per coincidenza ero già stata in Uganda tre o quattro volte negli anni prima di iniziare le riprese perchè Julian lavorava lì e io avevo incontrato donne come lei; donne coraggiose e volenterose, e durante quella conoscenza scattava qualcosa e pensavo, "Io conosco questa persona," Ho intimamente osservato la messa in opera del film e sono rimasta sorpresa come tutti che un film di questo genere potesse raccogliere tanto interesse.'

In uscita ha un altro film, , Straightheads, con Danny Dyer, in uscita ad Aprile. In questo attua la sua vendetta dopo essere stata brutalmente violentata; ma nessuno si aspetta una commedia romantica dalla Anderson (che vorrebbe farne una). Dopo Straightheads e la sua sceneggiatura, progetta di ‘sedersi per un po’’.

Non sa quando e se lei e Mark si sposeranno e, nonostante Oscar, pensa ‘sia un po’ presto per dirlo. Devo cominciare a capire quale parte di me parte all’arrembaggio troppo presto e rovina tutto. Credo che non sia mai colpa solo di una persona ma io sono il comune denominatore dei miei due divozi. A volte le mie ragioni per fare le cose non sono le migliori. E’ come fosse un modo di ragionare infantile; non informato o non ponderato a dovere. Penso solo di aver bisogno di una pausa prima di agire.'

C’è una qualità interessante nella Anderson che si alterna tra una vivacità spericolata e un’attenzione miope. 'Ma non mi piace ferire gli altri,' dice. 'Non è mia intenzione. Ma questo inizia da qualche parte e non finisce. Sto cercando di usare questo periodo e quest’esperienza per rallentare. '

Spero ottenga ciò che vuole. Spero che tenga a bada la tristezza e che le sue relazioni siano come voglia siano. 'Non ho rimpianti,' dice. 'Ho avuti degli uomini straordinari nella mia vita e molti di loro sono ancora parte di essa e credo che ciò sia bellissimo.'

The Last King of Scotland è nelle sale.

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January 2007 edition of Brittish Airways high life magazine .
[Traduzione Adry]
La star di XFILES e de L'ULTIMO RE DI SCOZIA ama l'Africa.

Girando in Uganda, ho imparato più in tre settimane di quanto l'abbia ma fatto nei 3 o 4 precedenti viaggi là.
E' un paese molto aperto e caldo, ma la provertà è quella che prevale.
Appena metti piede fuori da Kampala, le persone vivono in baracche sui lati della strada.

Sono nota per il non essere brava a fare le valigie. Porto con me tutto. Il pensiero di trovare me stessa lontano da casa senza qualcosa di cui penso avrò bisogno mi manda in panico.
Certe volte sono avventurosa, altre volte sono pigra. Sono stata recentemente nel distretto rurale in Francia.
C'erano un sacco di rovine nelle vicinanze, e adorabili villaggi, ma non avevo alcun desiderio di lasciare l'hotel.
A volte questo accade. .

Non sono contraria ad organizzare tours. Dipende dai luoghi. Quando stai visitando una città ricca di storia, è buono assumere una guida piuttosto che leggere un libro di guida turistica.
Ma il dilemma è che qualche volta ottieni una guida che vorresti strangolare.
Nei passati ultimi anni, ho viaggiato più di quanto abbia mai fatto in tutta la mia vita. Probabilmente sono stata in 25 Paesi. Il mio ex marito era un grande viaggiatore, ed era qualcosa che facevamo insieme.
I paesi più sorprendenti che abbia visitato sono stati quelli africani come: Kenya, Tanzania, Malwi, Namibia, e SudAfrica.

Quest'anno sono andata in Egitto che è straordinario.
Siamo arrivati al calare della notte al Mena House Oberoi, proprio vicino le priamidi.
Ti svegli la mattina e apri le tende e loro (le piramidi) sono letteralmente davanti a te. E' incredibile.

Mi piace il processo del viaggiare. Amo stare su di un aereo ma non viaggio in prima classe - certo almeno che qualcun altro paghi per me.

Il Bristol Hotel a Parigi era lussuoso in modo osceno. La suite era una cosa come 7 volte più grande di un campo da gioco e lo staff aveva lasciato bignè della grandezza di canoe e bottiglie di Veuve Cliquot in ogni stanza.
Era sorprendentemente sfarzoso.

Gillian Anderson star in L'ULTIMO RE DI SCOZIA e STRAIGHTHEADS

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The London Paper – Gennaio 2007
Traduzione sdk
Gillian Anderson in Chat

La vincintrice Emmy per l’“Agente Scully” nel fim biografico di Idi Amin LKoS. Parla con Nich McGrath della lavorazione in Uganda…

Forest Whitaker è decisamente convincente nel ruolo di Idi Amin. Com’è stato lavorare con lui?

Lui è assolutamente brillante. E spaventoso. Ha preso il suo ruolo incredibilmente sul serio e i sirultati parlano da soli.

E’ ancora in corso una guerra civile in Uganta. Ha mai avuto paura di essere coinvolta negli scontri violenti?

Fortunatamente abbiamo filmato a Kampala, nella parte sud mentre la maggior parte dei problemi è a nord. E’ apparentemente un posto splendido, ma devi essere consapevole del fatto che ci sono ribelli e pimenti regolarmente.

Alcune zone del Paese rientraneo nel terzo mondo, in effetti. Ciò ha influito sulle riprese?

Kampala non è una città moderna, come sappiamo, e c’è anarchia (appunto di Penny: intende dire arcaico?) Ci sono parti della città preda di blackout diverse volte al giorno e le macchine si sono spente a causa di ciò, ma avevamo i nostri generatori.

Cosa pensano gli Ugandesi di Idi Amin ora che è morto?


Dipende. Molte persone pensano fosse un forte leader che ha avuto un effetto positivo sul Paese. Poi però incontri persone le cui famiglie sono state personalmente coinvolte nel suo regime e che sono ancora terrorizzate al solo pensiero di lui.

Sua figlia Piper è venuta sul set?


Lo faceva quando era più piccola e io giravo X Files ma ho preferito finisse per un po’. E’ cresciuta su un set per molti anni e non ne aveva alcun interesse, ma negli ultimi tempi mi ha chiesto diverse volte che poteva accompagnarmi, quindi vedremo la prossima volta. (nota di Penny: è proprio una cosa che una *mamma* direbbe. Non so dirvi quante volte mia madre diceva "vedremo" per rispondere alle mio domande. Il che voleva sempre dire "no"! Lol!)

E ora che ha un figlio – sta progettando una pausa dalla recitazione?


No, ma l’anno scorso ho preso una sorta di pausa per la gravidanza e per prendere coscienza di ciò visto che durante la prima ho lavorato tanto duramente. Questa è stata una gravidanza fantastica - molto mite e tranquilla.

Il suo nuovo film, Straightheads, è stato definito un dramma della vendetta. Sembra interessante...

E’ davvero un ottimo film, girato bene e non qualcosa che si può incasellare. Danny Dyer è eccellente e non recita sull’improvvisazione come sempre. A confronto dei ruoli che di solito interpreta è quasi una performance leggera.

Lei voleva fare la biologa marina prima di diventare attrice – ha mai pensato di voler tornare indietro?

Facevo dannatamente sul serio e avevo iniziato a fare delle ricerche prima di andare alla scuola drammatica. Ero affascinata dagli squali ma, oggi, anche se trovasse in un laghetto placido non sono una di quelle persone che si immerge nelle acque per indagarne i fondali. Quindi non sono sicura di ciò che pensassi allora.

 

[Articoli 2006]

Gillian Anderson non è scomparsa come sembra
Star-ecentral By Luaine Lee
[Traduzione sdk]

PASADENA, Calif. - Mentre recitava la parte della glaciale Agente Scully nella famosa serie televisiva, The X Files, Gillian Anderson fuggiva dai suoi stessi demoni.
Dichiara di aver sofferto di gravi attacchi di panico durante la gravidanza della figlia Piper, ora undicenne. Il terrore era parte di quella paura di rimanere intrappolata di cui soffre ancora oggi.
"E' una cosa qualunque, che mi fa sentire in trappola," dice, sdraiandosi su un letto nella sua camera d'hotel, i piedi nudi infilati sotto le coperte.
"E a volte può succedere sul palco, durante un film o quando ci sono scene che hanno a che fare con effetti speciali o dove sei intrappolata in una situazione da cui non riesci ad uscire - se, ad esempio devi ripeterla infinite volte - come andare su e giù da una collina. Mi fa venire voglia di urlare," rabbrividisce.

Un mal di schiena ha momentaneamente fermato la Anderson, che è appoggiata scomodamente su due cuscini, una sigaretta quasi finita nella mano sinistra, una lattina di Coca Cola sul comodino.
L'odioso timore dev'essere dovuto al fatto che è grandiosa in Bleak House, il classico di Dickens che andrà in onda sulla PBS' "Masterpiece Theatre" Domenica. Anderson recita il ruolo tragico di Lady Deadlock, un'aristocratica patrizia intrappolata dal suo passato.

Dal suo volto placido e perfetto, è difficile immaginare una Anderson che non riesce a controllarsi, specialmente visto il ruolo dell'abbottonata Scully. "Ho vissuto una gravidanza difficile e ho iniziato ad avere attacchi di panico, che sono durati circa un anno," ci dice.

"Ne avevo uno o due al giorno e duravano ore. E' successo durante le riprese di X-Files, e quando sono rimasta incinta e mi sono ritrovata madre. E' stato terribile. Pensavo che sarei diventata matta! Mi ha costretto a pensare alla fragilità della vita in un modo nuovo. Non mi spaventa la morte," riflette.

"Ho paura degli attacchi di panico. Mi facevano restare con i piedi per terra, mi rendeva più comprensiva degli altri esseri umani. Rallentava ogni cosa."

Gli episodi sono durati fino a qualche mese dopo la nascita della figlia. "Per un po' ho lavorato al telefono con un terapeuta, lui era a LA, e noi eravamo a Vancouver. Stavo cercando un modo per allenare la mente e non rovinarla quando mi sento minacciata. Il problema con questi attacchi è che una volta iniziati, tu cominci a tremare per il panico. E se hai freddo - magari solo a causa dell'aria condizionata - il tuo corpo pensa che sia un'attacco e lo vive davvero.
"E' una situazione terribile da vivere. Ho dovuto lavorare davvero tanto per calmare la mente e non permetterle di andare in quei luoghi bui. Ma non ci sono ancora riuscita," fa una pausa.

"Ho vissuto delle esperienze con qualcosa di simile, l'anno scorso, che continua a ricordarmi quanto siamo fragili."

Fragile, sì, ma la Anderson è sempre stata una ribelle. A 15 anni era una punk costantemente nei guai. Ma una parte a teatro ha cambiato tutto. "Recitare in quella commedia e provare l'esperienza del palcoscenico di fronte ad un pubblico, mi ha trasformato, e improvvisamente i voti sono saliti perché ho iniziato a studiare. E' stato come se un pezzo del puzzle avesse trovato il suo posto," dice.

Anche The X-Files ha cambiato le cose.
"Non riuscivo a fare molto, non avevo soldi, vivevo con un ragazzo, a quel periodo, e avevo appena ricevuto il mio ultimo assegno di disoccupazione," racconta, riaccendendosi una sigaretta e cambiando posizione.
"E improvvisamente, in una settimana, sono stata portata in un'altra città, pagata denaro che non avevo mai visto prima. E da allora è iniziata la mia vita in Canada, ho incontrato il mio primo marito, sono rimasta incinta, ero in una serie di successio, ho divorziato, ho vissuto la fama e tutto il resto. Aver ricevuto quel copione è stato un cambiamento."

Anderson, 37 anni è sposata al suo fidanzato di lungo periodo, il documentarista keniota Julian Ozanne, da un anno e mezzo (ndt: un anno) con il quale vive a Londra. "Non è facile dire di cosa si occupa in realtà," ride. "Al momento è impegnato nel commercio di carbone e nella riforestazione."

Si potrebbe pensare che nove anni in uno degli show di maggior successo nella storia televisiva abbiano reso la Anderson un prodotto di Hollywood. Ma lei dice che non è così.
"In Inghilterra mi sono stati offerti dei film, quelli che ho rifiutato probabilmente sono quelli di cui non sentirete mai parlare," dice.

"Non accetto offerte in America. Lì non sanno cosa cosa farsene di me, e io sono scomparsa. E per essere completamente onesta con voi, non è come dire 'Oh, mi hanno offerto Proof, ma ho detto no e loro sono andati da Gwenyth Paltrow.' Semplicemente non fa parte della mia vita. Credo che ci sia una leggera percezione che io sia stata una celebrità televisiva temporanea, che è scomparsa dalla faccia del pianeta."
 

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Psychologies - August 2006
[Styled by Karena Callen]

(Trad: sdk.)

I can't let myself make a mistake

E’ una casa bellissima! Ho sempre pensato che un personaggio noto che invita un giornalista nella propria casa sia coraggioso. E’ un posto dove si è così vulnerabili.

E’ vero. Per me è un punto d’equilibrio tra privacy e comfort. Sono tornata tardi, la notte scorsa, da un viaggio al Cairo con mia figlia, quindi era più facile farla qui e, comunque, non sarà più la mia casa a breve. In un paio di giorni mi trasferirò altrove.

Resterete a Londra?

Sì. Siamo state qui per 4 anni, quindi questa è casa nostra – per ora, almeno.

 Lei è cresciuta in Inghilterra fino all’età di nove anni e ora vive qui, sua figlia sta crescendo qui, va a scuola qui.  Si sente più Inglese o Americana?

[Illegibile] sono consapevole di avere una [illegibile], quando sono lì non mi ci trovo, mi sento più inglese. Qui intavolo conversazioni differenti. Conosco persone intelligenti, ben informate e interessanti, ma c’è molta riluttanza ad andare sul personale, a discutere il modo in cui ci si sente e si pensa. Ma questo sta cambiando. Durate questi quattro anni ho visto che è iniziata una trasformazione.

