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[Interviste 2003]

Graham Norton Talk Show 18 Febbraio 2003

GN:Ti stiamo per perdere.
GA:Beh non per tanto tempo.
GN: Stai per tornare in america.
GA: Si. Ero intenzionata a tornare oggi.
GN: Torni per divertimento?Lavoro?
GA: Torno per divertimento... si, Torno per divertimento per circa un mese. Mi figlia...si.
GN: Awww...
GA: Si, awww..
GN: Ma hai intenzione di dirigere un film..
GA: Finalmente, sto lavorando su qualcosa che sto... sto adattando un libro in sceneggiatura che finalmente dirigerò,ma ci vorrà un po’ di tempo.
GN: Questo è un grande progetto comunque..
GA: E’ un grande progetto,si,scriverlo e dirigerlo,ma sai,ci vuole tempo.
GN: Non hai diretto un episodio di X-Files?
GA: Solo uno. Ne ho scritto e diretto uno.

GN: Ti sei divertita?Devi esserti divertita.
GA:Devo divertirmi a farlo di nuovo. Mi sono divertita tantissimo. E’ stato straordinario in verità,ma ho sudato molto!Ho sudato molto mentre stavo dirigendo.Una cosa che mi ricordo circa il processo di regia. E’ proprio accaduto a me,ho sudato un sacco!

GN: Quanto bella è stata la Bretagna per te? Ti sei innamorata in Bretagna!Ti sei innamorata di un uomo britannico,apparentemente.

GA: Si,in verità lui è del Kenya.
GN: Davvero? Oh lui vive qua ora!
GA: Si e sembra un tranquillo inglese.Ha passato  molti anni qua. E’ andato a scuola qui.

GN:Ma ding dong, allegria in cielo... campane di matrimonio!
GA: Si,veramente!
GN: Davvero?
GA: Davvero.
GN: Hai già pianificato il tuo corredo per il matrimonio?
GA: Non c’ho molto pensato in verità. Non avrò un velo. Non sarà tradizionale.

(Graham tira fuori un paio funcky scarpe da sposa da corsa con le perline da una scatola.)
GN: Quanto senza stile possono essere?
GA:Sono isteriche!
GN: Sono proprio sbagliate!
GA: Ma sono in verità una bella idea sebbene,o no? Intendo,e se ci sono delle persone che hanno proprio dei brutti piedi e non possono indossare sandali e tacchi alti e il vestito è abbastanza lungo da nasconderle. Almeno sono comode.

GN: Sono TUE!
GA:E inoltre,possono correre verso l’altra direzione se lo sposo non si fa vedere.
GN: E’ vero.Mi piace la prontezza di questo.Mi piace che tu possa farlo con queste.

GA: Si.
GN: Sono buone!
GA: Lo sono... sono davvero adorabili.

Molto altri scherzi tra loro su altri alternative opzioni di matrimonio...

GN: Non voglio entrare nella tua intera storia romantica ma stavo leggendo che tu hai trovato qui in Inghilterra l’amore della tua vita ma il tuo primo bacio è stato qui lo stesso.

GA: Questo è divertente,si è stato qua. E’ stato vicino ad una catena di un recinto,penso,nel retro di un parco giochi quando avevo 7 anni o giù di lì.Sei o sette penso.Potrebbe essere stato Simon o…sto cercando di ricordare.Penso che potrebbe essere stato qualcuno di nome Simon. O forse qualcun altro.
GN: Beh,tutti ricordano il loro primo bacio.
GA: Davvero? Le persone non lo fanno, penso.
GN: Nemmeno io, ma è quello che dice qua (fa segno sul copione).

L’intervista finisce qua,anche se Gillian rimane per tutta la puntata.

 

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The Cambridge Student Newspaper
6 Febbraio 2003
Il fattore X [Trad: Lone Angel]


Richard Kimber è divertito, affascinato e incantato da Gillian Anderson.

Con il suo attuale spettacolo nel West End quasi concluso e nessun progetto per il prossimo futuro, essenzialmente c’erano poche ragioni perchè Gillian Anderson accettasse l’invito della Cambridge Union di essere un'ospite relatore, e ancora meno ragioni per accettare le attenzioni di un giornale studentesco.

Le sue ragioni ruotano attorno al fatto che aveva precedentemente visitato Cambridge in una pausa di poche ore, “ C’erano così tante cose che non conoscevo, e tanti posti in cui non potevo entrare, e l’ho vista come una grande opportunità ”.

Anderson parla in modo fluido e sognante, in un accento tra un raffinato inglese e un morbido americano. “ E’ difficile per me stare in Inghilterra senza utilizzare la cadenza dei dialoghi inglesi. Quando sono in America, o anche se ricevo una telefonata da là, assumo immediatamente quella cadenza. Non sono molto orgogliosa di questa cosa, ma non posso farci niente. A volte, se sto parlando con un inglese e finisco a parlare con l’accento americano, è perché sono cosciente del fatto che sembro un’inglese e finisco col cercare di essere Americana. Non so dove appartengo.”

Lei è felice di prendersi tutto il tempo che occorre per rispondere, poi si scusa per quella che descrive come “ una tendenza a parlare di getto ” e implora “ interrompetemi quando volete, e ditemi di fermarmi se vado completamente fuori tema.“ Potrebbe tranquillamente riferirsi a sé stessa qui, visto che è quando lascia vagare la propria mente che esprime se stessa in modo libero, e tanto è fanciullescamente onesta nei suoi punti di vista, tanto più è consapevole del potere dei moderni media che tutto vedono, della loro bramosia di decontestualizzare commenti impulsivi e sconvolgere il significato di tutto il resto.

“ Alla fine del giorno, non hai un f****to controllo. Puoi stare seduto di fronte a qualcuno e credere di avere una conversazione intelligente e poi loro scrivono quello che vogliono. Questa è la parte dell’invasione dei media che mi fa più arrabbiare. Mi fa bollire il sangue, specie quando si tratta di mia figlia, è davvero troppo.”

“La fama non mi interessa. Da una parte la disdegno tantissimo, sebbene sia coinvolta in modo intrinseco con quello che faccio. Può diventare un’assuefazione, una sorta di droga. Penso di aver avuto abbastanza esperienze in cui questa droga mi ha lasciato talmente vuota che, grazie a Dio, sono stata capace di dire ‘ Non voglio averci niente a che fare. Voglio fare qualcos’altro.’.”

Questa cautela dovuta all'esperienza l'ha resa profondamente risentita verso quell'apparentemente inevitabile livello di pubblicità che accompagna lo status di celebrità. “ C’è una certa quantità di pubblicità che dev’essere fatta se vuoi che quello che stai facendo sia promosso e visto, e questo aspetto è quello che mi indispone. Arrivi ad un punto in cui devi promuovere te stessa, e non importa se quello che ne esce fuori non ha niente a che fare con quello che sei come essere umano. È un terribile circolo vizioso, ma sfortunamente non c’è modo di sfuggirlo, e tu devi renderti conto che questo è quello che devi fare.”

Avendo passato nove anni come protagonista di una delle serie televisive più di successo degli ultimi anni, senza dimenticare che è stata indicata come una delle donne più sexy del mondo da un giornale britannico per uomini, è difficile sorprendersi se i media sono così interessati alla sua pubblicità.

Il suo nome è quasi diventato il sinonimo di quello di Dana Scully, il suo personaggio in X-Files, e solo per questa ragione è comprensibilmente ansiosa che il programma non domini la conversazione. Guardando indietro, lei sente che X-Files “è andato avanti con due serie di troppo”, e ricorda che la più grande sfida come attrice per lei è stata “ comparire tutti i giorni e continuare a trovare nuove cose nel personaggio per renderlo nuovo.”

Si sente comunque fortunata per aver “ recitato un ruolo con cui ho amato vivere per così tanto tempo.”. Ed è la prima a riconoscere i benefici che le sono derivati dal successo del programma. Lei è felice del fatto che adesso ha la libertà di esplorare aree di suo personale interesse ed è grata “ perché l’aver recitato questo personaggio davvero intelligente e forte ho accresciuto la mia autorità di attrice. Se avessi dovuto incontrare qualcuno o avere un casting dopo “Buffy The Vampire Slayer” sarebbe stata una situazione completamente diversa.”

E’ solo quando Anderson racconta la sua vita prima degli X-Files che la sua natura innatamente umile viene spiegata in qualche modo. Infatti, prima del suo coinvolgimento nella serie, la sua carriera di attrice era davvero allo stadio iniziale e il pensiero di una carriera in biologia marina era solo una remota possibilità. “ Ero disoccupata da un anno e mezzo prima di fare X-Files. È sorprendente quanto tutto ciò sia avvenuto rapidamente e quanto io sia stata fortunata.”

Quello che è ancora più sorprendente è che Gillian è finita a recitare e basta. Nata a Chicago, la sua famiglia si trasferì a Puerto Rico prima di stabilirsi a Londra. Poi, quando lei ebbe 11 anni, si trasferirono nel Michigan in una “odiosa casa” nella quale “ non sapevo assolutamente cosa fare con me stessa.”

“Ho passato un periodo della mia vita nel quale non sapevo cosa andasse bene e cosa no. La mia mente era completamente estranea a quel posto, non volevo che mi si dicesse di studiare, non volevo andare a scuola, semplicemente non mi andava di fare niente. E’ stato molto difficile per me trovare un punto di focalizzazione. Poi, ad un certo punto, per qualche ragione, mi sono ritrovata a partecipare ad un’audizione per uno spettacolo della comunità e ho avuto la parte. Improvvisamente è stato come se un interruttore si fosse acceso dentro di me, e mi sono sentita come se potessi esprimere me stessa. Improvvisamente mi sono sentita felice. Non so cosa mi ha guidato alla mia prima audizione, “ rimugina lei “ ma non penso ci sia mai stato un punto in cui io abbia sentito che questo non è quello che sono destinata a fare.”

Dalla fine degli X-Files, Anderson ha goduto dell’opportunità di esplorare il suo “desiderio di essere creativa”. Questo viaggio l’ha portata adesso al palcoscenico del West End, rappresentante un ritorno alla patria geografica e professionale, in quanto è attraverso il teatro che ha iniziato a vivere come un’attrice. “ E’ sempre stata quasi una battaglia per me trovare una giustificazione sul perché sono finita a fare televisione, perché non ho mai pensato di iniziare con quella.”

È inamovibile sul fatto che il recente influsso delle star di Hollywood nel teatro londinese “non abbia influenzato alcunché”, spiegando che “c’è un certo rispetto che circonda il teatro in Inghilterra in modo di differente da New York, e io ho sempre voluto farne parte.”

La sfida di tornare a teatro dopo dieci anni di assenza è stata, secondo lei, come “saltare in un cerchio di fuoco. In teatro hai molto tempo per provare a studiare il tuo personaggio, hai questo campo recitativo da esplorare. In televisione reciti davanti ad una telecamera, lo puoi fare per poco tempo, magari provarlo mentre la camera si muove e poi fondamentalmente vieni filmato.”

E’ questo tipo di sfida artistica nuova che adesso Gillian sembra desiderare. “Sto per provare e fare cose che sono il più lontano possibile da Scully, ma non penso di essere su questo binario solo per provare al mondo che posso farcela.“ Lei ammette di essere “un po’ spaventata in questo momento” ma tra un sacco di altri progetti interessanti, ha recentemente acquistato i diritti di un libro che spera di trasformare in un film che dirigerà. Sembra che il suo nome non uscirà dalla fama artistica per un bel pò.

Uno scopo in cui Gillian spera di riuscire quando il tempo lo permetterà è di tornare agli studi accademici. “Quando ero una studentessa non rispettavo il fatto di esserlo. Non apprezzavo il fatto di essere in una posizione in cui avevo il mondo sotto la punta delle mie dita, era solo qualcosa che dovevo fare. Adesso che capisco il senso, mi piacerebbe davvero ricominciarla con il rispetto che si merita.”

Il ritorno allo studio sembra perfetto per una donna che sembra insaziabilmente curiosa e piena di pensieri. È frustrata dal modo in cui la sua infanzia nomade e la sua attuale vita frenetica sembrano averle negato il tempo che desidera per immergersi nell’università e nei suoi affari. “A causa del lavoro che ho fatto per così tanto tempo, ci sono stati nove anni in cui ho letto di rado un giornale. Ci sono così tante cose che non so, e mi sento davvero ignorante. Mi sento abbastanza convinta di questa cosa e poiché la mia parola è ascoltata, tendo a evitare di dire cose che non siano puramente basate su un grande base di comprensione e verità. Preferirei non dire niente, sebbene lo voglia, ma non voglio mettermi in questa posizione.“

Come sempre, è semplicemente questione di trovare il tempo. “Non sono preoccupata per questa cosa. Faccio solo quello che mi capita davanti e cerco di vivere la mia vita come vorrei fosse vissuta, il che comprende avere amici, viaggiare, avere la libertà e questo genere di cose.”

E’ questo spirito rilassato, mantenuto con yoga e meditazione, che supporta la convinzione di Gillian che questo momentaneo, evasivo periodo di totale libertà dagli impegni apparirà quando sarà il tempo giusto. “Onestamente penso che se le persone capissero completamente su un piano fondamentale che proprio questo momento, questo momento e solo questo, è tutto quello che abbiamo, non ci sarebbero il 99,9% dei problemi che ci sono adesso nel mondo.”

Sarebbe troppo facile considerare questo un punto di vista idealista e romantico e se vuol dire questo per Gillian Anderson “se tutto peggiorasse, tutte le cose materiali, tutta la fama, tutto, so che starei bene. Sono in un periodo molto felice della mia vita in questo momento, e so che potrei trovare la felicità con nient’altro in più.” Poi, citando una certa cantante country rock “non può essere così brutto.”

 

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Desert Island Discs
12 gennaio 2003
trad: Lone Angel

Nota: andare al fondo della pagina per la lista dei pezzi musicali di Gillian.

Sue Lawley: Il mio naufrago questa settimana è un’attrice. La sua infanzia è stata come una scacchiera. I primi anni come figlia unica di una famiglia americana a Londra, i restanti come sorella maggiore negli Stati Uniti.

Recitare è stata la sua ancora di salvezza e a 20 anni si è trasferita a Hollywood per seguire il sogno che ha sedotto e abbandonato molti altri prima. Per lei è diventato realtà. Ha ottenuto la parte dell’Agente Scully in X-Files, affascinante esempio di razionalismo di fronte all’inesplicabile.

Adesso, lasciata dietro le spalle la serie che ha fatto il suo nome e la sua fortuna, è pronta per dimostrare il suo talento come attrice poliedrica e versatile. Ha ricevuto grandi lodi per la sua interpretazione come bellezza dell’antica società in “The House of Mirth” e in questo momento è possibile vederla in un intenso spettacolo, “What the night is for”.

Lei ha avuto ottime critiche, lo spettacolo un po’ meno. Ma tanto, come dice lei “ Ho una tendenza a scalare prima le montagne più alte”. Lei è Gillian Anderson.

S: Hai anche un sacco di fortuna, Gillian. Sto pensando al fatto che hai ottenuto la parte in X-Files – grande colpo di fortuna perché il fatto che ti abbiano presa è interamente dovuto ad un atto di fede del suo creatore, Chris Carter, non è così?

G: Sì è giusto. In quel tempo, lui andava contro corrente ed ha veramente esposto se stesso per me, basandosi sulla sua determinazione ad avere una protagonista ritratta nel modo in cui lui la vedeva e non nel modo in cui la voleva Hollywood.

S: Ma l’ha vista – l’Agente Scully – come intelligente, ben vestita, con le scarpe alte e con lucidi capelli con un taglio a carrè…. Non era esattamente il tuo aspetto quando ti sei presentata per l’audizione.

G: No, non lo era in realtà, e la primissima volta che mi presentai all’audizione, avevo un paio di jeans e capelli lunghi e crespi, quasi come dredd e dopo l’audizione loro mi dissero: “Ok, vogliamo che tu torni per un’altra audizione, ma quando verrai la prossima volta, potresti pettinarti e indossare un vestito o qualcosa di simile?”. Cosa che ovviamente ho fatto.

S: Così sei andata alla prima audizione pensando: “Beh hey, eccone un’altra, devo andarci” e subito hai incontrato questo tizio, Chris Carter, che ha detto “ Sei tu quello che voglio.” Dev’essere stato abbastanza sorprendente.

G: Lo è stato, ma io non avevo la minima idea di dove mi stavo mettendo o di cosa stavo realmente per fare. Voglio dire, sapevo che era un provino per un pilot televisivo. Non sapevo nemmeno cosa fosse un pilot. Non sapevo assolutamente niente.

S: Come hai detto tu era un pilot. Anche quando hai ottenuto il lavoro, e penso sia successo di giovedì per iniziare le riprese il sabato, un pilot non necessariamente ha un seguito.

G: No, non è necessariamente girato o continua per nove anni consecutivi.

S: Avevi una minima idea a proposito di dove ti eri cacciata? Eri lì, occupata per i seguenti nove anni, dieci mesi su dodici, 16 ore al giorno. Tu non ne avevi idea.

G: Nessuna idea. È stato un brutto risveglio.

S: Brutto? Non è stato un benvenuto?

G: Oh, assolutamente. Beh, l’aspetto del benvenuto è stato il fatto di avere un lavoro. Ma prima che tu arrivi all’audizione finale, devi firmare un contratto che stabilisce l’ammontare di denaro che guadagnerai per i seguenti 5 anni e mezzo e che, se ti scelgono, lavorerai per i seguenti cinque anni e mezzo, e non hai altra scelta, non puoi uscirne.

S: Così è stato un grande affare a 24 anni firmare un documento riguardante i 5 anni e mezzo seguenti della tua vita, non è così?

G: Sì!

S: Bene, adesso stiamo firmando un documento che riguarda il resto della tua vita su un’isola. Ti stiamo per far naufragare e tu hai solo questi otto brani musicali per farti compagnia. Dimmi qual è il primo.

G: E’ così difficile scegliere. Sono una grande amante della musica. È stato davvero difficile. E c’è un po’ di ironia in ogni scelta, nonostante abbiano avuto un grande impatto nella mia vita. La prima che ho scelto è “You can’t always get what you want” dei Rolling Stones, non solo perché l’ho sentita tantissimo in camerino mentre mi truccavano e pettinavano nelle prime ore del mattino, e perchè noi la facevamo partire quando eravamo pronti mentre giravamo la serie, ma anche perché l’ironia sta nel fatto che, a volte, anche se c’erano altre cose che avrei voluto, che riguardavano la mia carriera o la mia vita privata, cose che pensavo di dover avere o che desideravo, alla fine non puoi sempre avere quello che vuoi.

S: Sarai felice di sapere che non ti chiederò se credi nel paranormale, comunque, la ragione per cui X-Files ha avuto così tanto successo – ed è stato un successo fenomenale in moltissimi paesi in tutto il mondo – è che c’è un gran numero di persone che credono nel paranormale. Ho letto che circa il 60% della popolazione americana crede nei rapimenti da parte di alieni.

G: Davvero? Non lo sapevo.

S: E credo che una piccola percentuale pensi di essere già stata rapita dagli alieni. Ma è questa la verità, no? È una cosa che si alimenta direttamente da questo tipo di ossessione per il paranormale.

G: Penso di sì, voglio dire è diverso dall’essere spettrale in modo paranormale. Io penso che ci sia un posto per essere spaventati o scioccati. Sai, dove la gente va e vede i film di Halloween e cose del genere. Ciò mi sbalordisce.

S: bel lavoro, sei quella razionale tra i due. L’Agente Mulder era quello che credeva in…

G: sì, ma la cosa interessante è che non puoi evitare che faccia parte della tua vita con un aspetto della sua paranoia e negatività, sebbene sia solo…

S: Davvero è entrato nella tua vita?

G: Penso che sarebbe successo a chiunque. Voglio dire, lavoravamo a Vancouver, dove c’è pochissimo sole per la maggior parte dell’anno, e lavoravamo con un tempo ridicolo per ore ridicole e avevamo a che fare con malvagi mezzi morti per tutto il tempo. Come possono sedici ore della tua vita… Voglio dire, come può non colpirti?

S: Per quanto riguarda noi che non siamo colpiti dal paranormale, ciò che è interessante è il fatto che tu e Mulder non siete mai stati insieme. Un critico ha detto che il più lungo bacio in sospeso nella storia della televisione.

G: No, alla fine lo abbiamo fatto. Oh sì. Abbiamo avuto un figlio. Hai perso un bel pezzo di storia.

S: Santo cielo. Allora l’hanno davvero rovinato per sempre. È finito.

G: E’ finito. C’è una piccola speranza che ci saranno altri film, che ne faremo un secondo. Mi piace davvero l’idea di tornare indietro ogni tot di anni, e fare una riunione, e rivisitare questi personaggi.

S: Devi sentirti molto gelosa di questo ruolo. È tuo, no?

G: Oh, sì. Non c’è… SI’!!

S: Ma l’ironia sta nel fatto che tu non avresti mai voluto fare televisione. Film e teatro erano i tuoi desideri. È una grande ironia.

G: Sì. È quasi isterica. Ero abbastanza elitarista a questo proposito. È stato come :” Ok, non ho un lavoro da un anno, penso che andrò ad un’audizione per una serie televisiva.”

S: non era perché non volevi diventare, cosa che poi logicamente è avvenuta, una pubblica proprietà. Con la televisione succede questo.

G: in quel tempo, non penso di aver avuto questo genere di consapevolezza.

S: Ma quando è successo non ti è piaciuto, giusto?

G: No, l’intero sistema dei media, è solo screditare la vita di una persona.

S: Se questi sono i tuoi sentimenti, perché allora hai fatto hai fatto delle foto abbastanza piccanti dopo? Non sto parlando del paginone di Playboy…

G: No, no, no. Non stiamo parlando di quello. Beh, è stato per un paio di cose. Durante la prima stagione rimasi incinta. Quando successe, è stato un mio sforzo per dire : “ Ok, ecco un altro mio lato, non sono poi così sciatta…”. È stato questo. E non c’è stata premeditazione e adesso guardo queste foto – la gente le porta con se fuori dall’ingresso artisti – e penso “Oh Dio”. Voglio dire, è assolutamente terribile.

S: Parlami del secondo brano.

G: La seconda è una canzone di Joan Armatrading che è stata davvero viva nella mia vita infantile e che è sempre stata una delle sue canzoni che preferisco. È “Save me”.

S: Gillian Anderson, ciò che troviamo affascinante di te è che possiamo vantarci di aver dato i natali ad una parte di te perché tu non sei nata esattamente qua ma hai trascorso nove, dieci anni della tua vita qua a Londra. Dove vivevi e perché?

G: Quando siamo arrivati, subito abbiamo vissuto a Clapham Common e poi ci siamo trasferiti nel Crouch End, dove ho passato i miei anni formativi.

S: E perché eravate qua?

G: Beh inizialmente, secondo la storia, mio padre voleva andare in una scuola di recitazione. E chiese a mia madre, quando vivevano a Chicago prima che nascessi io, se preferisse trasferirsi a Londra o in California e lei scelse Londra. E loro finirono per innamorarsene e per rimanere e rimanere e rimanere e rimanere.

S: Così, come hai detto tu, prima andavi a scuola a Clapham e poi nel Crouch End. Presumibilmente tu parlavi con accento inglese.

G: Sì, è stata la mia prima lingua. Penso fosse un accento inglese diverso da quello attuale. Penso fosse più rude ed incomprensibile.

S: Come? Che cosa intendi?

G: Penso che probabilmente parlavo davvero velocemente e borbottavo e avevo una voce alta da bambina.

S: Quindi eri accettata dagli altri o loro pensavano che fossi diversa perché avevi i genitori americani?

G: Ero considerata una Yankee e ne ero orgogliosa per il fatto che, quando tornavamo d’estate per salutare i parenti e visitavo la famiglia, tornavamo in questi posti pieni di caramelle, e sole e tutto sembrava assolutamente magico, ed era come se fosse : “ Sono qui!”

S: Ma poi quando te ne sei andata, perché ti sei trasferita quando avevi dieci o undici anni, tuo padre ha aperto una ditta di video, credo, negli Stati Uniti. Di nuovo, sei atterrata qua come una specie di outsider nella scuola americana perché avevi l’accento inglese.

G: Subito penso che mi abbiano accettato perché pensavano che fossi curiosa e attraente da un certo punto di vista. Poi ho cominciato ad approfittare di questa cosa, del fatto che stavo attirando tutte queste attenzioni. Io mi aspettavo di essere al centro dell’attenzione e loro dopo un momento dicevano : ‘Vai al diavolo.’

S: Cosa? Ti mettevi in mostra?

G: Si, sono sempre stata una che si mette in mostra?

S: Ribelle?

G: Molto.

S: Che tipo di ribellione è stata quando avevi dieci, undici, dodici anni e hai attraversato l’Atlantico?

G: Oh, sai. Quel tipo di cose che fanno i bambini, rubare, mentire, tradire…

S: Di certo, un altro aspetto interessante di quel periodo della tua vita è che sei stata figlia unica per 13 anni e poi i tuoi genitori sono tornati qua, hanno cominciato a fare soldi, e hanno deciso di avere altri figli. Dev’essere stato abbastanza sconvolgente!

G: Sì, è stato abbastanza scioccante. Improvvisamente, dopo essere stata figlia unica per così tanto tempo, questi due nuovi lumaconi mi hanno rubato tutte le attenzioni e mi sono ritrovata a raccogliere i loro giocattoli e a fare loro da babysitter. Penso che mi abbia causato della turbamento interiore.

S: Voglio parlare del tuo turbamento interiore, ma adesso facciamo una pausa per un po’ di musica. Numero 3, cos’è?

G: E’ di una band che, solo negli ultimi anni, negli ultimi 5 o 6 anni è diventata probabilmente la mia band preferita. C’è un energia nella loro musica, che ha le sue radici nel mio turbamento. Sono i Radiohead.

S: Radiohead e “Exit music for a film”. Parliamo dei tuoi turbamenti, Gillian. Che forma hanno preso prima di tutto?

G: Mi sono trasferita dalla mia esperienza di una città grande, vitale vibrante e appassionata ad una città nel mio immaginario piccola e noiosamente repubblicana e ho cominciato a realizzare che il modo in cui mi sentivo, che esprimeva me stessa la maggior parte del tempo, era attraverso vestirmi in un certo modo, sentire un certo tipo di musica e esprimere il mio dissenso verso quello che consideravo una rigida cittadina americana dell'ala destra.

S: Così’ sei diventata una punk?

G: Sì l’ho fatto.

S: Com’eri?

G: Beh, sai, compravo la maggior parte dei miei vestiti nei negozi economici, indossavo stivali neri appuntiti con fibbie Oxford, avevo i capelli di colori diversi e, a volte, mi radevo i lati della mia testa, e avevo un anello al naso che comprai un’estate a Londra quando avevo 14 anni. Ed ero una di quelle ragazze che, quando camminano per la strada con il loro fidanzato e qualcuno gli cammina vicino e comincia a fissarle, si gira verso di loro e gli mostra il dito. Andavo a fare danze sfrenate, stavo alzata fino a tardi e prendevo un sacco di cose che non sono normali per le ragazze di quell’età.

S: A quanto pare sei entrata in terapia quando avevi 14 anni. È perché sei entrata nelle droghe, nell’alcool o nella promiscuità? Che cosa è stato?

G: Molte cose davvero pericolose. E avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse così ho iniziato.

S: Ti è servito?

G: Sì. Sono ancora viva. E ci sono state molte persone lungo la strada che mi hanno aiutato sotto forma di terapisti o guide spirituali.

S: Hai continuato? Vedi ancora queste persone?

G: Quando ne ho bisogno sì. Ci sono certi momenti nella vita in cui le cose emergono attimo dopo attimo e tu hai bisogno di confrontarle e di superarle per vivere una vita pacifica e piena di gioia.

S: Quindi stai dicendo che era qualcosa di più di una semplice ribellione adolescenziale. È qualcosa che va più in profondità. C’era un bottone per l’autodistruzione in esso.

G: Oh assolutamente. Sì, assolutamente.

S: E tu hai sottinteso che non saresti qui senza la terapia.

G: Non penso che ci sarei, no. In alcuni punti tra quella strada e adesso… davvero non penso…

S: Quale è stato il punto peggiore? Quanti anni avevi?

G: Oh, ce ne sono stai tanti, è successo. E le persone lo affrontano in modi diversi. Le persone si salvano in modi diversi. E le persone si distruggono in modi diversi. Ho una forte opinione a questo riguardo.

S: E il tuo successo, quando hai avuto successo negli X-Files, come abbiamo detto avevi 24 anni e stiamo parlando del periodo tra i 13 e i 24 anni…

G: La risposta è no. So dove sarebbe andata a finire la domanda e la risposta è no. Il successo non ha niente a che fare con la felicità. Il successo non ha niente a che fare con la liberazione dai demoni.

S: Ma ti ha portato un po’ di tranquillità visto che ti ha dato sicurezza?

G: Quel tipo di sicurezza non è sicurezza vera. Non ha NIENTE a che fare con le cose materiali.

S: E l’hai trovata?

G: La vera felicità? Ci sono stati momenti della mia vita di vera… Si, non potrei dirlo se non l’avessi trovata. Questo è dovuto alla mia esperienza personale.

S: Brano numero quattro.

G: E’ una canzone a cui sono sempre stata profondamente legata. È “Strange fruit” di Nina Simone.

S: E’ un pezzo straordinario, vero?

G: Davvero straordinario. Prima di tutto la sua voce è semplicemente… è davvero notevole e muove gli strumenti che ha intorno.

S: In ogni modo, torniamo alla tua vita. Recitare, ho detto nell’introduzione, è stata una specie di ancora di salvezza. Voglio dire, c’è un po’ di verità in questo, no? È diventata una sorta di costante per te.

G: Lo è stata. Quando ero al liceo non ero una studentessa particolarmente brava ed era davvero difficile concentrarmi. Di conseguenza i miei voti non erano molto buoni. E fu così fino a quando, credo a 16 anni, non scoprii il teatro – iniziai a fare un internato e a lavorare in un teatro collettivo - e non successe che entrai improvvisamente a fare parte del cast. Era come se qualcuno avesse acceso un fiammifero o una lampadina dentro di me, e fu uno straordinario punto di svolta per i miei sentimenti perché avevo una voce nel mondo e c’era qualcosa che potevo fare traendone piacere.

S: Così sei andata alla scuola di teatro di Chicago. Ed è stato abbastanza competitivo, perché potevi essere buttata fuori alla fine di ogni anno se loro avessero pensato… quindi è un gruppo che diventava sempre più piccolo. Che cosa facevi là e come sei riuscita a rimanere?

G: Studiavamo recitazione. Voglio dire, era un teatro conservatorio alla Scuola di Teatro Goodman a Chicago e facevamo spettacoli e facevamo corsi di movimento, corsi di voce, studiavamo anche altre cose relativamente insignificanti, penso, per tutti noi a quel tempo.

S: Ma tu sentivi di essere al posto giusto. Era adatto. Non avrebbe potuto essere altro. Recitare era quello per cui pensavi di dover stare lì.

G: Sì. Sì.

S: Poi hai continuato a New York. Hai recitato sui palcoscenici di New York.

G: Alla fine dell’anno scolastico andammo a New York e facemmo dei monologhi. Io ne avevo scritto uno su mio padre, credo – qualcosa a proposito di una panchina, non ricordo. C’era un agente di un’agenzia davvero molto buona che mi fece letteralmente sedere e mi disse: “Guarda, se vieni via di qua, noi ti rappresenteremo.”. Così presi tutte le mie cose guidai la mia Wolkswagen Rabbit una notte dalle 23.00 e trovai da sola la mia strada attraverso New York.

S: Quanto era lontano? Centinaia di miglia?

G: Sì.

S: E avevi un posto dove stare quando sei arrivata là?

G: No.

S: E hai fatto la cameriera per un po’ perché le parti non arrivavano spesso e velocemente.

G: No, per niente. Non arrivavano. In retrospettiva non è incredibilmente vero, visto che dopo un anno ho trovato lavoro.

S: Ma non abbastanza lavoro da trattenerti dall’andare a L.A., perché è là che sei andata e hai deciso di continuare a recitare.

G: Sì, non avevo intenzione di trasferirmi là. Volevo solo visitare il mio fidanzato ed è finita che ho venduto il mio biglietto di ritorno e ho messo tutte le mie cose in deposito.

S: Vedì è il fato.

G: Sì. Fato e destino.

S: Pezzo numero 5.

G: Il numero 5 è un pezzo di Schubert che ho amato per tanti anni che mi porta indietro nel tempo e questa è una ragione abbastanza buona per portarlo in un’isola deserta dove ho bisogno di piangere da sola. E’ “Death and the maiden”.

S: Hai recitato in “The house of mirth”, il film tratto dalla novella di Edith Wharton… Hai recitato il ruolo della povera eroina Lily Bart. A quanto pare sei stata di nuovo scelta perchè il suo creatore, Terence Davies, ti voleva. Lui ti ha pubblicizzato e ti voleva.

G: Beh, la cosa bizzarra è che lui non aveva mai visto un mio lavoro. E che lui voleva conoscermi basandosi sulla fotografia di un ruolo che avevo interpretato, una motociclista alcolizzata di mezz’età. È quella fu una posa per il film.

S: Straordinario perché lui voleva che recitassi il ruolo di questa bellissima donna della società Edwardiana. Ma aveva ragione. Sei meravigliosa con quegli abiti antichi. Ti sentivi a tuo agio? Stavi bene.

G: Mi sono sempre legata a quel periodo su un livello emotivo e psicologico.

S: E hai visto dei paralleli? Voglio dire, la storia di Lily riguarda una donna elegante ma imperfetta che cerca di trovare la sua strada nella vita. Ha a che fare con la sopravvivenza e lei, è indubbio, non sopravvive.

G: Beh, non ho dubbi che, come artisti, scegliamo di tuffarci in soggetti – come succede ad un pittore o ad un attore – che hanno qualche risonanza nella nostra vita. È chiaro per me che molti dei ruoli che ho scelto di interpretare riguardano donne che in qualche modo lottano con se stesse e la loro mente.

S: C’è qualcosa qui, che non fallisce con il peso della vita.

G: Sì, esattamente. E si spera che alla fine dei giorni – non nel caso di Lily – si possa risalire e andare avanti. Io ho rispetto e apprezzo moltissimo coloro che sopravvivono, che ci riescono. Chi, contro tutte le difficoltà, riesce ad andare avanti.

S: Pezzo numero 6.

G: Il titolo è “ Love is everything” perché io ci credo. L’amore è tutto. Alla fine dei giorni, se parliamo della differenza tra essere risucchiati a fondo ed essere capaci di risalire, questo concetto diventa improvvisamente a giocare un ruolo davvero forte.

S: Quindi siamo arrivate al tuo attuale spettacolo nel West End, “What the night is for”, Gillian. Come ho detto nell’introduzione, le critiche non sono state grandi, ma in realtà è stato lo spettacolo stesso, e non tu o il tuo co-protagonista Roger Allam, che ha preso una botta dalla critica. Di nuovo, questo è scalare prima la montagna più alta. Non hai scelto un’opzione esattamente facile nel West End in questo intenso doppio.

G: Lo so. La mia intera vita è crivellata da scelte come questa.

S: Ma com’è dopo quella prima notte, ovviamente c’erano ancora cose da perfezionare e poi i critici non hanno reagito come voi avreste voluto. Dev’essere veramente spaventoso.

G: Non so di incredibile paura. Penso che abbiamo scelto di fare uno spettacolo che sapevamo avrebbe causato sconvolgimento in qualcuno qui a Londra, già solo in termini di soggetto e che avrebbe fatto sentire imbarazzate alcune persone.

S: Nostalgia di vecchi amori? Perché è così difficile?

G: No, noi stiamo avendo a che fare con le forti convinzioni riguardo a quanto una persona sia felice o meno in una relazione. E se uno va a teatro, dopo quarant’anni di matrimonio, con sua moglie e non è stato felice per 18 di questi anni ma continua a farlo perché è giusto così, allora si siederanno vicini sentendo un po’ di imbarazzo.