Crede – come altri – che gli inglesi siano persone difficili con cui fare amicizia?

In un certo senso. All’inizio sembra l’opposto – sono tutti molto amichevoli e piacevoli, ma fino a un certo punto. Ci vuole molto più tempo per superare la facciata e conoscere bene le persone. E’  un posto grandioso – amo quest’educazione e le sue fondamenta, il fatto che la gente ti mandi ancora lettere di ringraziamento quando sono stati tuoi ospiti per cena. Ma è anche una caratteristica prettamente insulare, molto formale. Gli americani sono più diretti e informali, credo.

Sono contenta di questo incontro, oggi. So che questo non è un periodo facile per lei, ha molto da affrontare e superare…

Sì, ma sono sempre impegnata. Tra lavoro, viaggi, trasferimento. Ho dei problemi con l’immobilità, con il fermarmi e stare tranquilla.

Lei si rigenera tendendosi attiva – è un modo per pensare di avere il controllo?

Assolutamente sì, ne è parte, e mi piace molto. Sono sempre stata così. E sto arrivando ad un punto desidero davvero fermarmi, cercare di controllare in qualche modo questa iperattività, perché sono quasi esausta, sfinita.

Allora perché lo fa? Perché è così difficile per lei fermarsi? Cosa pensa possa succedere se non riesce a fare tutto ciò che è nella sua lista ‘delle attività’?

Credo esista un tipo di persone come me, su questo pianeta, che si sentono così. Non ha alcuna importanza il luogo in cui sono, non ci si trovano e basta. Credo che ciò porti alla mia costante sensazione di dovermi tenere impegnata. Un po’ per dare sfogo a una certa energia creativa, e un po’ per non sentirmi sola o vuota. Ma è anche il nostro tempo e l’illusione che tenendoti sempre impegnata, stai davvero realizzando qualcosa.

Lei era figlia unica, e la sua famiglia si è stasferita diverse volte durante momenti fondamentali della sua infanzia. E’ quella mancanza di radici che le fa sentire di non appartenere a un luogo in particolare?

Molte cose possono darti quella sensazione. Nel mio caso, ero figlia di genitori entrambi giovanissimi, e non credo che loro fossero pronti ad avere un figlio. Mio padre andava al college e faceva due o tre lavori allo stesso tempo, e mia madre lavorava e studiava. 

Quindi probabilmente erano molto stressati.

Moltissimo. E la vita era molto dura, all’epoca. Certo non era una situazione di vita o di morte ma del tipo ‘come facciamo a mettere insieme il pranzo con la cena?’ Mio padre lavorava molto, e ne era oppresso. Trovava difficile rilassarsi ed essere spontaneo. Voleva una vita diversa, e sapeva che per ottenerla c’erano determinate cose cui doveva dare la precedenza, sia che fosse finire la scuola, iniziare un lavoro in particolare o mettere su una determinata attività. E ogni volta sperava di raggiungere quella libertà. Ma per arrivarci, aveva bisogno di mettere le ruote ai piedi. Io ho visto la durezza di quell’impegno e quell’ansia, erano sempre con me.

E come figlia unica di genitori giovanissimi, suppongo si sentisse in un certo senso la terza adulta della famiglia.

Assolutamente. Alcuni anni fa mio padre mi disse che aveva fatto uno strano sogno che mi riguardava. Stavo dirigendo qualcosa, e avevo bisogno di pellicola perché mancava, e io avevo chiesto a mio padre di procurarmene un po’. Lui riuscì a trovarla e ad ottenerla, e stavamo per incontrarci sulla strada perché mi desse questo pacco, ma non ero io come sono ora, ero io da tredicenne o quattordicenne. Realizzò che quel sogno fu la prima volta che mi vide come la bambina che non aveva visto in me prima. Era così strano. Ma quello era il modo in cui lui affrontava la vita, e non c’era molto posto per me per essere una bambina. 

Molti bambini che hanno vissuto quel genere di passato crescono con un’eccessivo senso di responsabilità. Prendono ogni cosa sulle loro spalle.

Nel mio caso c’è una strana giustapposizione tra l’essere incredibilimente indipendente e il riuscire a fare tutto da sola, credo che quasta sia una parte di me, di quello che vorrei. Ma allo stesso tempo c’è questo disperato bisogno di avere un aiuto e una guida, e di non essere capace di chiederli. A volte considero questa richiesta come una mancanza di indipendenza, un fallimento o una debolezza.  

Tutti noi abbiamo delle necessità, delle debolezze e dei giorni no. Li vede nei suoi amici e in sua figlia, e non pensa siano deboli o patetici per questo – allora perché si permette di pensarlo di sè stessa?

Credo che molto di questo abbia a che fare con l’autostima e con la sensazione di meritarla o meno. L’altro giorno qualcuno mi ha detto, ‘E’ OK commettere degli errori.’ E io sono letteralmente scoppiata in lacrime. Ho pensato, Sai cosa? No, non è OK.’ Mi sta bene se gli altri commettono degli errori, che sia un amico o mia figlia o chiunque altro. Amo e ammiro gli artisti che non temono di sbagliare in pubblico,  trovo deplorevole la nostra crudeltà culturale nel non perdonare simili errori. Sono incredibilmente aperta a questo concetto e al perdono per gli altri, ma per me non va assolutamente bene.

Eppure corre dei rischi, nel suo lavoro: trasferendosi da Hollywood, interpretando parti diverse invece di proseguire la strada del successo che ha avuto con The X-Files…

Alla fine della serie ero pronta a fare qualcos’altro, ed era decisamente nelle mie intenzioni. Avevo bisogno di mettermi alla prova e di fare cose diverse. Per quanto abbia amato Scully, e l’ho fatto davvero, se dovessi interpretare lo stesso ruolo all’infinito, probabilmente lascerei questo lavoro. Ho bisogno di cambiare. Capisco il timore, o qualunque cosa sia, per cui alcuni restano legati ad un certo tipo di ruolo, perchè non si sentirebbero accettate in altri, ma io non potevo. 

Era vicina al personaggio di Scully, le somigliava?

Le ho dato molto di me stessa. Volevo che fosse un tipo di personaggio diverso. Era importante per me che il suo senso del vestire fosse conservatore e neutro, che lei si sentisse a disagio con certe cose che non erano com’era lei.

Credo che molti di noi siano grati a Scully per questo. Era un grande personaggio, e ovviamente una donna attraente. Sarebbe stato semplice renderla una bomba del sesso – e credo che le donne le siano state grate che lei non lo abbia fatto.

Sono contenta che dica così – anche a me piaceva quel lato di lei. Ma ad un certo punto ero arrivata molto in confidenza con quel ruolo. Ricordo che avevo 25 anni quando ho iniziato, e all’epoca ero terrorizzata. Ma man mano che entravo in confidenza con lei Scully diventava più forte e autoritaria, e ho dovuto contemporaneizzarla un po’, farla progredire. 

Ma Scully era sempre molto controllata, no? E ciò è interessante perché lei ha ottenuto delle ottime critiche per Lady Dedlock in Bleak House e, benchè sia un personaggio molto diverso, è molto controllata anche lei. E ha alluso che sotto ci sono diversi strati del personaggio che però  rivela solo a piccole dosi e gradualmente.

Lady Dedlock ha aiutato le persone a vedere Scully in modo differente. Il mio agente negli Stati Uniti si preoccupava sempre che il pubblico non avrebbe guardato a Scully come ad un personaggio interpretato – credeva che loro avrebbero pensato che io fossi Scully. Ma dopo Lady Dedlock hanno tutti parlato di questa performance e ora sto ottenendo più riconoscimenti grazie a lei, il che è grandioso.

A proposito di quel senso di controllo in superficie che nasconde diversi strati, lei ci si ritrova?

Sì, credo sia parte anche del mio carattere. A mio discapito, a volte. Posso essere molto controllata – anche troppo. Ma diventa difficile quando questo autocontrollo prende il sopravvento. 

E’ molto dura con sè stessa. So che è stata in terapia, in passato. L’ha aiutata? C’è qualcosa che può rompere quel senso di ansia e continuo indaffararsi?

Ultimamente mi sono chiesta molto come posso fermare questa sensazione, e conosco le risposte. E’ solo che non voglio ascoltarle ora. Le risposte sono la meditazione e lo yoga. Il periodo più felice della mia vita è quando ho fatto molta pratica yoga, e quando ho avuto il tempo di meditare – ero molto più tranquilla. E quasi come se le sbarre trattenessero una parte di me e non mi permettessero di prendermi il tempo di cui ho bisogno. So di essere il mio peggior nemico. 

Parte di questo ha a che fare con il fidarsi? Lei non pensa che il mondo possa essere un posto pacifico senza che lei lo regga, e non si fida a che gli altri si prendano cura di lei. Deve sempre prendersi cura di sè stessa al 100%.

Assolutamente. Ma penso che abbiamo ragione a non fidarci del mondo e delle altre persone. Abbiamo tutti bisogno di stare in un posto dove si può confidare in qualcosa di più grande del mondo e della gente che lo abita. Intendo dire che la meditazione e lo  yoga connettono le parti più alte di te, e ti fanno vedere che ogni cosa vivente è connessa in qualche modo. Se riesci ad attingere a questo, di conseguenza ti apri di più alla gente che ti sta intorno e lo fai nel modo giusto. Ma bisogna che inizi da un posto più profondo.

Ha detto che è difficile per lei condurre una vita più tranquilla e meno frenetica. E’ vicina a persone con queste qualità? E’ questo che l’attrae?

Ciò dipende dallo stato mentale in cui mi trovo. Ho la tendenza a vivere la mia vita a piena velocità e da solista, quindi generalmente non mi fermo abbastanza a lungo da avvicinarmi ad altre persone e a relazionarmi di più con loero. Un po’ inizio a pentirmi di questo. Voglio cambiare questo stato di cose. Quando io mi sento tranquilla, allora mi avvicino a gente che sta allo stesso modo. Ma quando mi trovo nel mio solito stato di impegno continuo, la tranquillità mi spaventa. E  me ne allontano. 

Sembra molto consapevole di sé. Pensa molto a come sta e al modo in cui interagisce con gli altri. Eppure ha detto, in passato, che lei è una persona con cui è difficile vivere. Cosa intende dire con questo?

Che mi butto a capofitto nella vita e mi aspetto che tutti quelli attorno a me saltino con me sul treno. Ho una grande forza di volontà e mi piace fare le cose a modo mio – e, ad essere onesta al 100%, una parte di me pensa che ‘a modo mio’ sia sempre il modo giusto. E quando cerchi di vivere con qualcuno o sei il genitore di qualcuno, queste non sono sempre buone qualità.

C’è bisogno di più spazio e tempo, e più volontà ad ascoltare le idee degli altri e a fare le cose a modo loro. Devo lavorare su questo. 

Cosa l’aiuta a superare brutti momenti come questo?

Gli amici… e ricordare che quando soffriamo spesso ci comportiamo male, ma che tutti stiamo cercando di fare il meglio che possiamo. Tutti noi abbiamo momenti difficili, e tutti siamo concentrati su noi stessi e le nostre storie – e pensiamo ad aspetti della nostra insicurezza che non sono la nostra vera storia, o non lo sono per intero.

È molto importante ricordare che facciamo del nostro meglio, qualunque cosa significhi.

Sta attraversando un brutto momento, ora, con la separazione da suo marito. Pensa di superarlo anche attraverso il lavoro?

Ciò che è interessante è che ho provato molte emozioni negli ultimi tempi, e mi sembra come se i miei tanti impegni non mi abbiamo aiutato a non provare quelle sensazioni, che arrivano veloci e violente. Ma a dire il vero mi sento bene a riguardo. Se non avessi provato nulla e continuassi ad essere forte, sarei molto preoccupata, invece arrivano e mi sovrastano ed è positivo. E’ parte di questo processo inevitabile, e va bene. Ma ho bisogno di sentirti creativamente stimolata, perché quando non lo sono divento inattiva e mi deprimo. Quando non lavoro, la vita sembra più dura perché una parte di me pensa che sono inutile. Ma almeno sono consapevole di tutto questo e mi fermerò per un po’.

Come prova della prospettiva dell’essere sola di nuovo?

E’ difficile, strano, ma credo che sia sempre un bene per noi passare del tempo da soli. Strano, la prima sera che uscii con mio marito, avemmo una conversazione riguardo quanto ci piaceva essere single. Eravamo entrambi soli e, a quel tempo, davvero felici di esserlo – così felici che passammo un sacco di tempo a discutere di come nessuno di noi volesse vivere di nuovo con qualcun altro. Era il nostro primo appuntamento.

Adesso cosa l’aspetta? Come passerà i prossimi mesi?

Be’, devo trasferirmi e ho delle cose da portare a termine. Devo fare pubblicità a Bleak House e ci sarà una campagna per gli Emmy. Sto anche lavorando ad una sceneggiatura cui voglio dedicarmi un po’. E poi decisamente mi concederò del tempo. Ho la strana sensazione che stia per iniziare una nuova fase della mia vita, e voglio avere un po’ di tempo per l’introspezione, per pensarci.

E’ strano, perché sapevo che questo momento sarebbe arrivato e mi buttavo nelle tante cose da fare, prevedendo sarebbe arrivato un momento per rallentare. E a dire il vero può anche iniziare adesso. Non è necessario che lavori di più e in anticipo per riuscire a prendermi un momento di tranquillità. La serenità può iniziare qui, ora.

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Nota di Adry: la maggior parte delle cose scritte nell'articolo che segue sono false e sono state smentite da Gillian stessa sul GAWS in uno dei suoi messaggi.