S: Quindi ci sono alcuni problemi da pagina di terapia qui. E pensi , sembra che tu sottintendi che noi inglesi non riusciamo a risolverli.

G: Possibile. Ma quello che penso è che questo tipo di dialogo, tralasciano il corpo dello spettacolo che ha a che fare con questi argomenti, non viene discusso prontamente né dagli inglesi, né dagli americani. Il discorso terapia e il discorso verità è più disponibile nell’individuo, è sulla punta della lingua della maggior parte delle persone.

S: E che mi dici dell’intera esperienza di stare su un palcoscenico?

G: E’ davvero straordinaria. Il processo delle prove è assolutamente creativo, invigorente e la cosa affascinante, indipendentemente da questo, è negoziare con lo spettacolo e, sera dopo sera, con il pubblico. Negoziarlo per vivere, respirare, stare in teatro.

S: Esattamente, è questa è la sostanziale differenza da fare film o televisione. Questa è una performance continua, ininterrotta che cambia ogni volta perché tu hai quest’altra cosa organica…

G: E cambia drammaticamente. Lo show è davvero diverso, notte dopo notte, lo è davvero. Semplicemente, l’ebbrezza dello spunto creativo che corre di momento in momento attraverso di te alle altre persone sul palco è esilarante. Non c’è niente di simile nei film.

S: pezzo numero 7.

G: Ho questo album da due anni, ma questa canzone in particolare è davvero ricorrente nella mia vita adesso ed è molto romantica e melanconica. È “ Hey, that’s no way to say goodbye” di Roberta Flack.

S: C’è un gran parlare di romanticismo nell’anima da queste parti. Indica che sta succedendo qualcosa? Qualcuno vicino in questo momento?

G: Ummm, sì.

S: O si sono appena detti arrivederci?

G: Prossimo argomento?

S: Ho capito, ok.

G: Ma grazie per essere stata così intuitiva.

S: Che mi dici della tua famiglia? Che mi dici della madre e del padre che hanno dato vita a questa figlia ribelle, difficile e punk? Sono estasiati e orgogliosi che tu abbia trovato fama e fortuna?

G: Sono sicura di sì, che lo siano. Sono sicura che siano estasiati e felici che io non abbia mollato – che senza una via d’uscita sulla mia strada io non abbia rinunciato al mio sogno e che io sia giunta a non perdere la speranza. Io sono convinta che siano elettrizzati perché hanno una figlia viva e che si è lanciata avanti.

S: Quindi sei una donna che ha imparato ad essere auto sufficiente. Hai imparato ad avere a che fare con te stessa e con le vicissitudini della vita così difficili. Quindi riuscirai a sopravvivere in quest’isola deserta, non è vero?

G: Oh, assolutamente. Mi sento davvero molto molto bene in questo genere di situazioni. So come costruirmi un fuoco e una capanna e prendermi cura di me stessa.

S: Sempre che tu non venga rapita da alieni di qualche tipo.

G: Non ho dubbi che, dopo qualche anno in un’isola deserta pregherei giornalmente che qualcosa mi rapisse, indipendentemente dalla sua grandezza, forma o aspetto.

S: Tutti questi nove anni devono averti insegnato a prenderli in giro, huh? Parlami del tuo ultimo pezzo.

G: L’ultimo brano è di uno dei miei artisti preferiti di tutti i tempi, Jeff Buckley. È una canzone di Leonard Cohen. È “Hallelujah”.

S: Adesso Gillian, se potessi portare sull’isola deserta solo uno di questi brani, quale sceglieresti?

G: “Hallelujah” di Jeff Bucley. Sicuramente, penso.

S: Ora, che mi dici del tuo libro? Ti abbiamo dato la bibbia, è là sulla sabbia, e l’opera completa di Shakespeare ti sta aspettando. Ma se potessi portarne solo uno, quale sceglieresti?

G: Io prenderei un libro di Eckhart Tolle, “ The power is now” che in breve parla di come la felicità possa essere trovata solo in questo momento.

S: Che mi dici della tuo lusso?

G: Qualche registrazione, una registrazione vocale di mia figlia e delle mie amate storie autobiografiche e poesie che posso sentire ogni volta che voglio.

S: Gillian Anderson, grazie mille soprattutto per averci fatto sentire il tuo disco dell’isola deserta.

G: Grazie per avermi scelto. È stato un grande piacere.


1. ‘You Can’t Always Get What You Want’
Artista: Rolling Stones
Compositori: Jagger/Richards
Titolo del CD: Hot Rocks 2
2. ‘Save Me’
Artista: Joan Armatrading
Compositore: Joan Armatrading
CD Title: Joan Armatrading

3. ‘Exit Music for a Film’
Artista: Radiohead
Compositore: Radiohead
Titolo del CD: Ok Computer
4. ‘Strange Fruit’
Artista: Nina Simone
Compositore: S White / T Allen
Titolo delCD: Feeling Good - The Very Best of Nina Simone
5. ‘Part of Death and the Maiden’
Artista: Amadeus Quartet
Compositore: Schubert
Titolo del CD: Death and the Maiden/Hunt Quartet
6. ‘Love is Everything’
Artista: Jane Siberry
Compositore: Jane Siberry
Titolo del CD: When I Was a Boy

7. ‘Hey, That’s No Way to Say Goodbye’
Artista: Roberta Flack
Compositore: Leonard Cohen
Titolo del CD: First Take
8. ‘Hallelujah’
Artista: Jeff Buckley
Compositore: L Cohen
Titolo del CD: Grace

 

Interviste 2002

Chat della BBC 6 Dicembre 2002
[Traduzione di:EN AMI]

HOST: Salve e benvenuti alla Live Chat di questo pomeriggio con Gillian Anderson. La pluripremiata attrice e probabilmente meglio conosciuta in Inghilterra per la interpretazione di Dana Scully nella famosa serie Tv The X Files. Gillian ha anche fatto una enorme impressione sul pubblico in tutto il mondo grazie alla sua performance in un film come “The house of mirth”. Attualmente appare in una produzione teatrale che si chiama “What the night is for”. Si tratta di uno spettacolo che parla di cio che accade quando due vecchi amanti, entrambi sposati, si trovano riuniti per una notte di passione e di scoperte nella stanza di un hotel.

HOST: Gillian è rimasta impressionata dalla nostra presentazione.

HOST: Gwyneth Paltrow si è lamentata degli uomini inglesi, tu come li hai trovati?

GA: C’è n’è stato qualcuno all’uscita dal teatro che mi ha consegnato alcune poesie, ma non erano Inglesi. Ho autografato a qualcuno di recente il piercing all’ombelico. Ma non sono mai stata attratta da nessuno di loro, no!

FROM RACHEL - DARLINGTON: Chi potrebbe essere il tuo co-protagonista ideale in teatro?

GA: Ce ne sono alcuni….Mi piacerebbe fare qualcosa con Emma Thompson, Judy Dench, Maggie Smith, Cate Blanchett. Uomini non me ne vengono in mente ora. Ce ne sono in abbondanza.

FROM……: Che tipo di ricerca hai fatto per prepararti al ruolo di Lindy Metz?

GA: Ho letto molto - lei lavora con bambini che hanno dei bisogni particolari ed io ho letto su che tipo di impegno potrebbe avere uno che fa questo tipo di lavoro. Ho letto un paio di libri che sono menzionati nella commedia. A certi livelli, come attore, uno rimane colpito da questa sorta di vita emozionante, puoi solo attingere alle tue stesse esperienze, anche se non hanno lo stesso sapore. In termini di fedeltà, ho una visione molto forte sul cosa la gente intende per stare insieme. Credo anche che, in riguardo alla famiglia, qualche volta due amabili genitori separati, possono essere genitori migliori per un figlio rispetto a due genitori infelici che stanno insieme.

FROM…..: Ciao, Gillian. Ti senti a casa a Londra? Quali sono i tuoi posti preferiti da visitare?

GA: Mi sento a casa a Londra. Mi piace andare per gallerie e musei, ma non ho un posto preferito. Potrò avere più giorni liberi una volta che avrò finito con queste interviste.

FROM…..: C’è qualcosa che i tuoi fans hanno fatto che ti ha seccata, o che ti ha fatto innervosire?

GA: Non c’è stato davvero nulla. Ci sono state alcune persone che hanno scoperto dove vivo ed hanno cominciato a bazzicare frequentemente da quelle parti, il che è un pochino seccante. La combinazione di entrambe, e molte altre cose, si sono trasformate in un buon miscuglio.

FROM…..: Sai se c’è la possibilità che What the night is for possa essere rappresentata a New York?

GA: Non lo so. Allo stesso punto credo che ci verrà proposto alla fine dello spettacolo. Non penso che potremmo fare questo per un anno circa. Dovresti chiedermelo alla fine dello spettacolo, non so se potrei impegnarmi così a lungo ed essere ancora così pazzamente innamorata del personaggio.

FROM….: Roger sembra un tipo forte, ed anche estremamente bravo!!! Vi state divertendo a lavorare insieme?

GA: Ci stiamo divertendo un mondo. Io lo adoro. E’ simpatico e divertentissimo. Stiamo passando un buon momento. Siamo entrambi nudi nella commedia e le prime volte non riuscivamo a smettere di ridere.

FROM….: Mi è piaciuto lo spettacolo, Gillian. Non riesco ad aspettare di rivederlo ancora. Mi stavo chiedendo, hai avuto l’opportunità di visitare il tuo albero da quando sei arrivata qui?

GA: No, ma mi piacerebbe che qualcuno mi dicesse esattamente dove si trova. La gente può acquistare alberi per la gente e darglieli come regalo ed un gruppo di persone ha fatto questo per me. Credo si tratti di un albero English Oak.

FROM……: Tu hai comprato i diritti del libro “Speed of light”, in riguardo al film, il progetto va avanti?

GA: Al momento lentamente. Ci ho lavorato per alcune settimane prima di venire a Londra. Spero di riportarci su la mia attenzione al più presto.

FROM….: Penso che tu sia stata superba nello spettacolo. C’è qualche possibilità che possa essere trasportato sullo schermo? Sono sicura che la BBC potrebbe esserne interessata!

GA: Dovresti chiederlo all’autore. Non è una domanda per me. Non sono sicura che potrebbe essere tradotto in un film. Fino a prova contraria.

FROM….: Come ex abitante, che ne pensi del tuo ritorno a Londra dopo 10 anni? Mi piacerebbe sapere quale cambiamento ti ha colpito di più dal tempo in cui abitavi qui.

GA: Ogni cosa! Non c’è una grande varietà di edifici nuovi in città come queste perché non c’è posto. Ma mi ricordo quando il primo Mc Donald ha raggiunto Londra. Quando stavo crescendo qui, non si riusciva a trovare del buon cibo ovunque, era tutto untuoso e oleoso e il cibo migliore era il cibo Indiano. E’ tutto cambiato drasticamente da allora. Alcuni dei migliori ristoranti del mondo sono qui ora.

FROM….: Hai qualche superstizione, o qualche abitudine prima di andare in scena?

GA: Solo alcune….Ho la mia routine…..Il trucco, una ripassata alla sceneggiatura, il vestirmi ecc…

FROM….: Hai interpretato una varietà di ruoli da Scully a Loretta Lee, da Meredith a Lily….Che cosa cerchi in un personaggio che ti fa desiderare di interpretarlo?

GA: Non saprei. Per primo dipende dalla sceneggiatura. Lo scritto è uno degli aspetti più importanti. Poi chi è il regista e chi sono gli altri attori. Sono interessata ad interpretare personaggi diversi per mettermi alla prova come attrice. Generalmente abuso di me stessa. Non è tanto il tipo di personaggio, quanto l’intero pezzo, o l’intera storia.

FROM….: Gillian, durante la tua lunga carriera quale ruolo potresti dire che è stato più difficile da interpretare e perché?

GA: Penso, probabilmente, Lily solo per la quantità di concentrazione di cui c’era bisogno per mantenere tutti gli aspetti della questione, non solo per il periodo e l’era, ma per rendere il più veritiero possibile un meraviglioso romanzo. In un certo senso vivere nei panni di Lindy ogni sera è diventata l’opportunità più appagante, perché la crescita del personaggio avviene durante lo spettacolo. E’ davvero appagante per un attore attraversare questi gradi.

FROM….: Sei famosa per i tuoi attacchi di ridarella durante le riprese di X Files. Siccome in teatro non puoi fermarti e fare un'altra ripresa, cosa fai per evitare che questo accada?

GA: Prego davvero duramente di non crollare sul palco. C’è stata una sola performance durante la quale ci siamo quasi persi. Quando abbiamo cominciato c’è stata una infestazione di moscerini della frutta e c’è stata una sera in cui c’erano 8/10 di questi moscerini sul palco e fuori stava piovendo e trovavamo difficile riuscire a sentirci. Le grondaie sono dentro il teatro così la pioggia cominciò a scendere giù e fu davvero rumorosa. Poi cominciò a tuonare e il tetto iniziò a gocciolare. Fu a quel punto che entrambi fummo vicini a cedere. Fu la commedia degli errori.

FROM…..: Ci sono dei ruoli del passato di cui ti sei pentita, o ruoli che hai rifiutato e che ora desidereresti aver fatto?

GA: Ce né uno - per il quale ho avuto un’offerta ed ho rifiutato - era per “Wings of a Dove. Lo rimpiango, ma preferirei non parlarne.

HOST: Avete solo 5 minuti prima che Gillian vada via.

FROM….: Ho davvero ammirato tutto quello che hai fatto in carriera. Puoi dare qualche consiglio ad una studentessa di recitazione che sta aspettando la sua grande occasione?

GA: Continuare a studiare il più a lungo possibile. Capire il ruolo verso cui sei portata il più possibile così che alla fine ti troverai dove c’è il tuo maggior divertimento e non al punto di avere come fine il fatto di diventare ricco e famoso. Cerca il posto dove ti trovi bene, perché dovrai restargli fedele, sia che tu sia disoccupata, sia che tu stia lavorando. Il culmine dell’essere una celebrità per me è che mi ha dato l’opportunità di avere voce in questioni che uno considera importanti, e noi abbiamo la tendenza ad ascoltare le celebrità che si prendono carico dei nostri suggerimenti. Sono stata capace di parlare su molte questioni che erano importanti per me e come risultato di questo, c’è stato un largo contingente di fans che si sono coinvolti in questi problemi e poi si sono coinvolti in cose che erano importanti per loro. Ovviamente ci sono benefici finanziari.

HOST: C’è tempo per altre due domande-

HOST: Che ne pensi delle recensioni sullo spettacolo?

GA: Sono state ingannevoli in diversi modi, perché affrontano questi problemi che mettono le persone a disagio - certi modi di dire la verità. Non penso che è perché i critici non l’abbiano gradito, ma penso che non siano abituati a questo tipo di spettacolo…sono abituati a qualcosa di più tradizionale che attrae di più la loro sensibilità. Ho scelto di non leggere le recensioni negative perché non voglio che influenzino la mia performance. Il responso del pubblico è stato meraviglioso. Non è davvero importante tutto considerato. E’ spiacevole, sembra che dovremmo abolire l’idea di avere la serata per la stampa. E’ assolutamente grottesca e assolutamente controproducente per tutte le persone coinvolte. Non è una buona indicazione. Quando siamo arrivati li abbiamo guardato giù e c’era questa specie di battaglione di fronte a noi. Come poteva non influenzarci? Qualcuno dovrebbe cambiare queste regole e ti garantisco che la maggioranza degli attori di questa città potrebbe sostenermi. Diamo inizio alla petizione ora……

HOST: E’ il momento per altre 2 domande del pubblico.

FROM…..: Sembra che un sacco di celebrità americane si stanno spostando a Londra in questo periodo. Perché questo e tu hai progetti di fare di Londra la tua casa?

GA: Non ho idea del perché. La mia scelta è perché sapevo, quando lasciai Londra, che mi sarebbe piaciuto avere una casa qui. Questa è stata la mia prima opportunità per farlo, così eccomi qua!

HOST: Siamo arrivati alla fine di questa Chat pomeridiana. Abbiamo tempo solo per un'altra domanda….

FROM…..: Guarderai mai più un pacchetto di M&M’s una volta finito lo spettacolo?

GA: Certamente non quelli che mangio sul palco - i croccanti blu. Non so se li guarderò mai più, ma di sicuro mi ricorderanno una parte della mia vita…..Come mi piace riascoltare ancora la musica. Non so quanto a lungo riuscirò a resistere.

HOST: Questo è tutto il tempo che avevamo. Qui c’è Gillian Anderson con due paroline finali…

GA: Per prima cosa, grazie per essere stati la fuori per così tanto tempo. Siete confortanti e matti. Grazie a tutti quelli che si sono collegati e non mi importa di quello che ho detto.

HOST: Grazie alla nostra ospite, Gillian Anderson e a tutti quelli che si sono registrati oggi pomeriggio. Scusate se le vostre domande non hanno avuto risposta - semplicemente non avevamo tempo per coprirle tutte.

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The Guardian
Saturday October 26th 2002
Weekend Magazine
Scritto da: Suzie Mackenzie
[traduzione: Adry]

Il messaggio che mi è stato riferito è che Gillian Anderson preferisce non parlare di

X-FILES. Ciò è ottimo per me-non essendo un affezionato di questa serie televisiva americana o particolarmente interessato nel suo soggetto,il paranormale- ma ciò sembra strano per lei,da 9 anni dei suoi 10 di vita lavorativa,dall’età di 24 a quella di 33 anni,che sono stati dedicati allo show;con un calcolo fatto da lei,10 mesi all’anno,16 ore al giorno- sono più di 30.000 ore di tempo lavorativo. O mettendola in un altro modo,3 anni e mezzo di giorni consecutivi- cioè più lungo della durata del suo matrimonio.

E,di sicuro,per la pubblica immaginazione la Anderson è X-FILES. Lei è l’intelligente, scettica,scientifica agente Dana Scully dell’FBI,che noi di solito vedevamo in un tailleur senza alcun senso,che cercava di dare supporto e reprimere la sua passionalità,alla visionaria e probabilmente delusa controparte,l’agente Mulder,nella sua ricerca della verità che è “La Fuori”.In più per essere franco,non è che tuttavia lei abbia fatto molto altro- non c’è mai stato tempo.Spettacolare com’è stata nel film,adattato da Terence Davis,del romanzo di Edith Wharton: THE HOUSE OF MIRTH,la sua performance dell’eroina tragica, Lily Bart, non è la ragione per cui siamo entrambi seduti, qui, nella sua casa di Notting Hill- una casa che,incidentalmente,potrebbe essere venuta direttamente dalla Wharton,intensa com’è,quasi narcotica,con gusto.

La ragione è la posizione di fenomeno culturale di X-FILES,e per il ripudiarlo così come lei fa-“Non guardo televisione. La mia intenzione è stata sempre quella di lavorare a film e in teatro. Simpatizzo con le persone a cui non piace materiale spaventoso. Volevo finire con lo show qualche tempo prima di quanto abbiamo finito.”(E’ stato messo finalmente a letto)-lei è uno provocante miscuglio di ostinazione e divertimento,potresti dire,quasi un Mulderismo, nel suo ingenuo e provocante coraggio.

Ciò che sta ammettendo,chiaramente,è che c’è una Gillian Anderson la fuori,che non è definita da Scully o da quel successo. Una grande verità. Lei ha ragione ad ammetterlo. Le lunghe serie televisive frequentemente rovinano gli attori che vogliono fare altro- particolarmente i giovani attori con nessun corpo di lavoro alle spalle, e X-FILES è stato il primo lavoro professionale della Anderson,degno di nota. In modo interessante l’ultimo film di Paul Schrader,l’eccellente Auto Focus,fa precisamente il punto della questione-esamina la vita e la morte di Bob Craine,la star della serie Hogan del 1960,che fu un nome conosciuto nelle case americane e che,quando la serie finì,non lavorò più molto. In Britannia,con più di una tradizione di attori,tendiamo ad essere più negligenti,ma questo ancora non vale niente, preso un attore del calibro di John Thaw, più di 10 anni di metamorfosi nell’ispettore Jack Regan in The Sweeney into Morse;e poi altri 10 anni per inventare di nuovo se stesso come Kavanagh QC. E Thaw non ha mai trasceso con successo la televisione.

In questo modo si prende coraggio,strategia e una non piccola determinazione nel fare un cambiamento. THE HOUSE OF MIRTH è stato il primo passo della Anderson nel “prestigio” del dramma. E il prossimo mese andrà in scena a Londra in un opera di Michael Weller,WHAT THE NIGHT IS FOR,un duetto focalizzato su due amanti che si incontrano per una notte,11 anni dopo che la loro storia è finita. Ora sono entrambi sposati e infelici,entrambi adesso devono decidere se questa fantasia può essere trasformata in una realtà che ha un qualche significato. Come dice la Anderson: “E’ solo una fuga?Finiranno col portare tutto il bagaglio dalle loro precedenti relazioni,o si salveranno a vicenda?”

Melinda è una donna che sente tutta la sua vita “giudica e biasimata” e,come Lily in THE HOUSE OF MIRTH,ha nelle sue mani la propria salvezza. Lily,di sicuro,non coglie quella opportunità,e quando lo spettacolo finisce non sappiamo di sicuro se Melinda lo faccia,oppure no. Questo è il tema,la Anderson ammette,che la preoccupa. “Intellettualmente,Lily sa qual è la migliore mossa per se stessa, in termini di amore e sicurezza,e ancora non riesce a farla.” Tutti combattiamo con questo dilemma,la Anderson dice: “Sappiamo che non dobbiamo bere l’intera bottiglia di vino,ma lo facciamo comunque. Sabotando noi stessi,perché siamo terrorizzati dal vivere nella benevola zona grigia. Il pericolo ci fa sentire vivi,e così ci allettiamo con esso.”Lei(Gillian) lo sa questo, “perché è la mia battaglia vivere in mezzo alla strada. Provo. Ma neanche voglio il grigio.”

E’ la paura,lei sta dicendo,che ci motiva per di più nella vita e ci spinge in direzioni che rimbalzano su di noi e ci minacciano. La paura che non meritiamo ciò che abbiamo. “Lo so questo. Penso spesso che la ragione per cui ho creato così tante battaglie nella mia vita è perché sto cercando di bilanciare il bene con il male. Perché senza il male,mi sentirei troppo colpevole,troppo fortunata.” E,la paura,l’autolesionismo,la bassa stima di se stessi sono difficili abitudini da perdere,come dice lei. Ti continui a ripetere: “Camminando per la strada,cadi dentro ad un buco. Il giorno dopo,puoi cadere di nuovo.Stessa strada,stesso buco. Forse un giorno imparerai a camminare attorno al buco. Infine,con buone speranze, prenderai un’altra strada.”

A lei piacciono queste storie paradigmatiche e ne ha tante da raccontare. La sua preferita:“Una piccola onda nell’oceano,si avvolge ed è terrifica perché sta per schiantarsi.  ‘Sono così spaventata ’dice ‘di oltrepassare le onde più grandi. Chi risponde:‘Tu non sei una piccola onda. Tu sei l’oceano.’                                                         

La mia preferita: ‘lei vede un bambino con le stampelle che cammina sulla scala mobile di una metropolitana-mentre

tutte le persone con gambe perfette stanno proprio ferme.’ Tutte queste sono storie sugli sforzi e il superamento delle proprie limitazioni.

Lei è stata in terapia per 20 anni. “Ho iniziato quando avevo 14 anni,era la mia linea di vita.”E l’ha sempre mantenuta tenacemente. “Non posso dirti quanti terapisti e in quante città.” Senza questo,lei dice,senza che glielo chieda, “Non sarei qui.” Questo è il punto,dice,dove finisci di domandarti da dove salta fuori l’impulso dell’auto-distruzione quando smetti di cercare“la fuori” qualcuno da biasimare. E accetti che “cosa accade nelle nostre vite non è mai colpa di qualcuno,ma solo nostra.”Come lei dice, “inizi a guardare dall’interno.”

Da bambina,era auto-distruttiva. I suoi genitori erano dei buoni genitore,entrambi brillanti,gran lavoratori,e quando lei aveva 2 anni,suo padre portò la sua piccola famiglia da Puerto Rico a Londra,in un appartamento in Crouch End,così che lui potesse iscriversi alla London Film School. Non ci sono mai stati soldi. Lei è andata a scuola qui, è stata votata dalla sua classe come “la persona più bizzarra” dell’anno. D’altra parte,è stata chiacchierata per promiscuità,droga e alcool,una classica adolescente ribelle,ma quando mi riferisco all’ordinaria infelicità di Freud,a lei non piace,pensa che la frase la minimizza. “Qualcosa è accaduto,eventi certi di cui ho scelto di non parlare. Non è il luogo giusto. Non chiedere.”

A proposito di niente di tutto ciò,lei inizia a ridacchiare improvvisamente e poi parla di questo piuttosto curioso racconto su suo nonno,il padre di suo padre. “La storia inizia da quando lui aveva 25 anni ed era seduto in un bar della California. E il barista lo stava prendendo in giro perché non aveva una donna. ‘Alla prossima donna che entra da quella porta chiederò un appuntamento.’ Attraverso quella porta passa una ragazza di 14 anni,che lui ha portato fuori e poi ha sposato. A 16 anni lei rimase incinta di mio padre. Poi ha avuto altri otto bambini. Loro vivono in tutte le parti del mondo. In Venezuela,Marocco, India,perché mio nonno era nell’aviazione canadese.” Molto più tardi,lei dice,dopo tutti i bambini, “Si convertirono dal Cattolicesimo alla religione dei Mormoni”. E quest’è,fine della storia. Questo era solo un rapido pensiero,un po’ di schiuma, connesso a nient’altro.

La Anderson aveva 13 anni quando suo padre decise di trasferirsi in Michigan. “Un amico che stava iniziando un affare nella post-produzione gli chiese di unirsi a lui.” Immediatamente le cose furono differenti. Ci furono soldi. E poi ci furono altri due bambini in veloce successione. Lei ha lasciato casa quando suo fratello aveva 4 anni e sua sorella 1. Tutto questo ha senso ora che lei lo descrive. Lo spostamento,i soldi,il desiderio di avere una famiglia più numerosa,ma per una bambina,o una giovane adolescente,deve avere creato un insopportabile senso di transitorietà, come se niente nella vita fosse dipendente e ogni cosa fosse suscettibile a cambiare. Qualcuno passa attraverso una porta e tu lo sposi. Un amico telefona e tu prendi i tuoi bagagli e parti. Recitando,lei dice,è diventata costante. “Non ricordo cosa mi ha guidato verso l’audizione. Avevo 16 anni ed ottenni un ruolo per uno spettacolo della comunità locale. Non avevo mai recitato prima - non c’erano mai drammi a scuola. Il solo dramma era nella mia vita.” A 17 anni entrò alla De Paul University per studiare arte drammatica.

Il fenomenale successo di X-FILES la spaventava. Prima di questo lei era disoccupata,non aveva un appartamento,ne una macchina. Era una donna di 24 anni con l’aspirazione di fare teatro o film “al pubblico scrutinio,ho molta paura,mi sento invasa”. E si è sposata-durante la prima stagione dello show- con lo scenografo Clyde Klotz. Un monaco buddista ha celebrato la cerimonia, alla diciassettesima buca di un campo da golf, nelle Hawaii,niente di simbolico,lei dice-quasi la,quasi casa e asciutto-“ma perché era il più bel luogo sulla sponda dell’oceano con un unico albero”.

Dopo alcuni mesi diede alla luce la loro figlia, Piper e,prima che Piper avesse un anno(veramente aveva 2 anni e qualche mese.NDT),il matrimonio finì e divorziarono. Tutta la prova,se lei ne avesse bisogno,di trauma,ricerca di sicurezza,e presumibilmente fallimento. Non proprio fallimento,lei dice. “Penso che ci siamo sposati perché dovevamo avere questa bambina straordinaria”.Piper,che ora ha 8 anni,vive con suo padre a Vancouver e la Anderson vola lì,in mesi alterni, per stare con sua figlia. Non è ideale. Ma Klotz,lei dice,è un uomo buono. “Abbiamo una bella relazione;è un buon padre. Con lui,Piper si sente a casa,ha tutta la sua famiglia attorno. E con me vede il mondo.”

Ci sono dozzine di siti di X-FILES. Qui puoi leggere,per esempio, un sondaggio nazionale che rivela che il 93% dei cittadini statunitensi crede nel paranormale;il 60% crede nei rapimenti alieni;e che,meglio di tutto,il 20% crede di essere stato rapito dagli alieni. Come la Anderson direbbe,abbiamo tutti bisogno di “auto-curarci”. Molto del successo di X-FILES può essere attribuito al fatto che colpisce subito la paranoia degli Americani sulle teoria della cospirazione:come dice lo slogan,c’è una verità la fuori che non ci è stata detta. Una verità,una storia,che da senso a tutte le altre storie. Molte delle trame di X-FILES includono scene ambientate sottoterra,che accrescono la sensazione che siamo tutti intrappolati,e combattiamo,come Mulder,per la luce.

Ma una larga parte del successo della serie viene dalla relazione tra Mulder e Scully,colleghi professionali,che si concedono il più lungo e sospirato bacio della storia della televisione. I loro personaggi,un intelligente capovolgimento del tradizionale stereotipo uomo/donna-lei è la parte razionale,lui quella intuitiva- che sostiene questo gioco provocante del “lo faranno, o non lo faranno?”(non l’hanno mai fatto)fino al punto che David Duchovny,che interpretava Mulder,abbandonò il ruolo 2 serie fà. E’ stato infinitamente riportato sui giornali che nella vita reale tutti e due si detestano a vicenda. Ma il vero problema,dice la Anderson,la storia che non è stata raccontata-almeno fino a che lei non ha scelto di rivelarla- è stato che Duchovny stava guadagnando il tradizionale salario maschile. “Stavo facendo la metà di ciò che il mio collega aveva fatto per i primissimi anni. Ed era ok all’inizio.” -lui era un attore con esperienza,lei no-“ma poi non è più stato ok.”Questo ha causato un po’ di agitazione quando lei ha ricevuto un Emmy per il suo ruolo e, in modo evidente, ha mancato di ringraziare il suo collega e lo studio- più tardi,durante le interviste ai giornali ha proclamato la sua gratitudine ad entrambi. Ma lei deve aver ragione quando ora dice che, “Non è stato leale.” A quel tempo era una star della serie quanto Duchovny e “stavo prendendo la metà del carico dello show sulle mie spalle”. Lei rinegoziò il suo contratto per un uguale salario. Ma il prezzo fu che fu costretta a firmare per più anni- il che spiega,lei dice,perché Duchovny ha avuto la possibilità di andarsene prima di lei. Ora,è felice che sia finito,dice, ma si astiene dal ripetere il suo errore iniziale. “Sono grata per ciò che mi ha donato,stabilità finanziaria,l’opportunità di crescere come attrice,la possibilità di incontrare persone incredibili.” Ma non le mancherà.

Qualche anno fa,è apparsa su USA WEEKEND un’intervista a David Duchovny,condotta da Gillian Anderson. Apparentemente, a lui è stato chiesto da chi gli sarebbe piaciuto essere intervistato,e ha nominato lei. Forse si sarà sentita lusingata,ma più sospettosa,o meglio sulla difensiva,potrebbe aver intuito che non era una grande idea. Lei si è preparata le sue domande,50 apparentemente. Lui fece suonare campanelli attorno a lei.

Laureato a Princeton e Yale con un matrimonio felice e tutte le trappole,potresti pensare che lui potrebbe resistere. Non l’ha fatto. Mi chiedo ora se lei gli avesse posto le domande in anticipo, o se loro sono solo così prevedibili e lui conoscesse anche la sua debolezza. Ad ogni modo,lui ha risposto con una precisione letale. “Come percepisci la nostra relazione?”, “Come le radici di un albero.”lui ha detto. “Contorta,ma che cresce.” Non troppo cattivo. Ambiguo abbastanza. Poi lei gli ha domandato:“Cosa sai di me che io non so?Può essere negativa,”-lei lo rassicura-“Sono adulta.” Per qualche ragione ciò mi ricorda quel gioco di obbligo o verità di quando si è bambini. E’ intelligente chi sceglie obbligo. Cammina lungo una fune dei funamboli senza una rete di sicurezza,ma non chiedere la verità. La Anderson ha un minuscolo neo,proprio sopra al suo labbro. E’ carino e provocante e- in un viso che è bello e,come tutte la bellezza,lo ha come una trasparenza- è una sorta di tabula rasa: il neo le da una definizione. Terence Davis,che l’ha diretta come Lily,capì il suo potere: Lily è differente,Lily ha segni di distinzione. Anche le persone che hanno lavorato a X-FILES,forse lo capirono,perché glielo fecero coprire.

Così la Anderson chiede al collega: Dimmelo. Non ho paura di te. Lui scelse qualcosa di piccolo,qualcosa che è parte di lei,che non può essere separata da lei. “Non dovresti coprire il tuo neo,”lui ha risposto, “ti saresti dovuta rifiutare dall’inizio. Sia per Scully che per Gillian,il neo è bello. Oh,ed è un segno di bellezza.Non ha un pelo che ci cresce sopra,vero?” Ho preso questa ultima frase,volgare e una montatura come un gioco. Per essere il suo tentativo di banalizzare o per ritirarsi dal danno che aveva causato. Ma probabilmente questo è sbagliato, perché l’ha coperto con: “A te non piace quando sono io a farti delle domande,vero?”.Cos’è rende questi tipi Mulder/Duchovny, questi accaniti ricercatori della verità,così difficili da credere? La Anderson non è un’accanita ricercatrice della verità.Non è arrogante in questo senso. E se devo essere onesto,onestamente più che la verità ad essere contagiosa,devo dire che trovo imbarazzante la sua franchezza,la sua vulnerabilità. L’imbarazzo,l’esposizione,la paura di come tu potresti essere visto,è un pre-condizionamento per un attore e la Anderson direbbe,sebbene molti non oserebbero,anche per l’individuo.

Allora è stato sorprendente,all’inizio,ascoltare lei che si criticava nel magnifico film di Davis. Ma,riflettendo,alla fine non è così sorprendente. Lei era imbarazzata. Non si aspettava di vedere se stessa. “Ho lavorato così duro su quel ruolo,e quando lo guardo, ora, vedo che mi blocca e in qualche modo non posso muovermi. Mi sento meglio con cose che non devo vedere.” Lei non ha un uomo nella sua vita in questo momento(questo è ciò che ha detto a voi,ma a noi fans ha rivelato tutt’altro. E io l’ho visto con i miei occhi. NDT). Recentemente ha rivelato che ha avuto una relazione per 3 anni con qualcuno che ancora ama,ma come amico. Lui le ha mostrato,lei dice,quel possesso,quel dramma,la distrazione di essere in una relazione-tutto ciò che viene passato,convenzionalmente per amore- è spesso solo una strada per cercare di farti sentire salvo nel mondo. “Mettiamo troppa pressione nelle nostre relazioni perché esse siano la risposta. Per soddisfare tutti i nostri bisogni ed aspettative. Un minuto puoi essere innamorato,e poi un bottone viene pigiato e puoi provare reale odio. Poi 12 ore dopo,state pomiciando sul divano. Così ho imparato,dov’è che prima ero terrificata.”

Questo dovrebbe rendere la sua performance nell’opera di Weller,un’opera sull’amore,abbastanza insolita. Melinda è solo un oca giuliva che la distrae con quella vecchia nozione dell’amore come qualcosa con cui noi ci struggiamo, che non meritiamo davvero,con cui non possiamo aver fiducia in noi stessi,ecc..? O questo è un dilemma morale? Dove l’amore non recita solo sull’emozione,ma è dimostrato dalle vecchie affascinanti virtù come la fedeltà?E’ sempre amore romantico o solo fantasia? E si soccombe di desiderare le vigliaccate morali o un tipo di fedeltà a noi stessi?-infine hai fiducia in te stesso?