Doppio Agente
UK Vogue
By Chloe Fox [trad: sdk]

E’ conosciuta ai fan del genere fantascientifico e agli amanti del  genere drammatico come la regina della freddezza calcolata. Ma la vera Gillian Anderson è intensa, emotiva e divertente. Chloe Fox ha incontrato l’imprevedibile attrice con un altro matrimonio alle spalle per parlare di mariti, case e della fuga da Hollywood. Fotografie di Robert Wyatt.

Gillian Anderson è in piedi nel soggiorno della sua casa a Notting Hill e osseva l’enorme dipinto che sovrasta il caminetto. Dalla testa chinata da un lato, alle mani appoggiate sui fianchi e i piedi incrociati (inguantati in un paio di stivali di pelle di serpente), di spalle sembra un’adolescente determinata, con una coda di cavallo spettinata e da cui sfuggono i lunghi capelli che le arrivano alle spalle. “Adoro la sua complessità!” dice con voce acuta e una risatina malandrina. “Lo guardi, c’è un labirinto, il Taj Mahal, un serpente e lì, guardi, guardi lì nel mezzo, i gemelli: un bambino e una bambina! Si intitola Il Matrimonio Impossibile,” dice senza mai fermarsi, senza quasi prendere fiato, gesticolando e passandosi le mani tra i capelli spettinati. “E’ così magico e bizzarro. Sembra quasi che sia stato dipinto per me!”

Nel modo più assoluto, Gillian Anderson non è come ve l’aspettereste. Sempre che quello che vi aspettate voi è quello che mi aspettavo io, e cioè una versione dal vivo di Dana Scully, la scettica e pratica Agente dell’FBI in tailleur che la Anderson ha impersonato per quasi un decennio (dal 1993 al 2002) in X Files. La ovvia differenza è questa: la rossa più famosa degli ultimi anni non è affatto una rossa (“No, no, biondo cenere con colpi di sole”).  Non priva di humour, rilassata, non compassasta, né fredda o intimidatrice. Ridacchia, chiacchiera, gira per la cucina luminosa, mostrandomi le fotografie del suo matrimonio su una spiaggia kenyana con l’ex corrispondente dall’estero del Financial Times Julian Ozanne, e nel farlo quasi inciampa nel suo vivacissimo cucciolo bull-terrier, Radley. “Venga, le mostro lo studio di Julian,” dice con lo stesso entusiasmo con cui io guardo verso l’angolo della cucina dove lei sta ammirando i piatti che sua figlia di 11 anni, Piper, ha decorato durante il fine settimana. “E’ un dipinto di Diane Arbus, lo adoro e lei?” gesticola per la stanza in questione, dove pesanti ripiani di libri, poltrone di pelle e cartine africane dimostrano che un essere di sesso maschile ha decisamente abitato qui.

E’ difficile non invidiare la vita della Anderson, che sembra tanto solare quanto la sua casa. Perciò sorprende la notizia – alcune settimane dopo la nostra intervista – che la Anderson e Ozanne si sono separati. Consapevole dell’effetto che ciò potrebbe avere sul mio articolo, è lei che ne parla per prima. “E’ una separazione consensuale”, spiega con molta attenzione, “ma per quanto siano decisioni prese in comune, sono sempre dolorose. Abbiamo vissuto una meravigliosa vita insieme e ovviamente c’è molta tristezza, al momento.”

Sono sorpresa, questa è la prima volta che sento il suo lieve accento americano. In virtù del suo matrimonio con un inglese e della vita londinese, la Anderson – che vi ha vissuto fino all’età di 11 anni – sembra più inglese di un inglese nato e cresciuto qui. Ma quando spiega che “non è appropriato entrare nei dettagli” della rottura del matrimonio,  è la star americana che parla e che  è solo troppo consapevole dell’ossessione nei confronti della vita privata delle celebrità.

Quando sono iniziate le audizioni per la soap opera della BBC dello scorso anno, un adattamenteo del Bleak House di Dickens, nessuno ha creduto alla direttrice del casting, Kate Rhodes James, quando ha detto che Gillian Anderson viveva a Londra. Fu una fortuna, per loro, che lei ne fosse a conoscenza. Lo spiccato accento inglese della Anderson è stata una delle tante rimarchevoli caratteristiche della Lady Honoria Dedlock che le è valsa una nomination ai Bafta, una bellissima donna aristocratica con un doloroso segreto. “Pervasivo”, “ipnotizzante”, “mozzafiato”, diceva la critica. “Assolutamente no,” vi risponderà la maggior parte della gente, se gli proponete una cena con tema Bleak House.

“Bleak House ha decisamente cambiato le cose, per me,” dice la Anderson, seduta al bordo di un grosso sofa, con i gomiti appoggiati sulle ginocchia mentre osserva intensamente la sigaretta Golden Virginia che sta facendo rotolare tra le dita non curate. “Sento quella mia performance come un esempio di ciò che stava accadendo dentro di me e che non sono stata in grado di far affiorare prima.” Ma all’inizio, aveva declinato l’offerta della parte, rifiutando l’etichetta di attice televisiva. “Ho regalato nove anni della mia vita a X-Files,” dice per spiegarsi, fissandomi con gli occhi verde/blu più chiari che abbia mai visto.

Gillian Anderson ha reso una perfetta Dana Scully. Ma, da attrice 25enne sconosciuta, rischiò di non ottenere la parte perché i produttori non pensavano fosse abbastanza sexy. A quei tempi, il suo metro e 58 era considerato un difetto più di quanto non lo sia ora, ma quegli occhi ipnotici alla fine vinsero. La Anderson – che ha quel raro tipo di bellezza che si approfondisce mano a mano che la si guarda – divenne velocemente uno tra i volti più famosi al mondo. Oggi, la maggior parte dei siti dei suoi fan in internet sono chiusi ai nuovi membri, benchè io abbia trovato posto su Obsse.com – che è l’Order of the blessed Saint Scully the Enigmatic, per quelli che vogliono venerarla (e non sto scherzando) al tempio di “Her Pantsuitedness” (ndt. paint suit, completo giacca pantalone).

Quando The X-Files è finito nel 2002, la Anderson fu felice di allontanarsene – dai suoi fan fantascientifici (che ancora la inondano di mail ossessive), da Vancouver (dove trascorreva 10 mesi all’anno per le riprese dello show, spesso in condizioni sotto zero), dai giorni lavorativi di 12, 16 ore, dalla pressione senza fine della stampa e delle fotografie, e dalla costante speculazione riguardo la sua relazione stizzosa con il co-protagonista David Duchovny.

Ringraziata la serie tv, avrebbe potuto permettersi un po’ di riposo. Ma invece di stare sul bordo di una piscina a leggere sceneggiature, la Anderson ha cambiato completamente vita trasferendosi a Londra. “Ero arrivata a un punto della mia vita in cui avevo deciso di partecipare ad uno show televisivo chiamato Hollywood Squares,” spiega, roteando gli occhi. “Era deprimente e avevo bisogno di uscirne.” Non molto tempo dopo il suo arrivo qui (ndt: a Londra), la Anderson – che a quel tempo era impegnata in un’altra relazione – ha incontrato Ozanne ad una festa di amici comuni. Poi hanno continuato ad incontrarsi nei mesi seguenti e presto si innamorarono.

Fermarsi a Londra avrebbe avuto un senso a livello personale, ma professionalmente il trasferimento della Anderson ha rappresentato una lama a doppio taglio. Da un lato, l’ha liberata dalla sua etichetta (“In Inghilterra sono considerata un’attrice. In America, sono una star della televisione”). Ma dall’altro lato ciò ha scombussolato ogni eventuale piano di diventare una milionaria stella hollywoodiana. “Conosco quel gioco, so come funziona,” concede la donna che, dal suo ritorno a Londra, ha rappresentato due performance teatrali che hanno ricevuto ottime critiche – What the Night is For al Comedy Theatre nel West End e The Sweetest Swing in Baseball al Royal Court. “Non c’è dubbio che la mia vita qui stia diminuendo le possibilità di essere notata in America per diventare una star del box-office,” dichiara come dato di fatto, togliendo delicatamente un pezzettino di tabacco dalla lingua e rivelando un tatuaggio sanscrito – che può essere tradotto come “ogni giorno” – sul polso sinistro (ne ha altri due, sulla caviglia e sul fianco). “Detto ciò, ho fatto degli interessantissimi film indipendenti negli anni passati e l’essere a Londra mi ha reso una persona più felice perché è un posto dove posso essere totalmente me stessa.”

Quando parla profondamente di sè ha l’abitudine di fissarti, quasi come in trance, a media distanza. Sceglie le parole attentamente – spesso facendo una brevissima pausa tra l’una e l’altra – e si succhia leggermente il labbro inferiore mentre pensa. Questa, dopotutto, è una donna che ha rilasciato talmente tante interviste nel passato che, a suo dire, a un certo punto a malapena riusciva a distinguere la vera sé stessa.

Non passa nemmeno sopra ai fraintendimenti. O all’inaccuratezza, se è per questo. “L’altro giorno ho rilasciato un’intervista telefonica rigaurdo Bleak House a un giornalista che ovviamente non l’aveva visto,” ricorda con tono di disapprovazione. “A un certo punto, le ho detto che avrei interrotto l’intervista lì e che avrebbe potuto richiamarmi solo una volta che si fosse presa la briga di guardarlo.”

Nella vita, la Anderson si sente caotica, sempre a rincorrersi la coda. Ma quando è sul lavoro, cambia totalmente: disciplinata, controllata, una professionista consumata. Kevin Macdonald, che recentemente l’ha direttta in The Last King of Scotland, il film tratto dal romanzo di Giles Foden sul dittatore Ugandese Idi Amin, è affascinato dalla sua precisione. “E’ come se prendesse possesso del personaggio,” si entusiasma della caratterizzazione di Sarah Zach, un dottore israeliamo che ha una breve storia con il medico personale scozzese di Idi Amin, interpretato da James McAvoy. “E, una volta che ha perfezionato la parte – fino alle più complesse espressioni facciali – non ci si perde. Tutte le sue riprese sono assolutamente precise.” Macdonald, che ha incontrato per la prima volta la Anderson quando erano entrambi in giuria per i World Cinema Awards due anni fa, era impressionato dall’intelletto, che sosterrebbe essere la chiave del suo considerevole talento di attrice.  Era anche meravigliato dal suo deciso rifiuto di molti dei film in gara.  “E’ decisamente una persona determinata,” ride. “Quando l’ho incontrata per la parte a LA, ha iniziato immediatamante a dirmi cosa le piaceva e cosa no della sceneggiatura. Non molte attrici si presenterebbero ad un’audizione iniziando con una domanda ‘Cosa intendete qui?’ e ‘La ragione di questo punto?’ ma questo è ciò che rende Gillian una simile rara creatura.

Indicatore dell’intelligenza della Anderson come attrice è la sua resistenza alla caratterizzazione. Che interpreti un’aristocratica (House of Mirth, Bleak House), una madre lavoratrice (The Mighty Celt) o una versione comica di sè stessa (A Cock and Bull Story), lo fa con ogni sua fibra, cambiando camaleonticamente, dall’uno all’altro. Anche negli scatti per Vogue non recita la parte di una delle eroine postmoderne di Hitchcock in gonna e camicetta aderente: diventa fisicamente lei, fino al lento ancheggiare che costringe tutti i presenti nella stanza a seguirla con gli occhi, dal set al camerino per cambiarsi. “Proprio quando penso di aver capito Gill, lei mi sorprende ancora,” dice il direttore del casting Dixie Chassay, che è anche la figlioccia di Ozanne: “E’ difficile da conoscere veramente – sia come attrice che come amica – il che me la fa apparire ancora più affascinante.”

Nei suoi 37 anni, Gillian Leigh Anderson ha vissuto più vite di molti. Poco dopo la sua nascita, i suoi genitori si sono trasferiti da Chicago a Puerto Rico. Poi, quando Gillian (che ha pronunciato le prime parole in spagnolo) aveva solo 15 mesi, si sono trasferiti di nuovo, questa volta per il Crouch End di Londra affinchè suo padre, Edward, potesse studiare alla scuola di film production alla London School of Film Technique.

All’età di 11 anni, la vita della Anderson fu sradicata ancora una volta quando la famiglia tornò in America e alla piccola cittadina di Grand Rapids in Michigan, dove suo padre accettò un lavoro nella post-produzione e sua madre, Rosemary, nel settore dei computer. “Sono cresciuta come una scolaretta inglese con i genitori americani, e venivo trattata come una Yankie,” dice la Anderson (che ricorre di sovente alla terapia dalla tenera età di 14 anni) riguardo quel periodo. “Poi sono tornata in America e neanche lì mi sono sentita a casa.”

Nel suo lavoro sembra aver trovato una via d’uscita, e un nascondiglio, dalle sue crisi d’identità. “E’ solo sul set di un film che le stupidaggini e i pensieri continui nella mia testa tacciono e posso davvero sapere chi sono,” dice con quello sguardo lontano. In un battito di ciglio, cessa quello stato contemplativo e appoggia la sua piccola mano sul mio braccio, emettendo una risata gutturale. “A dire il vero, sa una cosa?” dice, come se le fosse appena venuto in mente. “Recitare è l’unica cosa della mia vita che non sento sia incasinata!”

Tipico di chi soffre di attacchi di panico, la Anderson la ha tendenza a parlare sempre più velocemente mentre mi racconta una storia riguardo una situazione stressante. “Sono in una casa gelata in una foresta fittissima in pieno inverno,” racconta di uno dei giorni che ha passato alla fine dell’anno scorso durante le riprese di Straightheads, un thriller a basso costo che narra la storia di una coppia del ceto medio che sopravvive all’aggressione di una banda e che diventa violenta. “Cerco di prepararmi psicologicamente per la scena, ma la casa è piena di gente e il tecnico del suono sta mangiando proprio davanti a me e rompe la mia concentrazione. Io ho in mano quest’arma che però ha dei problemi e devo rimetterla insieme. Poi inzia a piovere e dobbiamo aspettare per girare la scena. Gli addetti ai lavori sono in giro a scherzare e a ridere e io me la perdo. Mi lancio in una scenata. ‘Che diavolo succede qui?’ urlo, dopodichè esco sotto la pioggia. Perché, sa, sentivo il bisogno di uscire da lì e fare quattro passi.” Poi mi guarda con occhi sgranati, esausta al solo ricordo. “Posso diventare difficile, quando voglio,” sorride vergognandosene un po’.