“Non fidarti di nessuno.” E “La verità è la fuori”-Questi sono gli slogans di X-FILES e sono miserabili per viverci una vita. Lei ha 34 anni,e come dice, “Mi sono data fino a 36 anni,altri 2 anni,per diventare adulta.” Beh,lei è cresciuta,così come chiunque l’abbia incontrata direbbe,più che seducentemente sciocca. Una volta ha aspettato 7 anni che qualcuno, che non le piaceva estremamente tanto, le desse un bacio. “Dimmi qualcosa di me che io non so.” Una volta,come Lily Bart,si è arresa alla sua vita,più che comprometterla. Da qualche parte queste 2,insicurezza e bravura, cambiano direzione prima verso l’una e poi verso l’altra,molti di noi, se siamo onesti,ci troviamo allo stesso punto. WHAT THE NIGHT IS FOR è al Comedy Theatre, Panton Street, London SW1, dal 7 Novembre.

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17 Novembre 2002
Indipendent
Gillian Anderson: solo, non chiedetele degli alieni.
Di Jonathan Thompson [traduz: Adry]

Gillian Anderson, 34 anni,viveva a Londra finquando la sua famiglia si è trasferita nel Michigan,quando lei aveva 11 anni.Ha studiato recitazione drammatica alla DePaul University di Chicago, e all’età di 24 anni è stata presa per il ruolo di Dana Scully nella serie televisiva X-FILES,trasmessa in 90 paesi. E’ stata protagonista in “The House of Mirth”, acclamato dalla critica,e sta tuttora facendo il suo debutto sul palcoscenico di Londra,in WHAT THE NIGHT IS FOR di Michael Weller.Ha una figlia di 8 anni,Piper,avutadal suo ex marito Clyde Klotz.

Parlami di WHAT THE NIGHT IS FOR(PER COSA E’ FATTA LA NOTTE)

E’ una storia sul vero amore,l’onestà,il non aver paura. Parla del concetto di se c’è una persona giusta con cui stare per ognuno di noi. E se è così,sono davvero loro(le persone giuste)la risposta o noi rimaniamo sempre alla ricerca di risposte in persone differenti,di continuo?

Materiale duro. Per cosa è fatta la notte?

Immagino che dipenda da dove sei e in che paese ti trovi. A Londra la notte non incomincia prima delle 10 pm,quando tu,finalmente ti siedi a mangiare della carne con un gruppo di amici in un ristorante. Poi parli -hai una bella conversazione sulla vita,sulla politica,ogni cosa. Oppure potresti andare in un bar o in un club. A L.A.,la notte inizia molto prima.Ceni molto presto,tipo 6 pm,e potresti vedere un film. Poi tutti si dicono buonanotte e tu vai a casa a leggere nel letto o qualcos’ altro. Da qualche altra parte,si potrebbe stare a casa con la propria famiglia,stare seduti attorno al camino a fare piccoli collages con i tuoi bambini o qualunque cosa. Dipende.

Due centrali personaggi si incontrano su un sito internet per una riunione scolastica. E’ qualcosa che consideri potrebbe coinvolgerti?

Non c’è nessuno del mio liceo con il quale abbia mai considerato di uscire,né adesso né in futuro. L’unico ragazzo con il quale ho avuto un’enorme,enorme,infatuazione è morto anni fa. Soffriva di schizofrenia e si è suicidato. E’ stata una storia terribile. Di sicuro ho pensato di andare su uno di quei siti,ma gli amici che ho dalla scuola già sanno cosa sta accadendo a tutti,così quello che devo fare è solo chiedere a loro.

Guardi indietro verso la tua infanzia a Londra con affettuosi ricordi?

E’ tutto molto strano,perché ero solo una bambina fino a 13 anni,così lo ricordo come un’esistenza molto solitaria. Avevo pochi amici,ma non era come: “Ok,in quale casa ho intenzione di andare oggi?” Era una sorta di: “Possiamo chiamare Sarah e vedere se vuole giocare con me?” Essere una bambina sola e crescere così per tutto il tempo,ti incomincia a far sentire come se fossi cresciuta e inizi a comportarti come un’adulta.

E’abbastanza ironico- Hai detto recentemente che ti stavi dando 2 anni per crescere finalmente.

Hai ragione. Ho fatto ogni cosa nel modo sbagliato. Da una parte,quando ero bambina mi sono sempre sentita come un’adulta,ma ora che lo sono,non mi sento tale. Qualche volta penso che non posso avere una figlia di 8 anni e tutta questa responsabilità;questo è ciò che ha un adulto,non io!

Dopo aver interpretato per 9 anni Dana Scully,hai trovato difficile scoprire dove finisce lei ed inizi tu?

Penso che c’era molto meno di me in lei proprio all’inizio,ma dopo, stando con lei al lungo, ho definitivamente iniziato ad informarla di più e lei ha informato di più me. Sono molto consapevole di ciò che ho imparato da lei come un personaggio separato,solo in termini di forza,e lo stare in piedi per se stessi e l’onestà. C’è stato un certo punto in cui ho pensato,aspetta un minuto,sono così? Lei ha veramente delle buone qualità,ma quale di questi aspetti sono simili a me e in quali aspetti sto completamente fottendo la mia strada? Non avevo idea di come poter essere proprio completamente alla ricerca della giustizia e della verità come lei. A quel tempo della mia vita,davvero non sapevo chi ero,ma appena ho cominciato ad entrare in me stessa,lei è diventata un po’ più di me,e molto meno un’entità separata. Può darsi che durante una discussione o una conversazione dove stavo parlando di qualcosa di serio ho potuto pensare: “Wow…questo è stato un momento-Scully.”Ma allo stesso tempo,siamo totalmente differenti in molti modi.Ci sono volte in cui mi comporto in un certo modo o impreco molto,e lei non lo farebbe mai,cazzo.”

Come sei finita a sposarti con un prete buddista alla diciassettesima buca di un campo da golf?

Eravamo alle Hawaii,e quello fu il più bel posto che fummo in grado di trovare. Il ragazzo che ci ha sposati,il buddista, ci ha portato nella sua mini-van e ci ha mostrato tutti quei posti,ma non riuscivamo a trovare il luogo giusto. E poi improvvisamente,se n’è venuto: “Oh,mi venuta un’idea”,ci ha portato dove lui giocava a golf.Era sulla sponda dell’oceano e c’era un unico albero:era bello. Non c’era nulla di significante riguardo alla diciassettesima buca-era solo la buca più bella. In verità è abbastanza ironico perché disprezzo il golf.

E’ vero che tu non hai mai veramente legato con il tuo collega di X-FILES,David Duchovny?

Eravamo solo 2 persone che erano state gettate in un’intensa,incredibilmente complicata e stressante situazione in cui,a volte nessuno di noi voleva trovarsi…

Qualche giorno,ti svegli e puoi dire: “Hey,buongiorno,sono felice di vederti”e altri giorni ti svegli e vai: “Non voglio rivedere la tua faccia di nuovo per il resto della mia vita.” Fine della storia. Sai,siamo entrambi degli esseri umani complicati. Io ho i complessi. Lui ha i complessi. Lascia che sia solo questo. Ci deve essere qualcos’altro?

Hai fatto un numero di interviste. Qual è la domanda che non sopporti?

E’:” Sei una credente?Credi negli alieni?” Giuro che se la sento un’altra volta…

Allora,credi negli alieni?

Non osare! Non devo rispondere a questo. Questa è la tua opportunità per dire,sai cosa? Ti rispetto: non ti farò mai quella domanda

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Novembre 2002
Theatregoer
Di Nicole Carmichael
Febbre della notte [traduz: Adry]

Meglio conosciuta per il suo ruolo della serie cult fantascientifica X-FILES,Gillian Anderson ora sta preparando a colpire un nuovo pubblico del WEST END,come lei dice a Nicole Carmichael

Nelle nostre vite,dobbiamo tutti avere a che fare con certi livelli di paura,non importa quello che facciamo- che sia un lavoro di intervistatore o qualunque altra situazione,è una sensazione universale che attraversa ognuno di noi giornalmente. Sono proprio qui per fare un salto in ciò che faccio e ho intenzione di fare il meglio che posso,lavorare duro quanto posso e o verrà tutto insieme,o sarà una grande esperienza culturale in altri modi.

Seguendo le orme di Gwyneth Paltrow, Madonna e Matt Damon,arriva Gillian Anderson,cioè l’agente dell’FBI Dana Scully di X-FILES. Questo mese farà il suo debutto professionale nella nuova opera di Michael Weller,WHAT THE NIGHT IS FOR,al Comedy Theatre,e nella sua prima intervista prima di iniziare le prove,ha parlato al THEATREGOER sul suo nuovo fantastico ruolo e della sua impazienza di tornare sul palcoscenico.

“Desideravo tornare in teatro da tanto tempo,ma sapevo che per lo stress e il livello logico non volevo fare nulla mentre stavo ancora girando X-FILES. Poi quando ho avuto l’opportunità di partecipare a due perforamnces di THE VAGINA MONOLOGUES per beneficenza(una a New York e una a Londra) ho pensato ‘Oh mio Dio,questo è esattamente ciò di cui ho bisogno di fare prima che posso.’ ”

FOOL FOR LOVE di Sam Shepard fu il primo spettacolo che Gillian considerò di segnare il suo ritorno sul palcoscenico dopo 9 anni limitati ad X-FILES. Lei era vicina ad accettare il ruolo,ma non lo sentiva stimolante abbastanza. “Inizialmente pensai che sarebbe stato buono perché sarebbe stato il meno stressante e il meno pressante degli altri ruoli,ma alla fine del giorno ho sentito che l’avrei potuto fare ad occhi chiusi. Poi è arrivata la sceneggiatura di WHAT THE NIGHT IS FOR e ho pensato:‘Questo mi terrorizza ma lo devo fare. E’ una di quelle cose che rimpiangerò per sempre se non la faccio.”

WHAT THE NIGHT IS FOR è la storia di 2 ex amanti che si rincontrano dopo 11 anni dopo avere avuto una storia insieme. Ora entrambi sposati, si incontrano in una camera di hotel per ‘una passionale notte di onestà e di inganno,di speranza e di rimpianto ’. Non un tema interamente originale,ma uno che ha affascinato Gillian.

“Quando parlo di questo spettacolo e cerco di descriverlo,suona sempre come qualcosa di banale e scialbo e simile a 101 altre rappresentazioni teatrali sullo stesso soggetto,ma questo è davvero differente”lei dice. “E’ imprevedibile e nuovo e costantemente sorprendente. Quando lo stavo leggendo,mi sono incollata alle pagine. Michael Weller afferra davvero il cuore delle relazioni umane e non c’è nulla di artificioso o falso in questo,per nulla.”

Essendosi inizialmente educata come attrice teatrale prima di essere ‘scoperta’ per X-FILES, Gillian soffriva di un’intensa paura del palco durante la sua prima apparizione in teatro. A quel tempo lei ha detto: “Mi sento come se qualcuno che avesse sparato methedrine di cristallo nella mia mano,era fisico,stavo tremando,volevo solo andar via dal palco.” Sono 8 anni dopo e lei si sta sentendo molto più in confidenza nel calcare le tavole di nuovo.

“Sono una persona molto diversa dal modo in cui ero prima e il mio modo di far fronte alla paura è differente. Da un lato,sto rischiando con qualcosa che assolutamente mi terrifica, ma dall’altro canto non ho mai non fatto qualcosa per paura.”

X-valutata

Sebbene Gillian ha ottenuto l’acclamazione della critica e il Theatre World award per la sua performance off-Broadway in ABSENT FRIENDS di Alan Ayckbourn nei primi anni 90,è stato la serie cult X-FILES,trasmessa per la prima volta nel settembre del 1993,che ha realmente messo la sua carriera di attrice sulla mappa. Diversi premi televisivi prestigiosi l’hanno seguita per il suo ritratto dell’enigmatica agente Scully,inclusi un Golden Globe e un Emmy,procurando a Gillian un trampolino verso altri ruoli,incluso quello di Lily Bart nell’acclamato film THE HOUSE OF MIRTH. Gillian è diventata anche il sex symbol opposto delle svampite e nel 1996 è stata votata la donna più sexy del mondo dai lettori del giornale inglese FHM. Anche gli ultimi 10 anni sono state delle montagne russe per la vita personale di Gillian. Il primo dell’anno del 1994 ha sposato Clyde Klotz(uno scenografo che lavorava al fianco di Gillian a X-FILES) e nel settembre seguente ha dato alla luce la loro figlia Piper Marù. Ma alla fine dell1996 il suo matrimonio finì. Gillian poi ha avuto una storia di 6 mesi con Adrian Hughes(NON E’ VERO!LEI L’HA SEMPRE NEGATO!-NDT-) ed è stata anche legata a Rodney Rowland,che apparve in un episodio di X-FILES,interpretando uno psicopatico(EH?-NDT-)il cui tatuaggio gli aveva ordinato di uccidere Scully.

Tornando al mondo reale,una decisamente sigle(convinti voi.-NDT-)Gillian è sta iniziando ora una nuova vita a Londra in un appartamento di 1,4 milioni di sterline a Notting Hill,che i tabloids hanno descritto come ‘un piano sopra allibratori ricoperti di graffiti.

“Non stanno dicendo al mondo di questo?”dice Gillian,dice ironicamente. Sua figlia,che ora ha 8 anni,la seguirà non appena Gillian avrà sistemato casa. “Mi sento precisamente come se la mia vita stesse per ricominciare,”dice, “Sono pienamente consapevole dell’importanza di X-FILES nella mia carriera,ma ora lo sento come qualcosa che è stato così in passato. Ho sempre sentito una sensazione molto forte circa al fatto che noi tutti facciamo esattamente quello che abbiamo bisogno di fare in ogni attimo che ci è concesso delle nostre vite-e questo non ha nulla a che fare con il personaggio dell’agente Scully!” Gillian aggiunge, “E credo davvero che ci siano delle lezioni da imparare in ogni cosa che facciamo.”

Lei ha già fatto progetti per dopo che WHAT THE NIGHT IS FOR avrà finito la sua corsa,incluso l’adattamento del romanzo THE SPEED OF LIGHT di Elizabeth Rosner nella sceneggiatura per un film che in futuro lei stessa dirigerà. Ci sono anche piani di co-produrre un altro film e recitare in un terzo. Per il momento,sebbene,il suo pubblico chiami,lei si sta gustando ogni momento delle performance davanti ad un pubblico. “Ti senti così vivo sul palcoscenico.”lei dice. “Sei costretta ad essere così incredibilmente presente e non è tanto l’immediata gratificazione dell’essere sul palco,è solo l’energia di degli altri esseri umani che osservano quel processo. E’ così intimo e vulnerabile e rischioso e intensifica i sensi ad un particolare livello che tu non puoi ottenere da nessun’altra parte. E’ molto eccitante e da tanto tempo volevo avere questa esperienza di nuovo.”

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Culture Magazine: Sunday Times
13 Ottobre,2002 [traduz: Adry]

Voglio credere -C’è molto più di Gillian Anderson che di Dana Scully. Ora lei deve provarlo nel WEST END
di: BRYAN APPLEYARD
[Traduzione di:EN AMI] Introduzione di: Adry

Questa sarebbe essere dovuta la traduzione dell’ultimo articolo di CULTURE su Gillian,ma dato che l’ho trovato estremamente offensivo ed idiota,riporto qui solo le parti essenziali della conversazione tra Gillian e quell’imbecille di Bryan Appleyard,che sarebbe un giornalista,ma a mio parere è solo un essere che nono merita di vivere,e di sicuro non meritava di respirare la stessa aria che respirava Gillian. Non ci saranno i suoi commentini  da frustrato ed invidioso,ma solo ciò che ha detto Gillian(sperando che almeno quello sia stato riportato correttamente da questo tizio travestito da giornalista.)

Gillian:“Mi sposto con la metropolitana, e va tutto bene. La maggior parte delle volte la gente si siede di fronte a me e comincia….. “, lei mima una faccia perplessa che la fissa.

Gillian:“ Sono grata di poter camminare nella mia vita senza sentire il peso di questo tipo di esistenza. Non voglio essere nella situazione di dovermi preoccupare se c’è un paparazzo dietro l’angolo. Ho molta compassione per le persone come Gwyneth(Paltrow). Non posso immaginare come dev’essere.”

Gillian:“Stavo cercando uno spettacolo da molto tempo. Volevo che il teatro fosse di nuovo parte della mia vita e questo non è stata un opportunità nei passati 10 anni. Ho partecipato ad un paio di eventi con altre celebrità in The Vagina Monologues, qui e a New York e improvvisamente essere la,avere questa esperienza ed essere capace di essere creativa in questo particolare modo ha scatenato qualcosa. Mi ha ricordato qualcosa,mi ha resa affamata e assetata di fare ancora questo tipo lavoro. Ho letto la sceneggiatura ed ho pensato: questo è cio in cui mi piacerebbe affondare i denti, sarebbe stato ridicolo non trarne vantaggio. Sono d’accordo di farlo in questo momento particolarmente forte della mia vita, ma in retrospettiva - con cosa era cominciata la mia carriera?”

(Riguardo ad X-FILES)Gillian:“Pensavo che fosse un lavoro per un paio di settimane. Non avevo esperienza, non guardavo la televisione e non mi piaceva la televisione. Non sapevo niente di serie televisive e di puntate pilota. C’era qualcosa nella prima sceneggiatura che trovai attraente - il rapporto tra i due protagonisti, l’intelligenza di entrambi e la forza di lei…..Scully è un genio, paragonata alla piccola dose di intelligenza che c’è nel mio cervello. Così questo è stato divertente da fare.”

Gillian:“E’ stata una liberazione. Voglio dire, sarei potuta andare oltre? Sono stata in Africa per un mese non appena abbiamo chiuso. E’ stato incredibilmente liberatorio e catartico. Non era un momento critico per me, perché mi diverto a scrivere, sto per diventare regista, sono produttrice, amo il design e l’architettura e poi perché ho degli ottimi amici. C’è così tanto in questa vita. Sono ossessionata dall’arte e dagli impianti video e voglio coinvolgermi in questo. Mi sento come se non ci fosse abbastanza tempo.”

Alla domanda “ogni quanto farete dei film di X-FILES,Gillian risponde:“Forse ogni cinque anni, o un qualcosa del genere.”

I suoi genitori si sono separati lo scorso anno, ma lei dice che ora è tutto ok. Suo padre ha vissuto con lei a Los Angeles, mentre sua madre è tornata nel Michigan. Dice che ora vivono felicemente al pieno del loro potenziale.