“Certo, aveva i suoi cinque minuti, ma era molto socievole per quasi tutto il tempo,” dice il regista Dan Reed quando gli chiedo dell’accaduto. “Non si è mai atteggiata a diva, nemmeno quando ha dovuto girare una scena di sesso con Danny Dyer nel mezzo della notte, in un bosco a cinque gradi sotto zero.”

Un termine che torna spesso quando parlano di Gillian Anderson è “intensità”. Questa è una donna che non lascia niente a metà, che sia nella recitazione, nel divertimento, nel concedersi o nel trattenersi. Adolescente in Michigan – dove i compagni di scuola la elessero come “la più probabile ad essere arrestata” – si ribellò con tutte le proprie forze, tingendo i capelli di viola, fumando, bevendo e facendo uso di droghe fino all’eccesso e incollando i cancelli della scuola la notte del diploma. Quando approdò al ruolo di Scully, riversò tutta quell’energia in un lavoro a cui diede lettaralmente tutto, ritornando sul set dopo soli 10 giorni dal parto di sua figlia Piper (il cui padre, Clyde Klotz, era un direttore artistico della serie e con il quale la bambina ha vissuto a Vancouver fino a poco tempo fa). “Ero abituata ad affrontare lo stress del lavoro sulla serie, mangiando bene o mangiando male,” ricorda. “Un minuto prima mangiavo macrobiotico e il minuto dopo non lo facevo. A volte bevevo cinque caffè al giorno e altre non ne bevevo affatto.” Questo confuso rapporto con il proprio corpo continua ancora oggi. “Praticamente ci sono due me stessa,” confessa. “Una parte di me mangia bene, medita e si prende cura di sé; l’altra parte è totalmente indisciplinata.”

A 21 anni smise di bere per un lungo periodo. (“L’alcool mi piace un po’ troppo,” è una frase che le accreditano.) Comunque, non è più astemia. “Ci sono periodi durante i quali bevo, e periodi in cui non lo faccio,” spiega. Avendo deciso di non parlare del suo rapporto con l’alcool in pubblico, comunque, inavvertitamente ha incoraggiato quel pettegolezzo. All’inizio di quest’anno, un giornale ha pubblicato la notizia di un presunto incidente che ha coinvolto la Anderson – la quale, secondo alcuni testimoni, aveva bevuto almeno sei bicchieri di vino rosso – che ha fisicamente e verbalmente aggredito un uomo che non prestava sufficiente attenzione al figlio durante un volo dallo Sri Lanka a Londra. Basti dire che, a quel temp, la Anderson stava vivendo una fase durante la quale beveva. Attualmente, non lo fa. “Non sto bevendo, adesso,” è tutto ciò che ci dice.

Possono esserci due di lei nella sua vita personale, ma durante il suo lavoro c’è una sola e concentrata Gillian Anderson. “Il mio lavoro è l’unica cosa in cui sono sempre me stessa, senza fallimenti, incredibilmente disciplinata,” insiste la Anderson (che, mentre pensa al suo prossimo ruolo in un film, ha scritto una propria sceneggiatura e medita di dirigerla). “Il lavoro mette a tacere qualunque stupidaggine fine a sè stessa, le ansietà e le paure che mi attanagliano nella vita. Ricordo di aver vissuto un momento emotivo molto particolare nella vita privata durante la lavorazione di un film. Un giorno realizzai che ero stata così immersa nel lavoro che non ci avevo pensato per ore. Il sollievo che provai fu incredibile,” quasi sospira, fissandomi con quegli occhi profondi come l’oceano che, solo per un momento, sembrano eccitati come quelli di una bambina. “Fu come se si fosse accesa una lampadina e pensai fra me: ‘Bene, almeno c’è un modo per fuggire dalla follia.’”

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La sorprendente Anderson
The Observer
By Harriet Lane [trad: sdk]

Si farà vedere o no? Quasi mi aspetto che non arrivi, Gillian Anderson. Due giorni prima che ci incontrassimo per questo pranzo, i suoi avvocati hanno rilasciato una dichiarazione secondo la quale, dopo sedici mesi, il suo secondo matrimonio era finito. Nei suoi panni, probabilmente io avrei deciso che quel pranzo in un ristorante di Notting Hill con grandi finestre sulla strada – da sola con una giornalista – non sarebbe stata in cima alle mie priorità.

Passano cinque minuti: le 10:20. Poi la porta si apre e una persona minuta con grandi occhiali da sole si avvicina velocemente al tavolo e saluta. “E’ d’accordo se ci sediamo lì in fondo?” chiede e, senza aspettare una risposta, porta la sua bottiglia d’acqua verso un tavolo distante, in un angolo più appartato. Tolti gli occhiali da sole, la sciarpa rosa e la giacca a vento afferra il menu.

Ossevandolo con piglio serio, la Anderson mi dice che l’insalata di anatra è buonissima. Prima di questo, come aperitivo vorrebbe una caraffa di te Harmony (ricordate che questa è Notting Hill, e che lei ha vissuto qui diversi anni). Con un sottile umorismo malinconico, osserva che un po’ di te ‘in più’ potrebbe essere utile.

Non avrei parlato della separazione fino alla fine, per evitare che mi fulminasse o facesse una partaccia, ma d’altro canto sembra sgarbato non dire che sei, be’, dispiaciuta. “Sì, è, uhm, un momento sfortunato e difficile… Nel complesso, stiamo cercando entrambi di comportarci nel modo più responsabile e maturo possibile, anche se ad ogni passo c’è la preoccupazione , «Oddio, diverrà un incubo?» "Fortunatamente, non abbiamo intenzione di andare per le lunghe.”

Aggiunge che “E’ molto importante sapere chi ti è amico adesso. E’ in questi momenti che scopri chi sono veramente le persone. E’ davvero triste, ma è un momento che ti insegna molte cose, questo.”

Ha sposato Julian Ozanne – capo del bureau dell’FT in Africa, attualmente consulente finanziario e direttore di una compagnia di combustibile ecologico – alle Hawaii nel Dicembre del 2004 -. Secondo indiscrezioni, la coppia è stata separata per un po’: lei ha chiesto agli avvocati di divulgare la notizia nella speranza che “il rendere pubblica la notizia cambiasse la dinamica delle cose,”. Nella speranza di riuscire a mantenere il controllo? “Lo si spera.” La Anderson ferma un cameriere e chiede se lì è permesso fumare. No, non è permesso. “Non so perché, ma muoio dalla voglia di una sigaretta.”

Gillian Anderson ha 37 anni. I suoi genitori hanno lsciato gli Stati Uniti e si sono trasferiti a Londra quando lei ne aveva due: il padre ha studiato qui, prima di dar vita alla propria compagnia di post-produzione. Quando lei aveva 11 anni, poi sono tornati a Grand Rapids, Michigan, un trasferimento che le è dispiaciuto moltissimo. (Benchè parli di ‘difficoltà’ e di ‘impatti negativi’, il suo accento – almeno con me – è fresco, senza inflessioni.)

Dopo la scuola d’arte drammatica è diventata molto famosa all’età di 24 anni quando è approdata al ruolo della scettica Dana Scully negli X Files, una serie horror/fantascientifica con un alto ed inusuale quoziente di strane teorie cospirative. Nella seconda stagione, durante il suo matrimonio con un membro del cast, Clyde Klotz, la sua gravidanza fu camuffata da un rapimento alieno (con una simmetria sorprendente con la nona ed ultima stagione. Scully diventò lei stessa madre di un bambino con poteri sovrannaturali). Poi dieci giorni dopo la nascita della figlia, Piper oggi undicenne, tornò sul set.

Per quasi un decennio, lei e il suo collega David Duchovny, con il quale accreditavano una relazione altalenante durante un lavoro di 16 ore al giorno, per cinque giorni alla settimana e nove mesi l’anno. Solo dopo la fine della serie lei ha realizzato quanto infelice l’avesse resa tutto ciò. “Non era così in quel periodo. Non avevo altri punti di riferimento.” Ricorda la sensazione di estremo rallentamento durante la sua gravidanza (aveva iniziato a soffrire di attacchi di panico, durante quel periodo), e dopo la nascita della figlia, e quando Piper ha iniziato a cercare la sua tata invece che lei.

'Sa, a vent’anni certe emozioni, la nascita di un figlio, un divorzio, l’impegno in una serie che andava bene, tutta la pubblicità che ne scaturiva, tutte quelle dichiarazioni insensate su me e David c’erano momenti in cui ero intrattabile.” Docile e astiosa, aggiunge. “Ed ero così fortunata ad essere parte di qualcosa di così eccezionale. Ci divertivamo.”

Gli attacchi di panico sono ancora parte della sua vita. Nel suo caso, sono direttamente collegati alla sua paura di dimenticare le battute, un’ansia che raggiunge il suo massimo quando è sul palcoscenico. Nel 2004, nella seconda giornata di una produzione alla Royal Court, la Anderson ne sentiva tutto il peso.

“Quando succedeva, pensavo: ‘Accidenti, è la fine’. Tutto ciò a cui riesci a pensare è: ‘Quando posso lasciare il palco?’” In qualche modo riusciva ad andare avanti con lo spettacolo e poi, con il regista, mettevano in atto un paio di strategie, e – per fortuna – non ha avuto più attacchi di panico da allora. Ma non le piace sfidare la sorte: '’E’ come scendere a patti con un serpente a sonagli, il solo modo per continuare è ricordare sempre che è un serpente a sonagli. Se lo dimentichi, è la fine. C’è una certa quantità di timore reverenziale che avanza mentre realizzi che potere hanno gli attacchi di panico nella tua vita. Mi inchino a loro e chiedo loro ‘per favore, non oggi.’

Sembra riferirsi al teatro. “Di solito quando lavoro su una rappresentazione – ed è la ragione per cui non ne faccio tanto spesso – inizio le prove e mi diverto molto, poi mi immergo nel lavoro e penso ‘Ma cosa diavolo sto facendo, è troppo difficile, troppo stressante.’ E poi vado avanti e va tutto bene, amo assolutamente tutto ciò che sto facendo per un paio di settimane. Ma poi ricomincio a pensare, ‘Oddio, finirà mai?’ e realizzo che non finirà e che dovrò dare il meglio ogni sera. Poi c’è da tenere a mente sempre le battute e lo faccio per un po’ finchè non ritorno a pensare. ‘Quando diavolo finirà tutto questo?’ e infine mi dico ‘Oddio, sta per finire, e questa è stata un’esperienza magnifica!” Infilza l’insalata di anatra. “Non sono mai soddisfatta. Fa parte di me, è parte di ciò che sono.”

Non sa da dove provenga, ma non è una cosa negativa: continua a darsi forza. 'D’altro canto...' Si interrompe. Non capisco la ragione per cui dia tanto peso alle parole, analizzando tutto ciò che queste possano contenere; forse sta cercando di esprimere al meglio i concetti che ha nella testa.

“Lavoro molto per essere felice, moltissimo, ma è difficile per me perché ciò che mi circonda non è sufficiente.” Quattro anni fa visse un momento positivo, era “davvero, davvero felice”, e fa una lunga pausa distratta mentre ricorda quel tempo, poi ritorna bruscamente alla realtà, “Già, ma facevo molto yoga e meditazione. Stavo per dire che mi cibavo di roba sana, ma credo di aver mangiato più yogurt gelato che altro.'

E’ una buffa creatura, Gillian Anderson. Inizia a piacermi per varie ragioni. Riesce a cambiare facilmente discorso. Indossa un eccentrico paio di scarpe bianche con i tacchi alti, un paio di malconci pantaloni militari e un giacchino viola. Parla brillantemente. Si eccita quando un cameriere porta un vassoio di pudding, e corre fuori per mettere i soldi nel parchimetro così può tornare presto a prendersi la torta brulee al limone (“e per favore abbondi con il toffee”). Non indossa un orologio. E’ capace, anche in giornate come questa, di momenti di candore quasi doloroso. E infine, mi piace perché quando l’intervista è finita, ha salutato cercando di lasciare il ristorante non attraverso la porta ma attravesro una delle porte finestre. Non dev’essre molto calma.

Considerato che ha una bella linea, viste le parti in cui indossa corsetti con assoluta discrezione e ferrea autodisciplina (la Lady Dedlock di Bleak House, una performace magnificamente rappresentate per la quale è candidata ad un Bafta, e la Lily Bart di The House of Mirth), è interessante che la Anderson sia così impulsiva e aperta. Ad esempio, aveva preso in simpatia una barista dello Starbuck che si era legata a Piper e l’aveva assunta immediatamente come sua tata. Chiaramente alla Anderson piace il rischio. Los Angeles, per esempio, era troppo scoperta. Le offerte dopo X Files erano finite e quando si ritrovò a Hollywood Squares pensò: '’Come ho potuto accettare? Sì, è per beneficienza, certo c’è Gloria Steinem, ma mi fa venire il mal di stomaco, cosa diavolo sto facendo?” Così nel 2002 è partita e si è ritrovata a Londra.

Non è necessariamente il posto più sensato in cui vivere, se si vuole proseguire una carriera nel cinema. “Non mi facevo vedere spesso, a Los Angeles, e questo mi ha reso le cose più difficili in termini di lavoro. I produttori hanno bisogno di vederti sulla carta stampata, dal vivo, durante incontri, provini e cose del genere. E tanto a loro interessava questo punto di vista, tanto io non provvedevo a dimostrare le cose che posso fare come attrice per farmi scritturare senza che mi sedessi di fronte a loro e iniziassi le danze.” E crede che questo sia piuttosto giusto.

Di tanto in tanto si allontana per una settimana, ma dice “Non lo farò finchè mia figlia andrà a scuola qui, nella speranza che qualcuno voglia incontrarmi. Mi piace prenderla con calma.” Per questo fa sporadiche apparizioni in programmi televisivi di qualità e in piccoli film indipendenti (The Mighty Celt è uscito lo scorso anno; Straightheads e The Last King of Scotland devono ancora uscire nelle sale). Ad ogni modo, trova difficile guardare il prodotto finito.

“Non sono solita guardare cose che faccio perché dopo mi deprimo.” Dopo X Files, che sembra tanto collaborativo quanto estenuante, trovava difficice accettare la propria impotenza: hai il controllo della situazione per pochi minuti di fronte alla telecamera, poi il comando passa a qualcuno nella sala di montaggio. “E io ho bisogno di dimenticare questo aspetto, perché può farti diventare matto anche se a volte semplicemente non realizzo che non dispongono di certe riprese, benchè sembri ovvio.”

E, be’, i registi comprendono questo suo disappunto? Ride. “Cerco di stare molto attenta, e allo stesso di essere sincera. Se viene chiesta la mia opinione, dico che potrebbe andare molto meglio o che mi è piaciuta ma che non mi fa impazzire.” Guarda il mio pudding, si chiede se voglio assaggiare la sua torta al limone e ci scambiamo i piatti.

Ora recita, ma sta lavorando ad una sceneggiatura che spera, un giorno, di dirigere: ha comprato i diritti di un romanzo di Elizabeth Rosner qualche tempo fa, ma ora sembra combattuta a riguardo: “Ha bisogno di alcune piccole cose che sono, ehm, importanti,” ammette con una piccola risata. Il suo hobby principale è “comprare case, ristrutturarle, rivenderle a prezzo maggiorato. “Principalmente, lavoro con architetti, arredatori, adoro queste cose. Ne ho ristrutturate molte.  Due a Londra, due in Canada, due in California.” Ah, ritorna quell’impulso d’insoddisfazione. Scommetto che sta già pensando alla vendita della casa coniugale in fondo alla strada, e al prossimo acquisto.

Descrive la sua casa attuale come “grande, aperta e bianca. Mio… [e qui fa una lunga pausa, mentre cerca la parola giusta] marito ama le pareti bianche. Anche io. Un misto di elementi ricercati ma anche comuni, contemporanei ma classichi. Ma, prima di questo, sulla Portobello Road, ero impazzita per i colori. Ho speso un’esorbitante quantita di denaro per strati e strati di colore. Ricercati, bohemien, marocchini. Prima ancora, in Canada, ho giocato molto con legno e vetro che si affacciavano sull’oceano, molto solido.” Un ciclo continuo di reinvenzione.

Ma lei e Piper rimarranno a Londra? “Sì, per ora. Forse resteremo qui per i prossimi 20 anni o magari mi innamorerò della Spagna, o dell’India. Chissà. Le cose stanno cambiando, in questo momento. Il che è positivo,” dice, spingendo il cucchiaio nel piatto. “E davvero difficile, smettere di mangiare. Lo finirà, quello, quando sarò andata via?”

Il parchimetro ha di nuovo finito il tempo. Deve andare al negozietto di cibo leggero, Fresh and Wild, e poi prendere Piper da scuola. Non posso stare qui da sola, a finire il pudding, le dico.

'Sì che può. La prego, non scriva che ho mangiato due dolci. Può essere sincera, raccontando che ho mangiato tutto il mio e metà del suo. Be’, ne prenderò un altro po’, prima di andare.”

Le dico che sono sorpresa che non abbia cancellato quest’incontro. No, dice lei, non le è mai passato per la testa di farlo. “Io mi presento sempre, è una delle cose che faccio.”

 

26 gennaio 2006

Newsday Interview
Breve chiacchierata con Gillian Anderson

Scrittore freelance Lewis Beale [trad: sdk]


Se vi stavate chiedendo cos’è successo a Gillian Anderson, l’attrice che ha interpretato l’Agente Scully in "The X-Files," non è stata rapita dagli alieni. La trentasettenne, che ha vissuto in Inghilterra da bambina, si è trasferita a Londra tre anni fa, dove ha seguito una carriera sui palcoscenici del West End e in film indipendenti e a basso costo. Piccola e attraente di persona, la Anderson è più aperta e realistica di Scully, ma profonda quanto lei. Era a New York per pubblicizzare
"Tristram Shandy: A Cock and Bull Story," un nuovo film in cui ha una parte piccolissima ma molto divertente. Può essere anche seguita in "Bleak House" su "Masterpiece Theatre" della PBS. Lo scrittore freelance Lewis Beale l’ha incontrata in un hotel in città.

 
Ha viaggiato avanti e indietro tra Gran Bretagna e America da quando era una bambina. Quale parte di lei è più Inglese e quale più Americana?

In Inghilterra mi viene chiesto spesso se mi considero Inglese, ma non è così. Mi identifico con il sense of humor britannico, con il modo di parlare, di vedere la politica; mi sono più familiari tanti piccoli aspetti della cultura britannica che non quella americana. Quando sento  la mancanza dell’America, mi manca il paesaggio. Non è la mancanza di un’identità o un’insoddisfazione o un desiderio. Ogni tanto mi manca guidare sulla Costa del Pacifico o cose del genere.  

Una delle ragioni del suo trasferimento è il suo sentirsi incompresa come attrice in America?

Non ci avevo pensato all’inizio, ma quello che ho realizzato dopo aver passato più tempo in Inghilterra è che lì mi sento capita come l’attrice che sento di essere. Quello che mi viene offerto è lontanissimo da Scully. I film indipendenti, da una parte all’altra, i personaggi che mi propongono sono completamente diversi da lei. Per un film in America, se anche fossi stata chiamata, avrei dovuto sostenere un’audizione. Provare che ero in grado di interpretare quel personaggio. Non si sarebbe trattato di offerte.

E’ anche perché in Inghilterra non tendono ad etichettare gli attori in una particolare categoria?

In parte. Gli attori spaziano da Shakespeare al National fino a uno speciale per la BBC, a un film come protagonista. Vanno avanti e indietro e sono sempre altamente rispettati, tutto qui. Ma anche perché ci sono troppi attori negli USA, della mia stessa età, tra i 20 e i 40 anni, della cui categoria faccio parte anch’io, e ci sono 20 attrici nella stessa lista che mi superano. E’ un fatto. Il sistema cinematografico americano tiene conto più del box office, ora più che mai, e il modo in cui scritturano è questo – chi può farci guadagnare?

Ha partecipato alla versione per la BBC di “Bleak House” di Charles Dickens, che sarà mandata in onda in America dalla PBS, anche se era reclutante a interpretare un altro ruolo per la TV. E’ perché si sentiva bruciata dalla sua esperienza per il piccolo schermo americano?

Ero reclutante perché a quel punto, quando ho iniziato a girarlo, avevo fatto solo due commedie da quando la serie era finita e avevo girato solo tre giorni di "Tristram Shandy," e un film nord irlandese che sapevo che il pubblico americano non avrebbe mai visto. Perciò ero conscia di non essere categorizzata più di quanto non lo fossi già stata come attrice televisiva. Ma ne avevo parlato con amici che lavorano nel campo, e che passano dalla televisione al teatro al cinema e mi hanno detto, "no, no, no, è completamente differente, ed è OK."

Parlando di "The X-Files," si dice che ci sarà un altro film. E’ vero?

Speriamo sia così.

La serie è finita nel 2002, e il film di "X-Files" è uscito nel 1998. A questo punto...

A chi interessa? Più aspettiamo e a meno gente interesserà. Si era supposto che sarebbe stato girato quest’anno, e ci sono delle questioni contrattuali, ma saremmo pronti a cominciare.

 
Crede che i fan siano ancora ansiosi per un nuovo film?

Ogni tanto sento che lo sono. Ma il prossimo anno? Non saremo in grado di girarlo fino al prossimo Settembre, al più presto. Ma uscirebbe nel 2007.


Sembra che lei si senta felice a 3000 miglia di distanza da “The X-Files”, e che il trasferimento in Inghilterra sia stato un modo di reimmaginare se stessa e la sua carriera.


Senza dubbio. Ero decisamente pronta ad uscirne. Eravamo come in prigione, nel mondo e nell’intensità di quei personaggi. A volte era una prigione positiva, e ci piaceva. Ma non avevamo una vita sociale, c’era solo quest’esperienza miope. Sento come se ci fosse un aspetto di me più comprensivo e al sicuro come essere umano, in Inghilterra. Ogni amico che viene a trovarmi a Londra mi dice "Oddio, sei così a casa." Per loro ha un senso il perché io mi trovi lì.

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20 gennaio 2006
[dal
GAWS, traduzioni: sdk]
Estratto dal LOS ANGELES TIMES

Si sente più a casa in Inghilterra?

Sì. Non so se è a causa dei primi anni di vita che abbiamo passato qui da quando avevo da 2 a 11 anni, ma è stata la mia prima lingua, per così dire. Sono cresciuta con un accento britannico. Anche se i miei genitori erano americani, io mi sentivo più Britannica, e questo ha sempre fatto parte di me. Amo l'Europa, ne amo il ritmo, la storia. Mi sento a mio agio, lì.

Ha mai letto il romanzo di Dickens [ndt: "Bleak House"]?

No. Solo quando ho deciso di aderire al progetto, l'ho letto per la prima volta. Non ha mai fatto parte della mia collezione.

Perché Dickens sembra così attuale per il pubblico contemporaneo?

Credo sia a causa della condizione umana, delle emozioni e delle esperienze che sono comuni a tutti gli esseri umani. Il dolore che proviamo oggi è lo stesso di allora, così come la perdita, la gioia, la compassione e l'amore. Dickens rende i suoi personaggi così ricchi e individuali che sono esseri umani sempre completamente diversi.

In "Tristram Shandy" recita un personaggio in un film all'interno di un film. Si è divertita tanto quanto sembra sullo schermo?

E' stato divertente. Ho passato lì solo tre o quattro giorni, ho lavorato per molto tempo con Michael Winterbottom. Pensavo sarebbe stato esplosivo, invece è stato fragoroso. Lavora in modo molto diverso da altri registi.

Ad esempio?

Sul set - almeno su questo — vuole che ci sia solo lui, il cameraman e l'assistente. Quindi in giro non c'è trucco e parrucco. Sono tutti lontani, lontanissimi. Lui è sempre costantemente sul punto di cambiare qualcosa all'ultimo minuto. All'improvviso, senza un piano prestabilito, decide che vuole qualcosa come dice lui. E' molto spontaneo e caotico ma in un modo molto misurato. Cerca e prova qualcosa fino a che non la ottiene come vuole.

Dopo che "The X-Files" è finito nel 2002, si è parlato di un film. E' ancora previsto?

Oh, ne abbiamo parlato moltissimo. Abbiamo dei contratti. Dipende da quando verrà scritto. Mi chiedono spesso informazioni, quindi c'è dell'interesse, ma quanto durerà? Se non lo gireremo fino al 2007, e questa sembra essere la data più vicina, non uscirà prima del 2008. E nel 2008, interesserà davvero?

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Estratto dal PHILADELPHIA DAILY NEWS
[trad: sdk]

Esiste una buona probabilità che chi si sintonizzerà domenica sulla premiere della PBS, un delizioso e interessante adattamento del "Bleak House" di Charles Dickens, non riconoscerà immediatamente l'Agente Dana Scully dell'FBI nel ruolo dell'aristocratica tormentata Lady Dedlock.

Sparire dal pianeta può appartenere di più all'Agente Scully, ma il dato di fatto è che la carriera della Anderson si è raffreddata per un po', nonostante si sia fatta notare eccellentemente per il suo ruolo nel dramma in costume del 2000 "House of Mirth," per il quale ha ricevuto il British Independent Film Award.

"Dicevo, specie all'inizio della serie, che non mi avrebbe ridotto ad uno stereotipo," ha dichiarato in un'intervista. "Perché sapevo... Sapevo cosa avevo dentro in quanto attrice. Credevo in me stessa come tale e nella mia abilità di fare cose che gli attori fanno, recitare diversi personaggi, e supponevo che questo alla fine sarebbe venuto fuori.

"Ma non è stato così. Credo sia stato scioccante. Ma credo sia stato più chiaro per me di quanto il pubblico o gli addetti ai lavori potessero vedere, me aldilà del personaggio, e la volontà di rischiare," dice la Anderson.

"Il modo in cui la gente parla di 'House of Mirth,' e la quantità di gente a cui sembra essere davvero piaciuto e apprezzato, potrebbe far pensare che sarebbe arrivato molto di più dopo. Sa, che qualcuno possa pensare, 'Be', interessante, la vogliano nel nostro prossimo film drammatico,' per lo meno. Ma non è successo. E io ho solo iniziato a fare - sono tre anni, quasi quattro, Gesù, da quando è finito 'The X-Files', e solo alla fine dell'anno prima della chiusura ho iniziato a fare di nuovo film," dice la Anderson, che ha lavorato recentemente nei film "Tristram Shandy" e "The Last King of Scotland", tra gli altri (e, ancor più recentemente,
Straightheads, una spaventosa storia di vendetta).

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20 gennaio 2006
Gillian Anderson parla di Lady Dedlock, Dana Scully e l'influenza di 'The X-Files'
By Maureen Ryan
The Watcher
Chicago Tribune Web Log
[traduzione: sdk]

Perché ha scelto di interpretare la parte di Lady Dedlock? Era contraria a lavorare in un altro ruolo in TV e alle ripercussioni che avrebbe avuto sul suo tempo?