Gillian:“Devo stare attenta. Ci sono degli aspetti di me stessa che mi piace fottere(nel senso di incasinare), che mi piace distruggere.”

Gillian: “Credo che ci sia molto di cui non siamo consapevoli su base giornaliera, che le nostre abilità, come esseri umani, sono molto più vaste di quelle a cui noi diamo credito. Per la maggior parte del tempo siamo preoccupati dalle distrazioni del mondo, se esso funziona, o dalle cose,o dalle persone o dai pettegolezzi. Non permettiamo a noi stessi di essere tranquilli abbastanza, da concedere alla vera gioia e alla completa felicità di stabilirsi nel nostro mondo. E non siamo consapevoli delle capacità del nostro cervello, di quanto di più del nostro cervello potremmo usare - telecinesi, ESP (percezioni extra sensoriali) e vite precedenti e così via.”

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Hello Magazine
Traduzione di:EN AMI
26 Novembre 2002

In termini di successo ad Hollywood, Gillian Anderson ha avuto tutto. Fama internazionale, il riconoscimento da parte dei suoi pari (Ha vinto due Screen Actors Guild Awards come miglior attrice protagonista), la celebrazione della bellezza e i consueti segni esteriori della ricchezza.

Comunque tutto ha un prezzo ed è stato con pubblico sollievo che ha lasciato la compagnia di X Files quest’anno. Non che dobbiate credere a tutto cio che leggete sui giornali naturalmente, come la stessa Gillian dice di aver imparato a sue spese.

“ La differenza tra ciò di cui parlo e ciò che alla fine si legge sulle pagine è notevole”, rivela.
“ Posso parlare di qualunque cosa e alla fine scrivono tutti del mio passato - cose che per la maggior parte prendono da Internet! E’ incredibilmente frustrante. C’è sempre un punto di vista. Un’amica e il suo ragazzo mi dissero che se organizzavo una cena, avrebbero cucinato loro. E’ accaduto che si trovassero qui il giorno in cui feci una intervista, così improvvisamente dissero che avevo due cuochi! Un altro giorno c’erano un paio di operai edili che stavano fissando qualcosa sulle scale e il mio assistente aprì la porta perché si trovava qui per lasciarmi una cosa e all’improvviso dissero che avevo un entourage.”

“ Da un lato non mi importa, ma dall’altro lato, quando inviti qualcuno a casa tua e stai dicendo, bene, questa sono io, in pantaloni da ginnastica e sto diventando socievole fino ad un certo punto…..”, scuote la testa sorridendo. “ E alla fine c’è sempre la stessa singhiozzante storia della mia infanzia e di tutti gli assistenti che ho!”

Benché chiaramente felice di essere lontana dallo sguardo del pubblico dopo anni di intense attenzioni da parte dei media e dalle penalizzanti sceneggiature di X-Files - 16 ore di riprese al giorno, 5 o più giorni alla settimana per 9 mesi all’anno - Gillian inizialmente ha trovato difficoltà a distrarsi.

“ E’ stato davvero difficile all’inizio”, ammette. “ Il mio cervello correva a 100 miglia all’ora perché ero così abituata a quell’equilibrio da molto tempo, con il lavoro, a tornare verso la mia roulotte e imparare le battute. E che tutti ti chiamavano e tante altre cose!”

“ C’era questo fuoco di fila per ogni cosa e il mio cervello è stato in questa modalità per molto tempo. Dal momento in cui abbiamo finito, non riuscivo a lasciarmelo alle spalle. E’ stato difficile ma”, sorride, “ Non me lo sono perso per un secondo”

Gillian ha voltato le spalle al lavoro in TV, per il momento è concentrata su altri progetti. Dopo alcuni piccoli ruoli in film, un paio di anni fa ha sorpreso molti spettatori con la qualità della sua performance nell’acclamato film diretto da Terence Davies “The house of mirth”. Ed ora sta sorprendendo molta altra gente con il suo debutto nel West End.

Lo spettacolo in questione è “What the night is for”, il nuovo lavoro di Michael Weller. In parole del partner di Gillian, Roger Allam, è qualcosa su “Adam, un architetto di successo di New York, con una moglie e un bambino che dieci anni prima aveva avuto una storia con Melinda (Gillian Anderson) che aveva incontrato in un club del libro, Poi dopo circa un anno, lei scompare. Dieci anni dopo lui la rintraccia perché si rende conto che lei è la donna per lui”

L’azione si svolge tutta nella camera d’albergo di Melinda e i due attori tengono la scena per l’intera performance. E’ scoraggiante per la carriera di un attore serio come Roger, ma a dispetto del breve periodo in cui ha avuto la laringite (“ Ma cosa puoi farci? A parte tossire molto!”), Gillian si sta pregustando l’avvenire.

“ Ho fatto teatro e volevo rifarlo da molto tempo”, spiega. “ ma non ho trovato nulla che volessi veramente fare. Avevo esaminato l’idea di fare “Fool for love” con un'altra compagnia e il giorno che decisi che non volevo farlo, questa commedia mi atterrò sul gradino di casa e pensai ‘ Io DEVO farla.E’ assolutamente terrificante”, ride, “ ma ero determinata a farla”

Così è una svolta del destino che l’ha guidata a fare una commedia sulla svolta del destino?

“ Assolutamente”, sorride Gillian, “ Questa commedia parla del destino e quello che comporta, se stiamo con la persona giusta, o se non lo siamo e quanti danni può provocare stare con quella che riteniamo SIA la persona giusta”

Gillian ammette che crede molto nel destino, ma spiega che questa non è l’unica ragione per la quale ha scelto la parte. “ E’ davvero ben scritta. Una sceneggiatura meravigliosa. Volevo davvero fare una cosa nuova e qualcosa di provocante e mi sono semplicemente ‘appropriata’ di Melinda e del suo viaggio. Mi sento come se potessi personificare gli aspetti di lei che trovo interessanti e avvincenti “

E dunque, chi è Melinda? “ Oh cavolo, detesto rispondere a questa domanda! La gente era solita chiedermi chi era Scully e non sono sicura di poter ancora rispondere in modo corretto. Fammi vedere. Melinda è una donna americana quarantenne. Ha un marito e due figli. E’ una assistente sociale. E’ molto complessa e…..”, Gillian esita per un secondo. “ Ed è bloccata in un mondo che non la rende felice - non solo il suo matrimonio, ma la sua vita - Si sente in trappola. E’ solita prendersi cura di ogni cosa. E’ molto efficiente e una buona madre, ma sta vivendo una vita molto spassionata e, in fondo, è una persona incredibilmente eccitante, ma non è capace di vivere così in questa epoca”

Senza voler tracciare semplicistici paralleli tra Melinda e la troppo decantata situazione reale di essere allo stremo delle forze con X Files di Gillian, è forse questa la ragione per la quale si è “appropriata” del personaggio di Melinda?

“ A qualche livello….”, fa una pausa. “ Sono sicura che c’è qualcosa di questo. Già nella mia scelta di fare una commedia, che è così difficile e”, aggiunge con una risata, “ così potenzialmente schiacciante! Ma avendo fatto quello che ho fatto per così tanto tempo, non potevo non scegliere qualcosa di immensamente impegnativo. A proposito di qualcosa che è finito e del sentirsi in trappola….”, fa ancora una pausa, “ si”, dice con fermezza, “ ma è più l’aspetto emotivo, che quello fisico di tutto ciò. Puoi fare un paragone con il mio essere ‘intrappolata’ nella serie, ma è più il mondo emotivo di Melinda per il quale provo compassione”

Per quanto riguarda il suo partner, Roger ha vinto un Olivier Awards per la sua parte ne “ I Miserabili “ (nella parte di Javert) ed ha interpretato classici come “The cherry orchard”. Gillian è chiaramente riconoscente della sua esperienza. “ Lui è fantastico. E’ molto divertente lavorare con lui, molto dolce e bizzarro. Ci stiamo divertendo un mondo. Lavoriamo molto bene insieme”

“ Trovare il nocciolo dello spettacolo insieme è stato realmente meraviglioso e John Caird è un grande regista per questo. Ognuno di noi tre può lavorare accuratamente su tutti i dettagli e capirsi davvero l’un l’altro. E’ stato un processo fantastico, essere creativa in questo modo ed usare me stessa alla piena potenzialità”

C’è un certo snobismo che dice che la TV è una forma d’arte più bassa del teatro. C’è qualcosa di questo nella decisione di fare la commedia, forse il desiderio di Gillian di provare agli altri che sa recitare? “ Ne sono sicura ad un certo livello di ego, ma mi è anche davvero mancato il teatro. Ho partecipato ad un paio di eventi del “Vagina monologues” e quella era la prima volta che tornavo in scena dopo molto tempo. E appena terminò…..mi portò quasi alle lacrime. Era fantastico! Volevo rifarlo ancora. E provarlo a me stessa ancora”, ridacchia.
“ Perché anche io ho questo snobismo verso la televisione!”

In effetti, chi si aspetta di ritrovare Scully nell’interpretazione di Gillian, potrebbe restare deluso. Come dice Roger Allam, Gillian è “ Un attrice fantastica. E bello lavorare con lei, una persona meravigliosa e divertente” Ovviamente, come abbiamo detto sopra, Gillian ha già provata la sua abilità di attrice oltre ogni dubbio. “The house of mirth” si è guadagnato grandi recensioni e prima di questo è apparsa nella commedia corale “Playing by heart” ed ha avuto un ruolo minore nello splendido, ma poco visto, film di Peter Chelsom “The mighty” A quel punto Gillian era uno dei volti più famosi del pianeta, ma aveva le sue buone ragioni per scegliere un ruolo minore.

“ Amo Peter Chelsom”, rivela. “ Quindi l’occasione di lavorare con Peter era troppo grande per perderla. In più mi piaceva la storia di questi due ragazzi che si aiutano l’un l’altro nel percorso della vita. Mi sono sentita molto presa dalla storia”

In “The mighty”, Gillian interpreta la “paesanotta” Loretta Lee. “Inizialmente quando ho spedito il nastro con l’interpretazione del mio personaggio, era molto, molto differente”, ride.
“ Peter mi ha presa grazie a questo. Poi vide la copertina del Rolling Stones che avevo fatto, quella dove indosso un vestito rosso e i miei capelli sono tutti arricciati e mi disse ‘ Questo è come dovresti essere! Così lei diventa completamente eccentrica!’ ”

Mentre “What the night is for” è il debutto di Gillian nel West End, non è la prima volta che viene a Londra. “ Ho vissuto a Londra dall’età di 2 anni fino ad 11”, si rilassa e si guarda felicemente intorno nella sua nuova casa di West London. “ Ed è fantastico essere tornata. Mi sto divertendo molto. Amo questa città. E’ piacevole essere qui con mia figlia Piper e con mia mamma, vedere vecchi amici e incontrare gente nuova, Ho un grande gruppo di persone come amici. E’ completamente differente qui!”, ridacchia e conta i vantaggi della vita londinese sulle dita. “ Buone chiacchierate, buon cibo, buoni amici…..”

Un altro vantaggio è la quantità di tempo che Gillian trova per se stessa. “ E’ carino avere questo tempo”, esclama. “ Le prove sono state intense, ma non è nulla in confronto alle scalette con le quali ero solita misurarmi. E durante le prove, ho tutti i giorni liberi e in realtà lavoro solo per quattro ore! Non è nulla!”

Sorride radiosamente, “ Posso lavorare tutti i giorni, frequentare assiduamente mia figlia Piper e passare il tempo in giro per la città…..Mi sento molto fortunata e mi piace essere libera. Una parte di me si sente come se potesse, molto felicemente, stare qui e fare teatro per il resto della mia vita”

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The Observer
20 Ottobre 2002
Vanessa Thorpe  [traduz: Adry]

Uno spettacolo del West End ha una Gillian Anderson,meravigliata di come un ricongiunzione attraverso un’ e-mail potrebbe buttar via tutta la sua vita.

La vita va bene,la tua relazione è stabile. Poi, un giorno, ti arriva un’e-mail da una tua vecchia fiamma: “Sei tu?Che hai fatto in questi giorni?Sposata?Figli?”

Forse è un messaggio da parte di un primo amore,o da qualcuno con cui sei uscito qualche volta un’estate. Qualunque cosa sia, il messaggio susciterà una domanda pericolosa: “Sto davvero con la persona giusta?”

Internet adesso è una potente minaccia del ventunesimo secolo alla felicità domestica.

Un fortuito avvicinamento che offre a due ex-partners,uniti dall’abilità di raggiungere d’impulso persone sparse per i continenti,ha iniziato a cambiare la natura delle storie romantiche moderne.

L’emozionante nuovo lavoro dello scrittore americano Michael Weller mette a fuoco questo cambiamento. Lui ha detto: “E’ comune. Quasi tutti quelli che conosco sono curiosi rispetto alle vecchie relazioni. Ma non fanno molto per questo,a meno che la loro vita attuale sia insoddisfacente. Quando si finisce negli affari di cuore,non c’è nessuna guida e c’è sempre il grande ‘Come sarebbe potuto essere?’.”

Fra due settimane l’attrice americana Gillian Anderson, prima stella di X-FILES,apparirà nel West End per la prima volta in WHAT THE NIGHT IS FOR di Michael Weller,una nuova commedia che parla di una storia sempre più familiare.

Interpretando Lindy Metz,la moglie di un ricco uomo e madre di due figli,riceve un’e-mail dal suo ex amante,Adam,che è interpretato dal vincitore dell’ Olivier Award,l’attore Roger Allam.

L’e-mail le propone di tornare in una relazione che lei pensava di essersi lasciata alle spalle da tempo.

“Perché non sei diverso,Adam?”lei gli domanda quando si incontrano poi in una camera di hotel. “Perché non hai un pancione e,sai,sei irritabile,e indossi dei grossi occhiali o qualcosa del genere?”

La sorpresa del suo personaggio a tutto l’amore risvegliato suonerà un accordo con molte donne che anch’esse sono state raggiunte, inaspettatamente, attraverso uno dei siti di riunione, ora in linea.

Sophie Watson,una donna di 33 anni che lavora per beneficenza a Londra,ha ricevuto un

e-mail a lavoro all’inizio di quest’anno dal primo uomo che lei ha amato,più di 10 anni fà.

“Ci siamo mandati delle e-mails per circa 6 mesi e poi,quando sono tornata a casa per vedere la mia famiglia,ci siamo messi d’accordo di incontrarci per bere qualcosa”lei ha detto.

“Posso ricordare quante risate mi sono fatta con mia sorella, pensando al fatto che lui, probabilmente, sarebbe potuto essere completamente diverso-avere un pancione o qualcosa del genere- Dissi che sarei stata a casa entro un’ora. Ma lui non aveva il pancione e non sono tornata a casa fino alle 2 del mattino.” E Sophie è lontano dall’essere sola. Questo mese ha dato alla luce il suo primo bambino,nato grazie a quell’e-mail sul sito Amici Riuniti.

Annette Livingstone e Simon Smyth ebbero il loro primo appuntamento quando avevano 13 anni ed erano compagni di scuola alla Bedford,ma furono separati quando lei dovette trasferirsi. Venti anni dopo,un sito di riunione popolare della scuola,inavvertitamente, li ha fatti scontrare e ora la coppia ha un figlio.

Ci sono pericoli,comunque,nel rivisitare amori passati. I matrimoni possono essere messi in pericolo ed errori del passato possono ripetersi. Watson ci sta andando cauta.

“Al momento non riguarda molto il passato. Riguarda il presente e,possibilmente, il futuro.”lei ha detto.

La coppia al centro dell’opera di Weller è incapace di misurare il rientro nella loro relazione.

“Come diavolo siamo arrivati qui così velocemente?” chiede l’Adam di Roger Allam. “Pensavo che questa intera cosa accadesse dopo più di un mese,ci saremmo conosciuti e,se tutto fosse andato bene.OK,forse ci saremmo ricongiunti pienamente dopo almeno 6 mesi,certamente dopo più tempo di una notte come…”

L’autore,che è meglio conosciuto per le sue opere “Moonchildren”, “Fishing and Loose Ends”,è nato a New York,ma poi ha studiato arte drammatica alla Manchester University. Il suo attuale successo a Broadway, “Buying Time”,sta per diventare un film.

WHAT THE NIGHT IS FOR è diretto da John Caird,prima regista RSC,acclamato per le produzioni di successo come “Les Misérables” e “Nicholas Nickleby”.

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1 Maggio2002
Anderson chiude il suo finale di “X-FILES” di by Kate O'Hare
[traduz: Adry]

Los Angeles- Seguendo l’episodio finale di “THE-X-FILES”,serie della Fox--una promessa è quella di avere due ore per l’episodio finale chiamato “THE TRUTH”—Gillian Anderson mette giù il suo tesserino,pistola ,occhialini  per l’autopsia e continua con il resto della sua vita.       

Dopo nove anni combattendo con gli alieni,esili mostri,il governo doppiogiochista,mente scientifica l’agente FBI Dana Scully,la Anderson sente che ci sono molte persone che non hanno visto.

“Ho fatto un pò di tutto,ma ci sono cose che sono grata di non aver dovuto fare,che farei più da qualche altra parte. David[Duchovny] in verità mi ha telefonata.Lui stava per scrivere un episodio e dirigerlo. Mi ha chiamata un mese o due prima che lui lo dirigesse e mi ha detto: “C’è qualcosa che non hai mai potuto fare e che hai sempre voluto fare?”che,prima di tutto,è stato un gesto incredibilmente dolce e generoso”ha detto lei. “Ci ho pensato e gli ho detto: ‘Sai,veramente non c’è. E se ci fosse qualcosa che mi piacerebbe fare, non voglio farlo in questo modo. Non voglio consumarlo.Voglio conservarlo per qualcosa dentro e di se stesso.”

Anderson ha avuto poche pause per respirare da “THE-X-FILES”come in film

"The Mighty," "Playing by Heart" ed il dramma del 2000 "The House of Mirth" in cui ha interpretato il ruolo di rilievo in una società di fine secolo.