“Credo abbia poco a che fare con le ripercussioni sul mio tempo e più con il fatto di fare televisione, punto. Ho rifiutato tutto ciò che aveva a che fare con la TV dalla fine di `The X-Files’.

“Ma quando mi è stata offerta questa parte [in `Bleak House’], mi è stato detto che [interpretare questo ruolo televisivo] era molto diverso. Vivo in Inghilterra e mi è stato ricordato che lì è molto più facile per gli attori passare dalla televisione al cinema al teatro ogni volta, e che ciò non ha effetti negativi sulla propria carriera. E' solo una parte di questo lavoro.

“Poi ho iniziato a leggere gli episodi, erano scritti così bene ed erano così coinvolgenti e i personaggi così interessanti che ne sono rimasta affascinata. Ho incontrato il regista e i produttori e tutto ha iniziato ad avere un senso, è diventato qualcosa che volevo fare davvero.”

Può descrivere Lady Dedlock e cosa di lei le ha fatto decidere di accettare la parte?

“E' un personaggio incredibilmente complicato e complesso. Ha vissuto una vita particolare e ha fatto un paio di scelte che, a quell'epoca e a quell'età, hanno avuto effetti potenzialmente devastanti sulla sua vita di moglie e madre, il che è ciò per cui le donne vivevano all'epoca. Il risultato è che doveva mantenere quelle decisioni - da non considerare come errori - per sè e mantenere quei segreti per evitare che le distruggessero la vita. Poi, dopo il matrimonio, nasconderli per evitare che le distruggessero il rapporto con il marito.

“La conseguenza del nascondere quei segreti e la perdita di ciò che ha vissuto da giovane, nel tempo ha avuto un forte impatto su di lei e sul modo di vivere il suo mondo. E' diventata severa, forte, rigida, critica e molto, molto triste.”

Recitare il ruolo di qualcuno così cauto e rigido ha rappresentato una sfida?

"No, non credo che sia stata questa la sfida. La sfida era nel rendere in modo sempre diverso le numerose perdite che ha vissuto e che continua a vivere durante gli episodi. Se si continua a vederla in uno stato di rimorso, dolore o paura per le sue esperienze nel corso della storia, la sfida è nel non mostrarlo in modo noioso.”

Vede delle similitudini tra Lady Dedlock e Lily Bart, la parte che hai recitato nel film “The House of Mirth”?

“Per Lady Dedlock di `Bleak House’ è stato peggio di 'The House of Mirth', che ho interpretato cinque anni prima. Le conseguenze per una donna erano peggiori [ai giorni di Dickens]. Ma sono personaggi molto diversi. Lily Bart era una giovane donna molto ingenua, Lady Dedlock è una donna con esperienze mondane. Sono molto diverse, credo che i segreti di Lady Dedlock siano anche più grandi di quelli di Lily Bart.”

Ha fatto molto teatro a Londra, è ciò che preferisce? E' il suo più grande amore, al momento?

“No, intendo dire che ho fatto due commedie a Londra ma anche cinque film, non direi che è il mio amore più grande. Ma è certamente qualcosa che voglio continuare a intraprendere in un futuro non molto lontano.”

Parlando di “The X-Files,” è una cosa per cui viene ancora riconosciuta?

“Mmm-hmm.”

Succede spesso? E' una parte della sua vita che la stimola?

"Non direi sia qualcosa che mi stimola, è solo una parte della mia vita. Vengo riconosciuta quotidianamente, in qualunque Stato mi trovi.”

La sorprende di essere ancora riconosciuta tanto?

“No, non mi sorprende. E' sorprendente quando mi vedo completamente diversa dal personaggio [ride], e i miei capelli sono raccolti in un coda e indosso flip flops e via dicendo. E' allora che lo trovo sorprendente, quando sono in incognito. Non che cerchi di esserlo, ma quando ci penso credo di essere invisibile [e non lo sono].”

Parliamo un po' di Dana Scully, il personaggio che ha interpretato in “The X-Files,” vedo molte donne in TV ora, donne forti nelle forze di legge, che lavorano ad ogni sorta di indagini. Crede che la sua rappresentazione di Scully o Scully stessa abbiano portato a ciò?

“Be', sembra di sì. E' grazie all'ideatore, Chris Carter, e alla sua visione del personaggio che ha scritto e agli episodi che ha ideato. L'inizio di tutto, fondamentalmente, è quello [la svolta in cui le donne venivano scelte e rappresentate]. Ha lottato con i denti e le unghie per avere me invece della versione delle donne televisive di allora, che erano molto diverse. E ironicamente ha avuto un effetto globale sulle donne e sulla televisione, sul come si comportano e non su come vengono percepite.”

Sì, credo abbia ragione. E' un bene che il modo in cui le donne vengono raffigurate sia cambiato in meglio.

“E' sorprendente. E' sorprendente pensare che sia accaduto. [Ride.] Quella vecchia strana serie che facevamo ha avuto una grande influenza sulla televisione per diversi fattori: dalle luci in TV al tipo di storie che venivano raccontate dai personaggi. Le tante cose che si vedono adesso vedono molte coppie uomo-donna che indagano. E' quasi un gioco, adesso qualcuno dovrebbe portare qualcosa di nuovo!” [Ride.]

C'è un altro film di `X-Files’ nei paraggi?

“Sì, tutti noi speriamo che ce ne sia uno, ma credo ci siano delle complicazioni, al momento, con la Fox. Quindi, chissà cosa succederà. Continuano a dirmi che è imminente ma poi non lo è, quindi credo sia ad un punto di stallo.”

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Dagli alieni a Dickens
Fonte [trad: sdk]

Gillian Anderson è apparsa più piacevole e calma dell'ultima volta che l'abbiamo vista.

La Anderson ammette che i suoi nove anni in "The X-Files" hanno influito sulla sua vita privata. Ha trascorso fino a 16 ore al giorno a lavorare sulla serie della Fox a Vancouver e ha passato il resto del tempo per pubblicizzarla.

"Ho perso il conto di quante volte i giornalisti mi hanno chiesto se credevo agli alieni, e ogni volta che mi veniva chiesto era come se pensassero che fosse la prima volta che mi veniva posta quella domanda, " dichiara la Anderson.

L'attrice ha lasciato il paese dopo che la serie è finita e vive in Inghilterra, dove ha incontrato il maritoche ha lavorato per il Financial Times a Londra. Ha lavorato molto sul palcoscenico e in film indipendenti.

Ora è la protagonista nell'epopea prodotta dalla BBC "Bleak House," che andrà in onda da Domenica sulla PBS. La serie di sedici ore, basata sulla novella di Charles Dickens, andrà in onda in sei parti, in cui la prima e l'ultima formeranno uno spieciale di due ore, mentre le altre saranno di un'ora.

Anderson recita il ruolo di Lady Deadlock, una donna con un segreto nel passato che minaccia di distruggerla.

L'attrice dichiara di non essere entusiasta di ritornare in televisione, benché Britannica, dopo il lavoro estenuante in "X-Files".

"Avevo detto alla mia agente di non essere interessata alla televisione," ci dice. "Ma non ho potuto resistere allo script."

La Anderson dice di non voler ritornare alla televisione americana, ma spera di tornare a lavorare presto in un nuovo film di "X-Files".

"Io voglio farlo. David (Duchovny) vuole farle e Chris Carter sa già cosa vuole scrivere, " dichiara. "Ma c'è un intoppo con la Fox."

L'attrice dice che trasferirsi a Londra è stato positivo per se stessa, ma che non ha fatto progredire molto la sua carriera cinematografica.

"Sono andata ad un Party dei Golden Globe, ieri sera, ed è stato bello parlarne a degli amici, ma la mia agente ha cercato di dire a tutti che avevo fatto 'Bleak House' e a nessuno interessava perché non lo avevano visto," dice la Anderson. "A Hollywood, vali quanto l'ultima cosa in cui hai lavorato, ed è passato del tempo da quando io l'ho fatto. E' difficile avere sempre qualcosa da offrire, in questo lavoro."

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16 gennaio 2006
"Bleak House" ha nella Anderson la sua stella luminosa
di Rob Owen
 
Post-Gazette [trad: sdk]

PASADENA, Calif. -- Dopo che gli "The X-Files" hanno chiuso le loro indagini sul paranormale, l'attrice Gillian Anderson, che recitava il ruolo dell'agente dell'FBI Dana Scully, è diventata un X-File essa stessa, scomparendo agli occhi del pubblico.
Ma è tornata in "Bleak House", produzione televisiva dell'opera di Charles Dickens, Domenica alle 9 p.m. su WQED. La serie di otto ore, che andrà in onda ogni domenica sera dal 26 Febbraio, è un dramma labirintico, con un cast numeroso, che sicuramente catturerà l'interesse dei fans cui piace il dramma in costume.
Originariamente, Dickens pubblicò la novella a puntate su una rivista tra il 1852 e il 1853. La BBC ha messo in onda la serie in 16 episodi di mezz'ora, ognuno con il proprio cliffhanger, che sono rimasti gli stessi per la versione Americana.

La Anderson recita la parte di Lady Dedlock che, riconoscendo la calligrafia su un documento legale, fa progredire la storia. Tutto parte da un interminabile caso legale riguardo un testamento impugnato, Jarndyce vs. Jarndyce. Una delle parti in causa, John Jarndyce (Denis Lawson, che ha recitato la parte di Wedge Antilles nella prima saga di "Star Wars"), prende con sè gli eredi Ada (Carey Mulligan) e Richard (Patrick Kennedy) e l'orfana Esther (Anna Maxwell Martin).

Anderson ha dichiarato di aver rifiutato, all'inizio, la possibilità di recitare in "Bleak House." Dopo la fine di "X-Files", l'attrice voleva una pausa e aveva detto ai suoi agenti di essere interessata solo a ruoli al cinema o a teatro.

Si è trasferita a Londra per una commedia, ha comprato una casa, ha incontrato e sposato l'uomo che ora è suo marito, poi la sua agente l'ha convinta a leggere il copione di "Bleak House".

"In Inghilterra è più facile passare dal cinema alla televisione," ha detto sabato la Anderson, tradendo un leggero accento Britannico. "Non ci si rovina la carriera come succede a volte in America. Ho dovuto fidarmi, ma dal momento in cui ho iniziato a lavorare alla serie, mi sono divertita come non mi succedeva da tanto."

La Anderson dice di essere d'accordo per un altro film di "X-Files", ma che ragioni contrattuali hanno portato il progetto ad uno stallo. Nel frattempo, i produttori americani non si fanno sentire.
"La gente non sa cosa farsene di me, in America," dice. "Sono sparita. ... Credo abbiano pensato che fossi una celebrità televisiva del momento che è sparita dalla faccia della terra.
"Nella mia vita cerco di seguire il mio cuore a seconda di quello che mi commuove e di cosa è importante per me," dice. "So come ci si sente a fare cose spiritualmente decadenti, e molti aspetti della vita a Hollywood, in senso stereotipato, credo che siano incredibilmente decadenti per l'anima e ho scelto, nonostante la frustrazione per chi mi è vicino, a non espormi a troppo di quell'aspetto."

Lo sceneggiatore di "Bleak House" Andrew Davies è riconosciuto per i suoi scripts, come "Orgoglio e Pregiudizio" del 1995 e i due film di "Bridget Jones". Ha dichiarato che adattare Dickens è stata la sua più grossa sfida a causa del grosso numero di personaggi nelle novelle dello scrittore.

 
"'Bleak House è un grosso insieme di cose, la storia non funziona perfettamente da ogni parte, così devi lavorarci su," dice Davies. "Di solito mi dico, trova la colonna della storia, concentrati su quella ed elimina tutto il resto che non la riguarda, ma questo non funziona con Dickens. Ti perdi il sapore delle cose, se non includi tutti quei personaggi comici secondari che lui non riusciva a fare a meno di creare. La storia si espande come dei brufoli terribili, ma in senso positivo."

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Intervista al Milwaukee Journal Sentinel
Anderson ritorna al piccolo schermo

Di Joanne Weintraub
Milwaukee Journal Sentinel [trad: sdk]

Pasadena, Calif. - A tre anni dalla chiusura degli "The X Files," un produttore della BBC contatta Gillian Anderson per un ruolo in una miniserie.
La sua risposta, ha dichiarato ai critici televisivi durante questo weekend, fu "No, non faccio televisione, mi spiace. "

Nove anni ad interpretare la fredda e imperterrita agente dell'FBI Dana Scully per la Fox è stato più che sufficiente, dev'essersi detta la Anderson. Era felice di fare film e lavorare nei teatri londinedi, dove vive con il marito da più di un anno, il fotoreporter Julian Ozanne.

Ma poi la Anderson ha letto lo script di "Bleak House," un dramma di otto ore basato sulla novella di Charles Dickens. "Mi spiace" iniziò, "forse," ma il "forse" divenne "sì" - e Domenica, la vincitrice di un Emmy si vedrà nel suo primo ruolo drammatico televisivo da quando lei e David Duchovny interpretavano Scully and Mulder.

La Anderson, che ha all'attivo il primo film di successo post -"X Files" con il film del 2000 "The House of Mirth" di Edith Wharton, in cui interpretava una Lily Bart condannata al fallimento, ora interpreta un'altra bellezza contrastata dalle stelle, Lady Dedlock, in "Bleak House," una delle più lunghe e  sontuose presentazioni degli ultimi anni per la PBS' "Masterpiece Theatre."

Anche dopo che il personaggio le è piaciuto, comunque, "tentennavo ancora, a riguardo, ," ha dichiarato sabato all'evento anteprima per i giornalisti televisivi.
Perciò  "ho iniziato a parlare con amici, attori in Inghilterra. Lì è molto più facile passare dal fare cinema, televisione e teatro. Non ci si rovina la carriera come accade a volte in America. Così ho deciso di farlo. "

La miniserie, che inizierà con uno speciale di due ore, per continuare con sei episodi da un'ora sulla  PBS, è stato presentato in modo diverso in Gran Bretagna, dove ha ottenuto un grande ascolto per 16 settimane di episodi di mezz'ora. Anche quattro mesi, comunque, è una goccia nel mare, se paragonati alle nove stagioni di "The X Files."