Lei sente di aver imparato quantità di cose da “THE-X-FILES”,ma fa anche notare che: “Onestamente mi sento come se stessi cominciando da un graffio. Mi sentirò sempre come se stessi imparando ogni cosa da capo. Ci sono differenti tempi,ritmi[in un film].Nello show siamo così soliti fare scelte veloci.Mi chiedo: potrò tornare indietro per rifare la scena,non soddisfacendo una scelta troppo presto, questo rimarrà ancora malleabile?”

Una cosa che ha aiutato Scully a stare da parte come protagonista femminile in tv fu l’apparente riluttanza dello show a sfruttare la sensualità della Anderson. A parte il reggiseno di lingerie nel pilot, Scully è stata il più modesto personaggio della tv,che dorme in pigiama di sartoria,e che spende i suo tempo libero a sudare con il suoi capelli spinti dietro e con gli occhiali.

Con l’eccezione di un paio di scene in vestiti da sera,Scully non è stata mai esattamente un piatto affascinante. “All’inizio,mi divertiva

the dowdy, bland, strano guardaroba.

All’inizio,specificatamente non volevo che lei fosse alla moda,al punto che penso di aver aiutato a fare sfortunate scelte di guardaroba.” Lei dice.

“E’ stata una grande transizione quando siamo scesi a L.A.,to upscale Scully's taste.

Finalmente, ‘lei’ era come fatta 'She's done the dowdy thing,

Lasciate mettere un pò più di stile nella sua vita.'"

Asked if not being on the cutting edge of fashion as Scully has hurt or helped her career,

La Anderson dice: “Non lo so. Probabilmente non e’ stato incredibilmente positivo per la mia carriera,ma non sarebbe stato appropriato. Ed io avevo un lavoro,così  non avevo bisogno di promuovere me in un altro modo per altro materiale,perchè non avrei potuto farlo comunque."

“Così perché non essere appropriata al personaggio mentre ero in esso,e lasciare l’esplosione per più tardi?”

Come per più tardi,dopo un’estate passata con sua figlia di 7 anni,Piper, la Anderson incomincia questo ottobre a Londra una nuovo lavoro dello scrittore Michael Weller.

Del suo personaggio lei dice: “E’ una mamma di mezza età.  Lo spettacolo prende spazio in un intera camera,tre due persone che sono entrambe sposate e con figli,che hanno avuto una storia 10 anni prima,che si sono contrati di nuovo per vedere se vogliono to readdress that subject."

Nessuno co-protagonista è stato scelto,ma la Anderson è eccitata lo stesso e dice: “Ho aspettato e voluto fare il teatro per sempre.”

 

 

Interviste 2000

Agent Provocateur
Los Angeles MagazineNovember 2000By Nancy
GriffinPhotography by Chris Buck

Nella parte di Scully, è onesta e razionale; nella parte di Lily Bart nella Casa della Gioia, è tragica. Nella parte di se stessa, Gillian Anderson è completamente diversa - e non facile da scoprire. Chiunque parta in missione per provare a conoscere la vera Gillian Anderson, non troverà molto in
termini di oggetti importanti visitando il suo trailer sul set di X Files.
In una fredda notte di inizio autunno, mentre gli esterni per lo show sono filmati in Thousand Oaks, la Anderson permette a un giornalista di entrare nel suo caravan per scaldarsi e parlare. Protagonista della serie di successo per l’ottava stagione, l’attrice ha un trailer spazioso, ma, all’interno, è austero quanto Dana Scully, la scienziata ultrarazionale che la Anderson interpreta con intelligente freddezza. Niente foto di famiglia. Niente libri. Niente giocattoli. Solo un cucciolo adorabile e un gracchiante walkie-talkie al quale un membro della troupe conta i minuti che mancano al momento in cui la Anderson sarà chiamata di fronte alle telecamere, "mi piacciono gli avvertimenti," dice l’attrice, "non mi piace essere sorpresa." Mentre prende posto su un divano, con in dosso l’uniforme
niente-stupidaggini propria di Scully, pantaloni neri e una camicia blu confezionata su misura, i modi della Anderson sono cordiali ma diffidenti. I suoi occhi eccezionalmente blu sono attenti, ma non infondono calore, ne lo invitano. La sua reputazione di intensità e impazienza l’ha preceduta. "Fai attenzione alla sua risata," mi hanno suggerito degli amici, che mi hanno avvertito che la Anderson è difficile da conoscere. "La chiave per arrivare a lei è la sua risata." Per fortuna, è subito evidente che avevano ragione. Il cucciolo strabico Jack Russel della Anderson salta in grembo alla padrona e poi comincia a scodinzolare in giro per il trailer in deliziati cerchi. Lei comincia a ridere, uno sfogo esuberante, gutturale, che ci mette del tempo a terminare. E’ una risata che i fans di X Files non hanno mai sentito. "Questo è Happy," dice, abbracciando il cucciolo. "Happy, J. Bahkti, l’ho chiamato così per ricordare a me stessa di essere felice. J sta per Josie, e Bahkti significa "devoto". (in sanscrito). Se fosse Scully a condurre questa indagine sulla Anderson, procederebbe compilando sistematicamente le seguenti prove forensi. A 32 anni, la Anderson è una star della TV
pagatissima, con un enorme seguito internazionale; è uno dei personaggi di internet preferiti dagli uomini, che la vedono, secondo quanto detto da un giornale inglese, come "il crumpet per gli uomini intelligenti." Ha conquistato un Emmy e un Golden Globe per il suo lavoro in X Files. E’ una mamma single, vive con la figlia Piper in una casa a Malibu che contiene la sua collezione, scelta molto attentamente, di arte moderna e fotografia. Con dei ruoli minori in alcuni film a suo carico, come la sgualdrinella decisamente anti-Scully in The Mighty, la Anderson apparirà nel suo primo ruolo da protagonista in un film per il grande schermo, una prestigiosa riproduzione cinematografica del romanzo di Edith Wharton La Casa della Gioia. "Questo è l’anno di Gillian, e l’anno del personaggio che interpreta."

Ha detto il creatore della serie Chris Carter, che è anche il padrino di Piper. La co-star della Anderson, David Duchovny, il cui profilo pubblico l’ha spesso oscurata, sarà gradualmente fatto scomparire dalla serie quest’anno. "Funziona perfettamente, perché per lei è sempre stato difficile
interpretare ‘l’uomo duro’," dice Carter. "Lei era il punto di riferimento, l’ancora che impediva a tutto di sprofondare troppo nel paranormale. "Nell’episodio che stanno girando in questo momento, Scully deve trovare un ripugnante assassino mezzo uomo mezzo pipistrello con il suo nuovo partner, interpretato da Robert Patrick, che era il cattivo mutaforma in Terminetor 2.

Non dovendo più essere la voce della ragione che spalleggia le battute di Duchovny, la Anderson potrà fare allargare un po’ le ali a Scully. "Sono contenta di non dover più essere così scettica," dice. "Era sempre più difficile riuscirci." Non vede l’ora, inoltre, di sfruttare quella che sta già prendendo la forma di una stimolante chimica tra Scully e Doggett.

"Lui è un uomo vero, un ex poliziotto, e ha questa particolare spigolosità," dice lei. "Ed è molto
protettivo nei confronti di Scully." Tutto questo ammonta a ciò a cui la Anderson si riferisce come a una vita che è "una confusione di ricchezze."
Ma mentre oggi ammette di essere più appagata che mai, dice che lo è ‘nonostante’ piuttosto che ‘grazie’ alla fama e al successo mondiale. E arrivata ad X Files a 24 anni con pochissima esperienza come attrice e ha pagato un enorme prezzo personale per arrivare alla vetta di Hollywood - e
restarci. Nel 1994, quando X Files era girato a Vancouver, si è sposata con l’aiuto art director dello show, Clyde Klotz, ha partorito la loro figlia (durante la sua assenza  per maternità, Scully è stata rapita dagli alieni) ed è tornata sul set 10 giorni dopo il parto cesareo per fingersi in coma sullo schermo. Nel giro di due anni, ha divorziato da Klotz, e due anni dopo, lo show è stato trasferito a Los Angeles. La Anderson ha dimostrato prodigiose risorse interiori nel riuscire a star dietro alla sua carriera mentre aveva a che fare con tali delusioni e la maternità. "Durante i primi anni, è stato difficile," dice. "Non so quanti giorni trascorrevo ad aggiustarmi il trucco a causa delle lacrime. Sono stata sottoposta a tante di quelle cose. Sono cresciuta in questo show." La felicità odierna
rappresenta una serie di vittorie conquistate con fatica. La Anderson ha creato un ambiente stabile per Piper, che  sta crescendo bene nonostante la madre lavori 13 ore al giorno. Per anni ha cercato la pace interiore percorrendo un eclettico viaggio spirituale che comprende la meditazione Buddista. Sta gradualmente imparando a rinunciare al controllo e non sentirsi più come se fosse costretta a portare a termine qualche cosa ogni secondo. "Gillian ha un’eccezionale padronanza di sè quando è sotto pressione," dice Antony LaPaglia, che ha recitato accanto a lei nella Casa della Gioia.
"Aveva un potente effetto calmante su di me." La Anderson scherza, dicendo che quello che può essere scambiato per serenità, potrebbe essere in parte il risultato dell’aver recentemente smesso di fumare. "Sono diventata stupida, e non ricordo più niente. Di solito quando mi ritiravo nel mio trailer facevo un centinaio di telefonate. Ora me ne sto qui seduta e mi dico ‘dovrei fare qualche cosa adesso?’" Gillian Anderson non ha niente a che vedere con le legioni di attrici vivaci del midwest, cresciute a repliche di I Love Lucy e che facevano inchini ai musical della scuola. E’ la più grande di tre fratelli ed è cresciuta a Grand Rapids, Mitchigan. Il padre dirigeva una compagnia di post produzione cinematografica, e la madre era analista di sistema. Gillian era una ragazza solitaria e seria, che amava sezionare i vermi. Ha optato per un’adolescenza alla Sex Pistols, completa di cresta e voti sempre più bassi, adorava i punk rockers e una volta si è ammanettata
ai cancelli del suo liceo. Anche allora, era attirata dal paranormale e dai fenomeni metafisici. "Mi capitava di stare stesa a letto e di cadere in meditazione," dice. "e proiezione astrale. Ricordo che riuscivo a trasferire la mia consapevolezza dal corpo all’esterno, e la facevo vagare molto
lentamente per la stanza e il corridoio." Nella Casa della Gioia, la sua perfetta dizione e la sua tecnica ricordano quelle di un’attrice che ha ispirato un’intera generazione. "Meryl Streep ha avuto un’enorme influenza su di me," dice la Anderson, "ma era più il suo personaggio nella Mia Africa
che lei come attrice. C’era un qualche cosa nella forza di Karen Blizen e nell’Africa e la piantagione e nel far sopravvivere il fascino dell’amore a dispetto di ogni avversità. E’ possibile che ci sia stata una parte di me che dicesse ‘Okay, per raggiungere una cosa del genere devo diventare un’attrice piuttosto che una possidente terriera in Africa.’ I miei voti a scuola erano scarsi, e non riuscivo a stare attenta. Ho bisogno dell’attenzione. Ho fatto un’audizione per una commedia locale e sono stata scritturata, e immediatamente ho trovato il mio focus." Ha studiato National Theater of Great Britain alla Cornell University e ha preso un BFA in recitazione alla DePaul University a Chicago. Fermata successiva Manhattan, dove ha fatto la cameriera ed esperienze off-Broadway.

La Anderson era apparsa sullo schermo solo una volta, in una piccola parte nel lungometraggio The Turning, quando è stata chiamata per un’audizione per il pilot di X Files. "Quando l’ho vista la prima volta l’avrei definita una ribelle." Dice Carter. "Era trasandata, aveva bisogno di lavarsi i capelli, e sembrava che fosse appena uscita dal Village di New York per cadere in quei vestiti così funky." Ma la sua analitica tenacia e glaciale bellezza convinsero Carter che sarebbe stata perfetta per interpretare l’agente dell’FBI a cui piace fare autopsie. Convincere, però, i dirigenti del network non fu facile. "Lei non era una bomba di bellezza e non era nemmeno graziosa," dice Carter. "Penso che loro si chiedessero che aspetto avrebbe avuto in costume da bagno. Naturalmente, non ha mai dovuto indossarne uno."Quando il Pilot fu scelto e si cominciò a girare, Duchovny ha preso la Anderson sotto la sua ala protettiva, mentre lei cercava di stare al passo, facendo amicizia con le telecamere e inceppandosi durante i dialoghi scientifici.
Sette anni dopo, ha imparato ad entrare e uscire dai panni di Scully senza difficoltà- e non vede l’ora di uscirne definitivamente alla scadenza del suo contratto alla fine della prossima stagione."E’ stata un’avventura favolosa," dice. "Ma ci sono così tante altre cose che voglio fare." La scorsa primavera ha scritto e diretto un episodio di X Files intitolato all things, in cui Scully si apre alle tendenze mistiche della sua vita; in una scena molto evocativa capita in un tempio buddista. La Anderson ha scritturato la sua amica Colleen Flynn, attrice, pittrice e compagna di ricerche, come sua consigliera spirituale. "Potete guardare questo lavoro come un’indicazione di molte delle cose con cui Gillian ha a che fare e che sono importanti per lei," dice la Flynn. "Conflitti spirituali, scienza, resa, giudizio." Come potenzialmente ogni altra attrice di Hollywood sopra i 30, la Anderson è frustrata dalla scarsità di parti dense di contenuto per le donne nei film, anche se American Beauty e Magnolia le hanno dato speranza. Era molto eccitata dall’aver ottenuto il ruolo di Lily Bart nel film del regista inglese Terence Davis la Casa della Gioia, che vede anche
la partecipazione di Laura Linney e Dan Aykroyd (con cui lei ha molto legato, grazie a un mutuo interesse per i cerchi nel grano). Piper l’ha accompagnata sul set a Glasgow, dove ha dovuto condividere la mamma con Edith Wharton, alla quale la Anderson si è augurata di fare giustizia. "Ero terrorizzata," dice. "Ho messo su un ufficio nel bagno di uno dei bed and breakfast in cui siamo state, e lì studiavo. Ho letto il romanzo molte volte. Avevo un tale rispetto per il suo modo di scrivere e il suo genio, che non volevo sbagliare." Quando finalmente si sarà liberata dagli obblighi
nei confronti di X Files, la Anderson dice, ho in programma di fare altri film. "Ho intenzione di dirigere ancora, anche se dovessi farlo solo con altre donne e senza guadagnare e scrivendo le sceneggiature io stessa." Se le saranno offerte buone parti, continuerà a recitare, ma è animata dall’
intenzione di trascorrere più tempo esplorando il mondo dell’arte. La sua collezione personale di quadri, fotografie e sculture consiste per la maggior parte in opere di artisti emergenti, ma adora anche i lavori di Brice Marden e Francesco Clemente. "Ci sono due opere di Clemente che ho
visto alla sua ultima mostra al Guggenheim, e mi sono messa a piangere," dice. Poi aggiunge, con un sorriso ironico, "Il concetto di dover avere qualche cosa è molto comune nelle persone famose. Non so se io devo averle, ma mi piacerebbe poter vedere spesso quelle fotografie." Arriverà presto il giorno in cui riuscirà a indugiare nelle sue aspirazioni artistiche a lungo coltivate, che per adesso si limitano a scarabocchi fatti sul retro dei suoi script. Da quando ha traslocato nella sua nuova casa stile Adirondack l’anno scorso, la Anderson ha accolto un numero di amici sempre maggiore, che si
riuniscono lì il sabato sera. (Nota di Otta: Invitatemi!) Cucina cose semplici e accende candele. "Non è una casa di valore," dice. "E’ piena di cose che ho comprato in giro per il mondo, e ha un’atmosfera asiatica. Non è troppo grande, è intima ed è piena di cantucci, angoli e mansarde. Diventa viva quando c’è gente. Non posso immaginare più di vivere senza questa casa." La Anderson dice che, nonostante sia pronta per il partner giusto, l’amore è stato relegato alla categoria di cose che non sta più provando a controllare. Non è superficiale riguardo alle relazioni. "Non mi piace parlare della mia vita personale in quel modo," dice. "Voglio dire, io lavoro, non ho fidanzati. Ho degli amici eccezionali." La maggior parte del tempo libero è trascorsa nel tentativo di dare a Piper un’infanzia il più normale possibile. Durante la pausa estiva lei e la figlia sono andate a Londra e si sono divertite ad andare in metropolitana senza essere riconosciute. "Non la porterò mai alle prime," dice la Anderson. "Quando c’è lei, corro nell’altra direzione se vedo avvicinarsi qualcuno che vuole un autografo. Voglio solo che non pensi che io sia speciale." Quando si tratta
dei suoi sentimenti sulla maternità, lei è "troppo dura con se stessa," dice la Flynn. La Anderson ha sofferto insieme alla figlia quando la bambina è stata mandata avanti e indietro tra la madre e il padre a Vancouver. Quando è sul set di X Files, il tempo che Piper passa con la mamma è interrotto di continuo dalle esigenze delle riprese. L’unica volta durante l’intervista che la compostezza della Anderson viene meno, è  quando le viene chiesto quali sono le sue speranze per la figlia."Spero che sopravviva," dice con calma. "Che esca forte da tutto questo. Voglio dire, lei è - quello che ha
passato è stato duro. E quello che spero per lei è che cresca sapendo quanto è amata e amandosi fino al punto di non farsi del male." Le vengono le lacrime agli occhi. Dopo una pausa, si rallegra. "E’ estroversa e vivace come tutti i bambini. E’ molto sveglia e acuta, e vede e sente tutto. C’è stata
una volta mentre cercavo di preparare questa casa in modo che ci potessimo trasferire, e tra i miei impegni e i lavori alla casa - era un periodo folle - e lei ha avuto un crollo. Mi ha chiesto, "Mamma, ami il tuo lavoro più di me?" Il walkie-talkie gracchia, e una voce incorporea informa la Anderson che è il momento di andare sul set. "Devo andare a nascondermi nei cespugli con Doggett," dice, alzandosi e assumendo l’espressione da agente dell’FBI. Ride mentre esce dalla porta. Anche se Scully finirà i suoi nove anni in X Files senza fare mai un sorriso, è probabile che la casa della
Anderson sarà piena di gioia. "C’è uno scherzo tra noi," dice la Flynn. "Che quando finalmente sarà libera, non riuscirò a tirarla fuori dalla veranda di casa. Se ne starà seduta là fuori a guardare la figlia che gioca e a bere una tazza di te. E non vorrà mai andarsene."