In fatti, secondo la Anderson, se avesse saputo a cosa sarebbe andata incontro nel 1993, non avrebbe affatto intermpretato Scully.
"Non guardavo  la televisione - non sapevo neppure cosa fosse un pilot, " dice. "Seguivo la corrente e ho avuto questo lavoro..

"A quel tempo, credo 'Brisco County' " - un Western comico che durò al una sola stagione - - " era quello in cui la Fox puntava di più. Poi le cose sono cambiate.
"Se avessi saputo prima di iniziare (che 'The X Files' sarebbe andato avanti per nove stagioni)  più probabilmente avrei detto, 'Assolutamente no.' Ma in retrospettiva, sono davvero contenta di averlo fatto."

La non piccola fortuna che ha guadagnato come Scully ha permesso alla Anderson - nata 37 anni fa a Chicago ma che è cresciuta in Inghilterra, dove il padre studiava cinematografia - di vivere nel comfort a Londra e di scegliere ruoli per cui non si paga particolarmente bene. Permette anche a lei e ad Ozanne, un nativo keniano, di viaggiare frequentemente in Africa, dove lavorano no profit per la povertà, l'educazione, la salute, particolarmente l'AIDS.
Prima e dopo aver girato "Bleak House," Anderson è stata contattata per ruoli televisivi.
"Normalmente, ricevo una telefonata che dice 'So che rifiuterai, ma devo informarti che ti è stata proposta questa cosa, ma gli ho già detto che non sei interessata..' Va così."

Il suo prossimo film, "A Cock and Bull Story," adattata da Laurence Sterne dalla novella di "Tristram Shandy," è di prossima uscita in America questo mese.
Ma a parte film indipendenti, "Non accetto offerte (di film) in America, " ammette francamente la Anderson. "Non sanno cosa farsene di me, lì. Sono scomparsa (in Inghilterra).

"Ad esesre completamente sincera, non è una questione di dire, 'Oh, mi hanno offerto "Proof", film del 2005, ma ho rifiutato e loro sono andati da Gwyneth Paltrow.'

"Forse c'è una leggera percezione che io sia stata una celebrità televisiva passeggera e che ora sia scomparsa dalla faccia della terra. "

Il solo film a Hollywood che lei spera di fare è il seguito al film del 1998"X Files".

"David, io, e il creatore Chris Carter siamo determinati a farlo, " dice la Anderson.

Ma a causa di certi diritti legali, "è diventato un grande pasticcio. Credo che l'intenzione è che faremo, se speriamo di farlo, e che quando lo faremo, in qualunque momento esso sia, alla gente importerà ancora. "

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Il prossimo futuro di Gillian Anderson sembra "Bleak," (ndt: desolato) e a lei sembra stare bene
Gillian ed Andrew Davies
Seattle Post-Intelligencer
[traduzione: sdk]


Gillian Anderson sa esattamente cosa sta pensando il pubblico americano. "Forse c'è una leggera percezione che io sia stata una celebrità televisiva passeggera e che ora sia scomparsa dalla faccia della terra. "dice.
In effetti, la Anderson vive a Londra, dove ha terminato diversi film che usciranno queest'anno, incluso "Tristam Shandy" e "The Last King of Scotland." La sua apparizione nella versione di Andrew Davies di otto ore di "Bleak House" è insolita.
"Bleak House," a proposito, andrà in onda su "Masterpiece Theatre" ogni Domenica dal 26 Febbraio, iniziando con uno speciale di due ore Domenica 22 Gennaio alle 9 p.m.

Ripeto, potrebbe essere l'ultima volta che vedrete la Anderson in una serie televisiva. E' per scelta, non per costrizione. "Non busso alla porta della gente per chiedere di essere scritturata, o di incontrare registi che vivono in città, " ha dichiarato ai critici. "E' il risultato dell'iniziativa dei film makers britannici che si prendono quel rischio, e che per qualche ragione vedono me come un'attore, non una celebrità televisiva. "

"E che Dio li benedica, perché è proprio in questo modo che voglio lavorare. "

Nel frattempo Davies, che vorrebbe ottenere più attenzione di quante non gliene si dia, dice. "Non ho una vita privata.... non ho nemmeno davvero degli amici. Se a qualcuno piaccio, per favore si alzi e... " Ridiamo tutti.

"Sto diventando vecchio," continua. "E, sapete, se mi fermo davanti ai ragazzi per strada e dico, 'Vogliamo divertirci insieme? ' mi denunciano alla polizia. Ma se scrivo queste sceneggiature, ho l'opportunità di conoscere tutte queste persone bellissime e ricche di talento. "

E' una fortuna che possa contare la Anderson tra i suoi amici, in questi giorni.

 

 

[Articoli 2005]

Dal sito  GAWS
Da un messaggio riportato dal sito ufficiale, Gillian Anderson smentisce quanto riportato dal Sunday Times, che ha pubblicato la sua ultima intervista. Nessuna svolta riguardo il secondo film di X-Files le cui riprese, al limite, non inizierebbero prima della fine dell'estate 2006.  

Anche l'aggettivo "irritante", riferito ai messaggi dei fans, è iniziativa del giornalista.

Nello stesso messaggio, l'attrice ci tiene a far sapere l'uscita di Bleak House negli USA il 15 Gennaio 2006.

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25 Ottobre 2005
Intervista al "Richard and Judy Show" [trad: Lone Angel]

Judy: La prima ospite di stasera Gillian Anderson. Nei panni dell’agente Scully in The X-Files ha rivoluzionato le serie paranormali degli USA in un grande successo mondiale. Adesso si è trasferita. Ed è la protagonista dell’ultimo serial in costume della BBC, il classico di Charles Dickens, Bleak House. Hai il ruolo di una donna bellissima ma fredda, Lady Dedlock, che nasconde un segreto del suo passato, un passato che sembra raggiungerla con un terribile avvocato, interpretato da Charles Dance, il quale inizia a ricattarla.
*scena da Bleak House*

Lady Dedlock: (leggendo una carta del processo Jandyce contro Jarndyce) “Chi ha trascritto questo?”

Tulkinghorn: hmm?

LD: Di chi è questa grafia?

T: Sono desolato ma non ne ho idea, mia signora.

LD: Questo è ciò che tu chiami trascrizioni a mano?

T: Perché me lo chiedete?

LD: Qualsiasi cosa pur di variare questa detestabile monotonia. Oh avanti, fallo!

T: Molto bene.

Lady Dedlock sviene.

*fine della scena*

J: Gillian è qui adesso. Sono felice di conoscerti, ciao

G: Ciao

J: Stai bene? Mi sembri un po’ scioccata.

G: *risatina*. Non so cosa sono. È molto strano vederlo. Penso di essere solo scombussolata, tutte le telecamere si muovono intorno.

Richard: Beh, non svenire con noi perchè sappiamo che lo fai. Sei svenuta in quella scena e anche tre volte al cinema.

G: Sono stata pagata per svenire. Io ho… oh no, sì! *risate*

R: Guardi film dell’orrore, svieni per la paura.

G: E’ stata solo una volta, una volta al cinema.

R: Io ho sentito tre volte.

G: Due nella privacy delle mie case.

R: Che film era?

G: Umm, umm, umm, quello recente sulla box, umm, Million Dollar Baby. Quando il naso sbatte contro il ring. Sudore freddo, svenimento, mio marito ha dovuto portarmi fuori.

R: Cos’era a casa? Perché sei svenuta a casa? Cosa stavi guardando?

G: Umm, in realtà una volta era in, umm, umm Libano, in una stanza di hotel mentre guardavo, umm G.I. Jane.

*Tutti ridono di gusto*

R: Perché?

G: Non lo so! * sbatte le mani sul divano* E’ successo, tre volte di fila.

R: Ascolta, prendi un sorso d’acqua, *le passa il bicchiere d’acqua* solo per essere al sicuro.

G: Oh povera me. *Prende un sorso*

J: Questa è una produzione davvero interessante, non per ultimo perché è assolutamente piena di grandi nomi come te, Allistair McGowan, Johnny Vegas, Matthew Kelly, Richard Griffith, Charles Dance e, certamente, Timothy West, Pauline Collins, e…

R: Sei stata parsimoniosa?

J : Sì, dev’essere una produzione grandiosa. E quello che amo di questa cosa è che è quasi viva… Puoi immaginare che Charles Dickens avrebbe davvero provato questo. È quasi come una soap, due episodi di mezz’ora a settimana.

R: è un’idea intelligente, no?

G: E’ un’idea intelligente. Voglio dire, originariamente il modo in cui ha scritto i pezzi su carta era serializzato, quindi è adatto per la sua forma. Immagino che gli piacerebbe. Ma questo è… Io ho solo paura che le persone si possano (confondere)… Penso che trasmetteranno gli episodi ad orari differenti il giovedì e il venerdì sera. Non si confonderanno? Voglio dire, non lo so…

R: A me piace!

G: No no no, ma è su *qualcosa che non sono riuscita a capire* il venerdì e il sabato.

R: No, non ti preoccupare. Penso che sia un bene lasciarlo ai venditori dello show, *G fa una risatina*, loro sanno cosa stanno facendo.

J: Di solito, o qualche volta.

R: Penso che sia un’idea davvero intelligente. In realtà dovremmo dire che il primo episodio è lungo un’ora, giusto? Poi ci sono due episodi di mezz’ora al giovedi e venerdì. Niente, è davvero intelligente, perché si ha un piacevole pre week-end.

Lady Dedlock, che bel personaggio, che grande parte da recitare! Perché lei è piena di segreti, non è vero?

G: Sì, piena di segreti.

R: Davvero misteriosa. E I critici che l’hanno già visto… devo dire questo Gillian, devo dire che la tua performance è brillante. Umm e posso dire qualcosa a proposito dei tuoi occhi che cambiano colore? Ne hai sentito parlare?

G: Lo fanno? Beh, lo fanno quelli di tutti, no?

R: No.

J: Cambiare colore?

G: Beh, se indossi una maglietta blu, gli occhi sono più blu, se ne indossi una grigia sono più grigi.

J: E se indossi una maglietta rossa?

G: Allora più… Non lo so. *Richard ride* Umm, penso, ma in fondo non è vero?

R: *leggendo qualcosa sul suo grembo* Sì, bene, un critico ha detto che i tuoi occhi sembrano cambiare colore scena dopo scena, come un camaleonte e che brillano, i tuoi occhi brillano.

G: Recitazione

R: è chiamata recitazione. E abbiamo una scena che lo prova…

J: Prima della clip... Sono rimasta molto sorpresa, e apparentemente anche il produttore di Bleak House, nello scoprire che vivi a Londra? Da quanto tempo vivi a Londra?

G: Da circa tre anni.

J: Davvero?

G: Davvero.

R: Vedo che I tuoi segreti sono nella vita reale. ‘ Perché l’attuale regista ha detto “non possiamo, perché lei vive a Los Angeles, non verrà qua a fare questa cosa per la BBC, non può succedere.”. Poi il direttore del casting ha detto “Lei vive qui!”

J: Really?

G: Really.

G: Sì, vivo qui ed è strano. ‘Perchè voglio dire di solito vado in giro in modo abbastanza anonimo. E giusto fino a qualche giorno fa avevo i capelli biondi e penso che questo sia un aspetto grandioso di questa cosa. E adesso sto cercando di trovare il giusto colore di capelli per un altro film. E negli scorsi giorni sono stata seduta su una sedia per circa nove ore per provarci. E improvvisamente sono scesa dalla sedia oggi e avevo i capelli uguali a quelli che ho avuto nella serie che ho fatto per nove anni! E io letteralmente… ero nel camerino del trucco e dei capelli, e letteralmente è stato come rivivere questo orribile flashback.

R: Beh, non mi inganni. Raccontami cosa è successo.

G: Ero a *Selfridge* (probabilmente un qualche posto in Inghilterra) l’altro giorno e le persone hanno cominciato a seguirmi, e io non avevo realizzato quanto riuscivo ad essere anonima con i capelli biondi, fa davvero una differenza enorme.

R: Perché hai cambiato di nuovo colore allora?

G: Non l’ho fatto di proposito! È uno sbaglio che è stato fatto oggi e non ho avuto l’occasione di farci qualcosa. *tira le maniche della camicia*

R: Come sei riuscita ad avere un accento inglese così perfetto?

J: Perché sei cresciuta qui!

G: Umm, beh, sì, sono cresciuta qui fino a 11 anni, avevamo un appartamento a Harringan, eravamo soliti tornare ogni estate. E penso che fosse solo… sai, è stata la mia prima lingua, sono arrivata qua all’età di due anni e, in verità, prima di allora non so se ho parlato molto, è stato il primo *imita le virgolette* dialetto che ho imparato. Per cui quando sono in Inghilterra, automaticamente utilizzo questo accento.

R: E sei sposata con un inglese.

G: Sì, e sono sposata con un inglese.

R: E quando ti sei sposata? L’anno scorso? O l’anno prima?

G: Veramente lo scorso anno, alla fine dell’anno, a dicembre.

R: Giusto, lui è un giornalista, un reporter.

G: Era un giornalista, ora è nella riforestazione, alberi, commercio di carbone, gasolio, e quel genere di cose.

R: Oh, davvero?

G: Altre domande? (Nota: non vuole continuare su quell’argomento)

R: Penso che la tua carriera sia più interessante *tutti ridono*. Ma in modo interessante tu sei andata a Hollywood, volevi fare film e avevi detto in modo risoluto che non avresti fatto televisione, ‘non sto andando là, non lo farò’. Poi alla fine sei stata convinta, hai fatto questa serie incredibile.

G: Ed è successo di nuovo.

R: Ed è successa la stessa cosa quando il direttore del casting ti ha detto ‘vivi a Londra, è fantastico, per favore partecipa a Bleak House, fai Lady Deadlock. Tu hai detto ‘No, non faccio televisione, non voglio’; cosa ti ha fatto cambiare idea?

G: Beh, sai cos’è, è che dopo aver fatto la serie, dopo essere stata una coppia… Beh, dopo aver fatto la serie, non volevo fare qualcosa su un set qualunque. Sai, quando fai qualcosa per nove anni, così intenso come è stato, l’idea di stare di nuovo su un set è decisamente una pessima idea. Così volevo focalizzare la mia vita e il teatro. E allora, quando ho ricominciato a fare film, e questi hanno cominciato ad essere programmati in un futuro lontano. Ne ho fatto uno nell’Irlanda del Nord, ne ho fatto uno per Michael Winterbottom, blah blah blah e fare televisione così presto, sai, sapevo che sarebbe stato messo in onda prima del resto dei miei lavori, così sarebbe sembrato che facessi teatro e televisione, faccio teatro e televisione, così umm, non volevo. Ma lo script era così buono e il regista così carino e il produttore così gentile.

R: Mi piacerebbe che ci facessero vedere qualcosa più di Bleak House. Ho visto un paio di clip scelte. Sembra bellissimo, tu sembri bellissima. Voglio dire in questa scena qui, Lady Deadlock, certamente, ha perso un figlia. Lei va avanti chiedendosi con il passare del tempo, come sarebbe cresciuta questa bambina. È una scena molto toccante, che fa venire quasi i brividi, dove tu stai esaminando, esaminando quasi in modo forense, la nuova dama di compagnia che è stata scelta. Ed è chiaro che ti stai chiedendo: potrebbe essere mia figlia? Mia figlia sarebbe così bella se fosse ancora viva?

G: Hmm, sì.

R: Guardiamola.

*Scena da Bleak House*

LD: Chi è quella ragazza?

Mrs. Rouncewell: Una mia giovane protetta mia signora, una giovane di nome Rosa.

LD: Hmm, Rosa

Mrs. R: Le ho insegnato ad essere una dama di compagnia. Spero che la sua corte la accetti.

LD: Rosa, beh, mi chiedo se sai quanto tu sia carina. Quanti anni hai?

Rosa: Ne ho 19, mia signora.

LD: 19… Fai attenzione, loro non ti vizieranno con adulazioni. *fa scorrere le sue dita sulla sua guancia e sul mento.

Rosa: Sì, mia signora.

*Fine della scena*

R: Per parafrase la critica, tu sei molto brava. Davvero, tu lo sei davvero. È fantastico, dovresti davvero esserne felice.

G: La penso così. Ho visto tre episodi e umm, e trovo che sia davvero difficile guardare se stessi in un film. E io sono diventata molto critica, per cui ci sono certe scene che mi piacciono e certe che non mi piacciono. Mi interessa moltissimo sapere come si svilupperà perché penso che potrà solo migliorare e andare avanti così.

R: Non posso aspettare.

J: Beh, Dio mi scappa il suo nome, il ragazzo che lo ha adattato, Andrew Davis, è brillante. Voglio dire, i suoi adattamenti precedenti sono stati assolutamente meravigliosi.

G: A dire il vero lui è un grande attore, ama leggere durante le prove di lettura, ama prendere la parte degli attori che non sono presenti. Riesce a fare voci differenti.

J: Quindi inizia questa settimana, giusto?

G: Inizia giovedì.

R: Giovedì, un episodio speciale di un’ora. Poi quelli di mezz’ora il giovedi e il venerdì. E adesso torniamo velocemente al punto da cui siamo partiti, gli X-Files. È vero che farai il secondo film?

G: Non lo so!

R: Oh, per favore, fallo!

G: Ci piacerebbe farlo.

R: *qualcosa di divertente che chi ha trascritto in inglese non è riuscita a capire*

G: Beh, in quel caso sì, e in realtà iniziamo domani. Hmm, no, David e io siamo davvero molto interessati al film, e fondamentalmente siamo pronti a partire non appena loro lo saranno. Ma qualcosa sta accadendo dal punto di vista contrattuale, qualcosa che non è legato a noi, che lo mantiene in stallo. Non so davvero per quanto tempo potremmo attendere perché ad un certo punto le persone cominciano a fregarsene… Posso dire fregarsene?

R: Sì, fregarsene è carino. Voglio dire, guarda quello che chiamano il franchising di Batman, è iniziato, lo sai, da un programma televisivo, ed è arrivato a questi favolosi film. X-Files è brillante e potrebbe durare, lo sai, anni e anni se voi ragazzi voleste.

G: Glielo dirò. Dirò loro che Richard ha detto così.

*tutti ridono*

J: è stato davvero un piacere conoscerti. Mi sono sempre chiesta come saresti stata.

R: E’ stato carino conoscerti. Grazie mille.

 

18 Settembre 2005 
Agente Scullery
Da
The Sunday Times [trad: sdk]
 

Gillian Anderson ha sopportato mostri spaventosi e inverni canadesi per X-Files e  poi ha dichiarato di non volerne più sapere di fare altra TV. Come ha fatto un dramma della BBC a farle cambiare idea? Articolo di Tony Barrell, fotografie di John Stoddart. [Traduzione di un piccolo stralcio: sdk]

[...] Iniziate le riprese a febbraio e concluse durante l’estate, la Anderson non poteva essere più contenta di aver accettato questo lavoro per la televisione. "E’ stata un’esperienza straordinaria, e mi sono molto legata al personaggio. A volte ci si innamora dell’essere un’altra persona e di ciò che questa è, con la complessità della sua vita. Mi manca Lady Dedlock – posso dire onestamente che è come un’amica che si è trasferita in un’altra nazione."

Parlando dell’attrice, Nigel Stafford-Clark dice che è stata come un raggio di sole sul set di Bleak House . "Non volevamo che andasse via," ammette, parlando del suo ultimo giorno al progetto. "E’ stata una splendida presenza. E’ una donna notevole, Gillian – senza contare il fatto che è una perfetta Lady Dedlock."

Senza anticipare la storia per chi non conosce Bleak House, Honoria Dedlock è una donna sposata altamente rispettabile - "al più alto livello della classe sociale," scrive Dickens – la cui vita tranquilla viene sconvolta da una terribile scoperta, rivelata alla fine del primo episodio. "Improvvisamente, dentro di sè esplode qualcosa, quando realizza che il passato non è tale," dice Stafford-Clark, il quale aggiunge che Anderson aveva la caratteristica perfetta per il ruolo – i suoi occhi. "Poiché Lady Dedlock deve avere il controllo totale di sè esteriormente, Gillian doveva recitare con gli occhi: unica finestra attraverso cui noi possiamo vedere cosa le succede dentro. E gli occhi di Gillian sono straordinari: cambiano espressione  – possono essere dolci e duri, e qualunque altra cosa vi sia nel mezzo. E brillano."

Cambiano anche colore - "Di solito sono blu, ma dipende da cosa indosso," ci spiega la Anderson – e quando ti fissa con quello sguardo forense da Scully durante un’intervista, è pura magia. Ma c’è un altro aspetto camaleontico in lei. Ammette che il suo accento cambia a seconda della nazionalità della persona con cui sta parlando. "E’ un po’ fastidioso, ma non posso farne a meno. Se ricevo una telefonata ora da qualche parte negli Stati Uniti," dice con accento inglese, "devo automaticamente assumere un accento americano. Ho notato che se sono seduta accanto ad un australiano inizio a parlare, trascinando le vocali. Se stessi facendo un’intervista televisiva in Inghilterra da mandare in onda in America, e lì mi sentissero parlare così, posso solo immaginare la loro reazione: “Ma che acc*** sta facendo?'"

E’ un sollievo trovare una Anderson così calorosa e disponibile. Altri intervistatori l’hanno trovata fredda e ostinatamente reticente, soprattutto negli anni ’90, quando doveva affrontare legioni di giornalisti che volevano parlare di UFO e provare la sua immaginaria relazione sessuale con David Duchovny. Durante un incontro promozionale, la Anderson mantenne le braccia incrociate per tutta l'intervista e inserì pause irritanti nelle risposte; il giornalista in questione dichiarò che la Anderson non dovrebbe mai rilasciare interviste.

[... ]E’ ovvio che, al momento, sta vivendo una delle sue fasi più felici. Non ha solo portato a termine il suo secondo ruolo artistico più importante, ma a Gennaio si è sposata per la seconda volta. Ora è ufficialmente, benché non professionalmente, Gillian Ozanne. Quando parla di suo marito, Julian, quasi si illumina. Lui si dichiara un “uomo d’affari”, nei moduli che riempe, dice lei, ma non gli rende giustizia. "Ha molta energia: investe il 110% in tutto quello che fa. E’ come… Qual è la parola giusta? Non ‘fuoriclasse’… No, è una sorta di pioniere." E’ stato giornalista e produttore di film, e mentre parliamo lavora duramente in Uganda. "Il progetto su cui è impegnato adesso ha a che fare con le scienze forestali in Africa e con il commercio del carbone, e si è informato su un mondo di cui non aveva alcuna idea prima.

[..] Benché lei dica che Bleak House è stata una produzione "benedetta”, ha anche sperimentato "il giorno di registrazione peggiore della mia vita". Il che vuol dire qualcosa, se si considerano le riprese di 15 ore al giorno per X Files, a correre in giro sotto il cielo di Vancouver, reagendo a fatti orrendi. "Be’, una cosa è trovarsi sotto un pessimo tempo con il nevischio e dover camminare e parlare, entrando e uscendo da posti assurdi coperti di gelatina, un conto è dover mantenere un particolare livello emotivo per parecchie ore al giorno," spiega. Quest’emotività è stata messa alla prova durante un giorno soleggiato a Surrey, quando ha cercato di recitare una scena di sei pagine molto costosa con la sua co-protagonista Anna Maxwell Martin, che recita il personaggio di Esther Summerson. "Era un giorno bellissimo, con i fiori in bocciolo, ma eravamo molto vicini ad una pista aerea," dice Anderson. "Abbiamo passato tutto il giorno a lottare, a forza di fermarci e riprendere a causa degli aerei, delle nuvole e delle vespe, ed è stato emotivamente esasperante: diventi ipersensibile a tutti i suoni che potrebbero indicare che devi fermarti. Credo che entrambe abbiamo pianto alla fine della giornata."

Lady Dedlock non è propriamente una parte divertente: la vita inizia improvvisamente a creare ostacoli e terrore sulla strada di quest’aristocratica, al punto che ci si chiede se Bleak House non sia il modello di Una Serie di Sfortunati Eventi. Anderson sembra aver trovato questa parte impegnativa. "Una delle sfide nell’interpretare questo personaggio," dice, "è che succedono molte cose tremende, una dopo l’altra, e tu devi trovare sempre nuovi modi di reagire ad ogni cosa che le succede – cercando di non piangere alla stessa maniera, di non sembrare scioccata allo stesso modo..."

C’è un’intensità attraente nella Anderson, una qualità che la rende un forte veicolo emotivo come attrice ma che le si ritorce contro. Lei ama il palcoscenico, dice, ma ne è "terrorizzata allo stesso tempo. Trovo recitare sfiancante per i nervi. Una volta che ci sono dentro sto bene, ma l’inizio è…..." I suoi grandi occhi si rabbuiano, lo sguardo terrorizzato e senza parole completa la frase.

Ha provato attacchi di panico sul palcoscenico, ed è quasi finita male, l’anno scorso alla London's Royal Court mentre recitava in The Sweetest Swing in Baseball, in cui recitava il ruolo di una donna in un istituto psichiatrico. "La prima fu, wow, ma nella seconda rappresentazione ebbi un attacco di panico nel mezzo della performance. E le volte precedenti in cui ho avuto attacchi di panico sul palco sono state così terrificanti – è una cosa perenne; si autoalimenta – così ero spaventata dall’inizio alla fine." L’ha superata “respirando e parlando molto con il regista” e con la medicina alternativa conosciuta come Rescue Remedy.

[...] Bleak House è uno dei tanti modi di esprimersi per la Anderson, al momento. Possiamo già vederla in The Mighty Celt, un film sulle corse dei levrieri, girato nell’Irlanda del Nord, e apparirà in The Last King of Scotland, un film su Idi Amin. Altre produzioni sono nell’aria, inclusa quella su Martha Gellhorn, la corrispondente di guerra e moglie di Ernest Hemingway, con la Anderson a interpretare il ruolo principale.

[... ]Bleak House andrà in onda sulla BBC1 verso la fine dell'anno.

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Il dramma al centro della programmazione autunnale della BBC ONE
Estratto da:
BBC  [trad: sdk]

Ritorna finalmente il genere drammatico in modo unico ed innovativo, lanciato da uno speciale di un’ora di Bleak House che dà inizio ad una programmazione prevista due volte alla settimana.

Peter Fincham, Direttore di BBC ONE, ha dichiarato: "Abbiamo mandato in onda tre sceneggiati molto diversi tra loro, questa settimana, che danno un’idea dell’ampiezza e della profondità di ciò che abbiamo da offrire alla BBC ONE. "Il cambio della programmazione da un formato ed uno standard già consolidato a favore di brevi sceneggiati è esattamente ciò che voglio per la BBC ONE: sfidare il nostro pubblico con una programmazione d'alta qualità."

Inclusa nella programmazione che che inizia il 24 Ottobre:

Bleak House

Gillian Anderson, Denis Lawson, Charles Dance, Alistair McGowan, Pauline Collins e Johnny Vegas compongono un cast di stelle nel Bleak House di Dickens, che Andrew Davies ha adattato in un'opera fuori dagli schemi.