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Dreamwatch
Issue #75
December 2000
by Jenny Cooney Carillo


Gillian Anderson parla a Jenny Cooney Carillos del perché ha firmato per la nuova stagione di X Files.
Si dice sia una prerogativa femminile cambiare spesso idea. Alla fine dello scorso anno, Gillian Anderson mi ha guardata negli occhi e mi ha detto che non sarebbe tornata per un’altra stagione di X Files, non importa cosa dicesse il suo contratto. Allora cosa è successo?
L’attrice sembra più cupa del solito e più schietta che mai quando ci sediamo a Beverly Hills - il 25 settembre, il suo day off - per aggiornarci su tutte quelle domande e risposte. Con David Duchovny che ha minimizzato il suo coinvolgimento nello show, la Anderson sembra sinceramente eccitata a riguardo della nuova stagione e del suo partner sullo schermo, Robert Patrick.
Al di fuori dello show, è più impegnata che mai nel dividere il suo tempo tra la sua casa sulla spiaggia di Malibu e Vancouver, Canada, dove la figlia di 6 anni, Piper, abita col padre e ha cominciato ad andare a scuola. Così, quale è la storia che sta dietro al suo ritorno non solo per questa stagione, ma anche per una nona?

D: Mi hai giurato l’anno scorso che non saresti assolutamente tornata...

R: Penso che durante quel periodo ero completamente esausta, era il settimo anno, e nessuno di noi avrebbe mai pensato di andare oltre cinque anni. Anche quello sembrava un lasso di tempo lunghissimo, così immaginare una ottava stagione allora sembrava impossibile. Suppongo che durante la pausa, quando mi sono presa il mio primo vero intervallo da qualsiasi tipo di lavoro, ho cominciato a parlare con Chris Carter di una ottava serie e ho sentito il suo entusiasmo sul nuovo personaggio che aveva creato, e il concetto che forse poteva essere una buona idea ha cominciato a entrarmi in testa.

D: Ma anche un nuovo contratto per una nona stagione?

R: Ad essere sincera, quando la Fox ha cominciato a parlare di una nona stagione era una cosa che nessuno aveva mai contemplato e sembrava impossibile. Ma arrivati al dunque, eccomi qui.

D: Ha avuto niente a che fare coi soldi e la disparità salariale tra te e David?

R: Penso che alla fine del quinto anno fosse diventato proprio ridicolo e inaccettabile che esistesse la disparità che esisteva e allora abbiamo fatto dei passi nella direzione di rimediare e abbiamo avuto successo. Ma poi è successo che io ero già sotto contratto per l’ottava stagione e David no, così lui si è ritrovato in una posizione migliore. Per ottenere ciò che lui riteneva giusto, ha accettato di fare una ottava stagione. Per ottenere io quello che ritenevo giusto alla luce degli eventi ho dovuto offrire una nona stagione. La prima volta che me lo hanno chiesto, ho detto assolutamente no, e loro hanno risposto ‘beh, non ti paghiamo quello che meriti se non fai la nona serie,’ così, per poter almeno riuscire a contrattare da una posizione discreta, ho acconsentito a un nono anno.

D: Chris ha detto che ti hanno ricompensata consentendoti di trascorrere più tempo in Canada con tua figlia. Questo ha reso più facile il decidere di rimanere?

R: Si. E’ una questione complicata. Chris e gli sceneggiatori vogliono produrre lo show nel modo migliore possibile e c’è una formula particolare per farlo funzionare in una stagione dove non abbiamo più David in tutti gli episodi e introduciamo un nuovo personaggio. Il fatto che improvvisamente Scully si assenti di tempo in tempo era una cosa difficile da realizzare, ma per me era imperativo per accettare di continuare, e fortunatamente sono stati molto generosi e hanno lavorato duro per permettermi di trascorrere più tempo con lei. Per quanto si possa dire ‘Oh, lei la può venire a trovare sul set quando è a L.A.,’ non è la stessa cosa che trascorrere del tempo di qualità con un bambino. Piper sta cominciando la prima elementare e penso che per lei sia importante risiedere stabile in un posto piuttosto che viaggiare avanti e indietro, così lei è in un posto e io vado avanti e indietro, e penso che per lei sia meglio.

D: Allora, come ti fa sentire il tuo ritorno? In realtà stai dicendo che la Fox ti ha messa con le spalle al muro?

R: C***o, si! Mi ha senz’altro messa con le spalle al muro, non c’è dubbio. Ero costretta contro un grosso muro ed era molto spiacevole stare in quella posizione con una società per cui avevo lavorato così duramente, per così tanto tempo, mettendoci così tanta energia per riuscire nel lavoro meglio che potevo.
Ritrovarmeli di fronte che dicevano, ‘Beh, sai, dimenticatelo. Questo è quello di cui abbiamo bisogno adesso e non ci importa di quali sono le tue esigenze da genitore o altro, ma devi fare questo per noi se vuoi essere ricompensata,’ è stato ingiusto, e abbiamo risolto la cosa adesso, ma al tempo è stato incredibilmente spiacevole e increscioso.

D: Allora, quando scopriremo chi è il padre del bambino di Scully?

R: Questa è una bella domanda a cui mi piacerebbe poter rispondere.
Probabilmente prima di Natale, penso. Non so bene quando gireremo quell’ episodio, però. Io so chi è il padre e Scully lo sa di sicuro, ma chi lo sa - potrebbe cambiare da qui al momento in cui gireremo!

D: Come vedi il nuovo personaggio, John Doggett? Ci sarà attrazione?

R: Penso che sia una dinamica molto diversa quella che questi due personaggi condividono. Sicuramente c’è una attrazione personale molto forte tra loro, e penso si riesca a sentirla tangibilmente attraverso lo schermo.

Ma c’è anche la storia con Mulder e quella relazione nella vita di Scully e l’importanza di quella persona nella sua vita che sopravvive nella serie. Entrambe le parti hanno rispetto per quella relazione.

D: Hai qualche suggerimento su come ti piacerebbe vedere spiegata la gravidanza di Scully?

R: Penso che, se dovessi decidere io, sarebbe figlio di Mulder. Potrebbe essere che sia successo qualche cosa durante all things quando Scully si sveglia a casa di Mulder, e a un certo punto Scully potrebbe essere nuovamente rapita e ritrovarsi sull’astronave con Mulder. Mentre sono stesi insieme su quelle piattaforme di metallo, cominciano ad avere dei flashback su quella notte in cui lei è rimasta in cinta, e poi lei si risveglia ed è nel suo letto e c’è sangue ovunque e non è più in cinta. ‘Loro’ le hanno preso il bambino e la
ricerca adesso non è più solo per Mulder, ma anche per il bambino.


R: Allora, sei contenta di lavorare con Robert Patrick?

D: Devi aver visto, quando lo hai incontrato, che Robert è felice di essere qui e felice di avere un lavoro. Lui ha fatto qualche cosa come 55 film, e immagino sia bello per lui avere la sicurezza di uno show per tutto il tempo che durerà.

R: Ha grande entusiasmo ed energia e l’opportunità che hanno avuto gli sceneggiatori di creare un nuovo personaggio ha infuso lo show di nuova energia e ci da più materiale su cui lavorare. C’è come una sensazione di ricominciare da capo in un certo senso.

D: Come uno show completamente nuovo?

R: Come un nuovo inizio, ma tenendo a mente da dove veniamo. C’è stato questo articolo recentemente (nell’Entertaiment Weekly)che mi ha fatto veramente incavolare perché esprimeva molto scetticismo su come sarebbe andata la nuova serie e come i fan l’avrebbero presa, e per quanto mi riguarda non dovremmo pensare di fallire. Se accadrà che faremo solo una stagione con Robert perché i fan non riescono ad abituarsi alla mancanza di Mulder, allora faremo solo una stagione. Se lo accettano e capiscono quanto questo personaggio è innovativo e interessante e come può far sviluppare le cose verso la loro direzione, anche questo va bene. Sarebbe carino se le persone fossero ricettive e non fossero inizialmente spaventate e pronte a giudicare. Vorrei che fosse dato un po’ di  Respiro a Robert.

D: Allora non sei soddisfatta della stampa in questo momento?

R: La stampa è una parte di tutto questo. Ci sono dei giorni in cui magari mi sveglio dopo aver lavorato fino alle cinque del mattino e penso, ‘non posso credere che mi devo truccare e andare a parlare di queste cose e non ho nulla da dire’. Ma, per quanto possa sembrare strano, non vedevo l’ora di parlare con te oggi. Mi sento veramente come di fronte a un nuovo inizio per tutti noi e sono entusiasta dell’abilità che ha Robert nell’interpretare il suo personaggio. Lavora duro ed è un tesoro.

D: Continuerai a dirigere durante questa stagione?

R: Dubito che lo farò quest’anno. Vorrei dirigere solo qualche cosa solo se fossi di nuovo io a scriverla. Non riesco a immaginare come possa vere scritto (all things), punto, e certo non un’altra cosa adesso. Mi sono divertita tantissimo ed è stata un’esperienza istruttiva incredibile che mi ha aiutata a capire a un altro livello cosa fanno quotidianamente le persone con cui lavoro, ma non so proprio come troverei il tempo quest’anno con tutto il mio viaggiare.

D: Riesci a proteggere Piper dal tuo successo?

R: Più grande diventa, più cose capisce. La maggior parte delle volte, quando sono in pubblico e qualcuno mi chiede un autografo, se sono con lei di solito dico di no. Quando era più piccola non volevo che vedesse altre persone trattarmi in maniera speciale, ma le cose sono trapelate e così lei ha visto e capisce cosa succede ed è una sfida incredibile. Sono molto fortunata e molto felice di avere un lavoro sicuro e di essere pagata quello che sono pagata per stare di fronte a una telecamera, così la tranquillità finanziaria è una gran cosa. Ma la sfida è fare si che lei non si abitui ad aspettarselo e metterla di fronte a come vive il resto del mondo. Abbiamo trascorso un periodo di tempo a Londra l’estate scorsa, e l’ho portata di proposito in metropolitana ogni singolo giorno - è stato bellissimo vederla
seduta in mezzo a persone di ogni razza e cultura e lei era meravigliata, perché è abituata a vivere in un mondo così omogeneo.

D: Sei veramente riuscita a non farti riconoscere in metropolitana?

R: Ad essere sincera, avevo paura, ma la gente mi notava meno se evitavo di aver paura. Quando l’ho fatto la prima volta, mi è venuta la claustrofobia e temevo che la gente mi guardasse e sono dovuta scendere subito. Ho riprovato dopo qualche giorno dopo e mi sono messa un cappello e me ne sono stata lì seduta girata di schiena e non è successo niente. La maggior parte delle volte sentivo la gente dire, ‘E’ lei? No, impossibile! Cosa ci farebbe Gillian Anderson sulla metropolitana?"

D: Hai fatto un film in costume, La Casa della Gioia, l’estate scorsa. E’ stato
difficile lasciarti Scully alle spalle?

R: E’ dura, perché Scully ha fatto tutto. Ha pianto, urlato, riso... ed esprimere quelle emozioni davanti a una telecamera senza un po’ di Scully è una sfida. Ma continuavo a lavorarci mentre giravo quel film. Non è tanto che finivo per ricadere in Scully, ma è più che sono così fissata nel non fare nulla alla Scully, che devo sempre tenerlo a mente.

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STORIA DI COPERTINA

La cacciatrice di x-files, l'agente Scully senza sorriso, muta frequenza e diventa l'eroina di un classico di inizio novecento. Sui tormenti di  una ragazza che non voleva amare.


Dicono che i suoi sogni fossero orribili. Che passasse le notti in compagnia di mostri extraterrestri e umani deformi, rosa dalla responsabilità di dover eternamente salvare il proprio partner. Dicono anche che i suoi giorni non fossero meno duri: sempre con quegli occhiali scuri, il sorriso forzato, l'espressione tra il serio e il glaciale anche con i due golden globes vinti stretti in mano. Gillian Anderson, 32 anni, di Chicago, è stata di volta in volta un' alcolizzata iscritta agli alcolisti anonimi di Hollywood, la prigioniera di x-files, un abbandonata cronica(un matrimonio iniziato nel 93 con una cerimonia buddista alle Hawaii e finito in ivorzio 2 anni dopo; diversi flirt con cinematografari che bazzicano Hollywood e Vancuver, set della serie tv). Perfino una solitaria, suo malgrado, con un'unica gioia esistenziale: una bimba di 6 anni che di nome fa Piper Maru, titolo di una puntata di x-files:"Che io non sorrida mai non vuol dire che non sia felice. Credo ci siano situazioni nella mia vita dalle quali mi devo proteggere restando seriarestando seria: quando sto rilasciando un'intervista ad un perfetto sconosciuto, per esempio. Ma per essere felice sono molto felice. Non credo si possa
chiedere di più." Parola di Gillian, ex cameriera di ristoranti macrobiotici(intanto studiava recitazione: Ithaca, New York, Los Angeles), che in cambio di 300 mila dollari ha firmato x l'ottava serie di x-files: sempre nei tailleur/armatura di Dana Scully ma senza David Duchovny/Fox Mulder al suo fianco(al suo posto c'è Robert Patrick, alias l'agente FBI Jhon Doggett). Insomma, per la gioia dei fans l'addio è stato rimandato. Nonostante dichiarazioni come quella rilasciata ad Access Hollywood, un anno fa:" mi sento fisicamente, psichicamente, spenta. Sarebbe un errore trascinare l'esperienza per l'ennesima volta. L'ideale sarebbe andarsene. Con un pò di rispetto per me stessa."
Qualcuno lesse la cosa come una richiesta d'aiuto: Gillian era cosciente di attraversare un periodo buio, cercava qualcosa di nuovo, x files era diventata lea sua prigione dorata. Aveva bisogno di scappare dalla tv, dagli alieni e anche da Hollywood(aveva girato, dimostrandosi brava ma sempre relegata nel ruolo di comprimaria, THE MIGHTY con Sharon Stone, SCHERZI DEL CUORE con Sean Connery e, naturalmente, X FILES-IL FILM): fece le valigie e con la piccola Piper volò a Londra in vacanza, lontana dagli incubi notturni e dagli occhiali scuri che la facevano sentire un pò più sicura ("sono come un velo tra me e il mondo, il caos, la curiosità altrui!") E lì, un giorno, ricevette una telefonata: era Terence Davies, regista inglese e indipendente di film piccoli e strani, storie autobiografiche di ragazzi che fuggono dalla realtà( IL LUNGO GIORNO FINISCE, THE NEON BIBLE) "Confessava di non aver mai visto una puntata di x files e mi chiedeva di incontrarlo: voleva propormi una parte. Ni arrabbiai: ero in vacanza. Ma ci andai, perchè se lui non mi conosceva, io lo adoravo!" Strani giochi del destino: un attrice americana arriva a Londra in vacanza, cerca la novità e la trova in un regista di film a piccolissimo budget che le offre l'opportunità di avere, per la prima volta, il suo nome in testa al cast. "La parte di Lily Bart, la protagonosta de LA CASA DELLA GIOIA di Edith Wharton: nella New York di inizio Novecento insegue il successo, il denaro, il matrimonio utile. A suo modo, inseguendo il suo sogno, cerca di fare le cose giuste, ma i pregiudizi sociali glielo impediscono."Perchè proprio io?"chiesi. "Mi rispose che aveva visto una mia foto e gli sembravo perfetta." Ha dichiarato Davies: "Gillian mi ricorda nei tratti le donne di Jhon Singer Sargent, ritrattista della buona borghesia tra l'Ottocento e il Novecento. Wharton e Henry James raccontano quella società con le parole;lui lo fa con le immagini. E poi Gillian ha un viso straordinario, una luminosità simile a quella delle dive anni Quaranta come Greer Garson."
"Accettai subito: per Terence, e perchè prima di partire qualcuno mi aveva regalato una splendida copia del libro. E' strano il destino: ti manda piccoli messaggi che con pazienza devi incastrare come un puzzle, perchè solo così ottieni un risultato. Nel mio caso c'era quel libro, ma c'era anche una mia insoddisfazione personale: mi accorsi che lavorare con quel gruppo di persone, a budget ridotto(otto milioni di dollari), in inghilterra, era quello che avevo sempre sognato. E capii che tutto questo poteva convivere con l'altra parte della mia vita: quella americana, da personaggio pubblico. Ero partta cercando cercando qualcosa senza sapere cosa: prima sul set a Glasgow (girare nella vera New York sarebbe costato troppo, ndr) e adesso a film finito, posso dire di averlo trovato. Sono tornata a Los Angeles e a x files molto puù sicura di prima. Del resto tutta la mia vita è fatta di svolte improvvise, di cambiamenti di

direzione." E di look, potremmo aggiungere, visto che la signora che oggi predilige Prada, Krizia, Gucci, a 14 anni, incredibile ma vero, era una punk: testa rapata, anello al naso, convivente punk-rocker di dieci anni più vecchio, abiti usati e mini carriera al seguito di band come i "Dead Kennedys" e i "Circle Jerks". Accadeva a Londra, dove Gillian era arrivata dopo un'infanzia girovaga tra USA ed Europa: al seguito di babbo supervisore alla postproduzione  cinematografica e di mamma programmatrice informatica. "Era il mio modo di ribellarmi. Poi, a vent'anni, tornai in America e cambiai: avevo bisogno di normalità. Eppure credo che la mia serietà derivi proprio da quel periodo londinese: gli inglesi sono molto più seri degli americani. Si tengono tutto dentro, non urlano mai. Ma forse anche questo deriva dal mio personalissimo modo di essere anticonformista, di avere periodicamente bisogno di novità, di essere seria e nello stesso tempo ribelle." Parole che sarebbero piaciute a Edith Wharton, che trovò il titolo  del suo libro sfogliando la Bibbia (Qohelet, 7,4):"Il cuore del saggio abita la casa del lutto; il cuore dello stolto abita la casa della gioia".

di Antonella Catena